eros e priapo
Letteratura

Eros e Priapo di Carlo Emilio Gadda

Eros e Priapo.

Vi è contenuto lo sfogo dell’intellettuale autore del Pasticciaccio verso il fascismo e il suo duce (chiamato «bombetta» o «mascellone»); uno sfogo reso ancor più corrivo dall’ammissione di aver, per un certo tempo, condiviso quelle idee; creduto nella grande mistificazione poi tramutatasi nell’onta delle leggi razziali e in dolorosa realtà bellica. Massimo Verdastro, con la collaborazione dramamturgica di Roberto Bacci, Luca Scarlini, e l’accompagnamento musicale di Francesca Della Monica, ha tratto dal magma letterario un testo dolce e amaro, permeato di grottesco. Non con l’intento di stigmatizzare il passato e fermarne la memoria, ma al contrario di verificarne l’attualità, scovarne i tratti ancora oggi palpitanti verità.

Dentro Eros e Priapo

nbsp;

La tesi che Gadda sviluppò – come si evince dal titolo – fu quella, detta in parole poverissime, della componente erotica della figura del dittatore, alla base della fascinazione collettiva che colpì, almeno all’inizio, le italiane e gli italiani. Mussolini era assai interessato alla corresponsione di tali amorosi sensi, tanto da imperniare il suo regime su uno sfacciato «priapismo» simbolico; priapismo atto a stimolare vieppiù l’amore del popolo verso il suo duce.

L’esibizione ubiqua dei simboli del regime, la stessa nomea, accuratamente alimentata, di Mussolini uomo vigoroso e indefettibile, appassionato amatore, instancabile lavoratore, eccetera eccetera, ne fecero, nella riflessione postuma di Gadda, un curioso miscuglio tra Machiavelli e Don Giovanni, una maschera grottesca e mortifera.

La lettura di Verdastro

Milano, 18 gennaio 2006 – Prodotto da Pontedera Teatro, debutta giovedì 19 gennaio (repliche fino al 29) al Teatro i di Milano Eros e Priapo – da furore a cenere, spettacolo a cura della compagnia Verdastro-Della Monica, tratto dall’opera di Carlo Emilio Gadda. Quasi ai vertici della corrosività gaddiana, Eros e Priapo fu pubblicato solo nel 1967, dopo anni di revisioni e rimaneggiamenti.

Presentato inizialmente al Festival della Letteratura di Mantova del 2004 da Verdastro, che in precedenza si era cimentato in un’operazione simile con Supereliogabbaret, ispirato al Supereliogabalo di Alberto Arbasino, il testo incontrò l’interesse di Bacci e della Fondazione Pontedera Teatro, acquisendo in seguito, con gli opportuni aggiustamenti, monologo teatrale. Le scene sono di Marcio Medina, con la collaborazione di Lilia Giuffré; i costumi di Marion D’Amburgo e le luci di Marcello D’Agostino.

Articolo del 18 gennaio 2006.

Vuoi ricevere Mam-e direttamente nella tua casella di posta? Iscriviti alla Newsletter, ti manderemo due mail al mese con il meglio del nostro Magazine e riceverai subito un regalo!

CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ!