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Paul Newman -Un ritratto indimenticabile dell’ultimo divo di Hollywood

 

Paul Newman . Un ritratto indimenticabile dell’ultimo divo di Hollywood firmato da Shawn Levy Negli ultimi anni il suo nome era stato accostato alla malattia che lo aveva allontanato dalle scene e che, il 26 settembre 2008, lo condusse alla morte, ma Paul Newman rappresenta molto di più e rimarrà impresso nella memoria e nel cuore di molti come uno degli attori più amati della storia del cinema.

Paul Newman

Un uomo completo e poliedrico emerge dalla descrizione che Shawn Levy, critico cinematografico, gli ha dedicato in Paul Newman – Una vita; oltre 400 pagine edite da B.C. Dalai Editore in cui vengono raccontati con cura e delicatezza gli aspetti professionali e la sfera più intima dell’attore.

Dall’Actors Studio a Broadway

Dall’Actors Studio a Broadway, dalla televisione ai successi di Hollywood, viene ripercorsa la storia di colui che, per decenni, ha rappresentato l’ideale della star del grande schermo, combinando fascino e talento, e non smettendo mai di lavorare duro per cercare di migliorare uno stile di recitazione che gli ha fruttato dieci nomination all’Oscar e poi la passione per le auto, le molteplici attività benefiche e i problemi che, come avviene per tutti, non hanno risparmiato nemmeno una stella del cinema: su tutti il difficile rapporto con il figlio morto di overdose e la battaglia contro l’alcol.”

Cresciuto a Shaker Heights

Cresciuto a Shaker Heights, a Cleveland (Ohio), figlio del proprietario di un grande negozio di articoli sportivi e di madre emigrante slovacca, dopo il liceo si arruola nella U.S. Navy Air Corps, l’aviazione della Marina, sperando di diventare pilota, ma un problema alla vista glielo impedisce.

Spinto dalla ripresa economica del dopoguerra, si mette alla guida della ditta paterna e decide di intraprendere la carriera cinematografica. Dopo aver frequentato per meno di un anno la scuola d’arte drammatica della Yale University, si iscrive all’Actor’s Studio di New York e nel 1953 debutta a Broadway in Picnic.

L’anno successivo esordisce con scarso successo ne Il calice d’argento (1954) e il New Yorker sottolinea puntualmente la deludente performance con queste parole: “recita la sua parte con il fervore emotivo di un autista di autobus che annuncia le fermate locali“.

La svolta arriva due anni più tardi

La svolta arriva due anni più tardi con l’interpretazione del pugile Rocky Graziano in Lassù qualcuno mi ama, che lo impone all’attenzione di critica e pubblico, dando il via ad una serie di pellicole di successo, tra cui: Lassù qualcuno mi ama, (1958), Lo spaccone (1961), Hud il selvaggio (1963), Intrigo a Stoccolma (1963), Il sipario strappato(1966), La stangata (1973), L’inferno di cristallo (1974) e i più recenti Mister Hula Hoop (1994), La vita a modo mio (1994, premiata al Festival di Berlino con l’Orso d’Argento), Era mio padre (2002).

Shawn Levy affronta anche la grande passione dell’attore per le corse automobilistiche: nel 1979 partecipò alla 24 ore di Le Mans con una Porsche 935 guidata insieme a Rolf Stommelen e Dick Barbour e in seguito prese parte alle corse per il Bob Sharp Racing Team. Nel 1995 vinse la 24 Ore di Daytona per la classe GT1, risultando il più anziano pilota di un team vincente per la competizione.

Il libro approfondisce, inoltre

Il libro approfondisce, inoltre, il forte impegno che Newman dedicò alle cause umanitarie: nel 1982, insieme allo scrittore Aaron Edward Hotchner, fondò la Newman’s Own, un’azienda alimentare specializzata in produzioni biologiche e di cui devolvettero i ricavati in beneficenza per scopi educativi e benefici.

Il 25 maggio 2007 Newman dichiarò in un’intervista alla rete televisiva ABC la sua intenzione di ritirarsi dalle scene, considerandosi troppo vecchio per continuare a recitare.

Una decisione che arrivò alcuni mesi prima che all’attore diagnosticassero un cancro ai polmoni, una malattia terribile che gli concesse solo pochi mesi di vita; si spense nella sua casa di Westport (Connecticut) all’età di 83 anni.

riportato il Washington Post, ”

Questo libro“, ha riportato il Washington Post, “ci manda un messaggio importante: anche se non possiamo aspirare alla stessa vita di Paul Newman, possiamo ugualmente giocarci le nostre carte con coraggio, grazia e generosità“.

 

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Alessandro Dalai
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