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Vita di Galileo

Franco Branciaroli, ben diretto da Antonio Calenda, offre un’interpretazione maiuscola, da attore consapevole della propria bravura, nella pièce di Bertolt Brecht, in scena ancora per pochi giorni a Roma e poi in tournée. Uno dei modi migliori per ricordare il drammaturgo tedesco, scomparso nel 1956
Titolo: Vita di Galileo
Autore: Bertolt Brecht
Artisti: Franco Branciaroli, Giulia Beraldo, Lucia Ragni, Emanuele Fortunati, Alessandro Albertin, Giorgio Lanza, Greta Zamparini, Giancarlo Cortesi, Daniele Griggio, Tommaso Cardarelli, Emilano Coltorti, Lello Abate
Regia: Antonio Calenda
Scene: Pier Paolo Bisleri
Costumi: Elena Mannini
Musiche: Germano Mazzocchetti
Luci: Gigi Saccomandi
Sede: Roma, Teatro Argentina fino al primo aprile. Poi in tournée

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Più che mai oggi i rapporti fra scienza e potere, fra scienza e religione hanno una valenza dirompente e più che mai i grandi temi della conoscenza trovano un’eco molto profonda perfino nella vita di tutti i giorni. Così la vicenda del grande Galileo Galilei (raccontata per la scena da Bertolt Brecht in Vita di Galileo) che ha rivoluzionato non solo la conoscenza ma anche la vita degli uomini, scoprendo che è la terra a girare attorno al sole e con altre opere fondamentali per la scienza, costretto all’abiura dal tribunale dell’Inquisizione, peraltro senza mai arrendersi, diventa addirittura emblematica per la contemporaneità.

Bertolt Brecht vede chiaramente questo contrasto e questa ambiguità tanto da dedicare a Galileo uno dei suoi testi capolavoro, facendone un simbolo delle inquietudini ma anche della grandezza dell’uomo novecentesco. Proprio per questo l’autore (che ne scrisse ben tre versioni: nel 1938, nel 1947 influenzato dall’orrore della bomba atomica a Hiroshima e l’ultima, che fu rappresentata nel 1957 poco dopo la sua morte al Berliner Ensemble a Berlino Est), trova i comportamenti di Galileo più che mai applicabili ai dubbi e alle fragilità dell’uomo moderno e per questo sceglie di non rappresentarlo come un eroe di cui scrivere un’agiografia, ma di vederlo come personaggio teatrale la cui grandezza confina con la vigliaccheria, l’ambiguità, la doppiezza.

Un personaggio, quello di Galileo, che ha sempre affascinato registi e attori da quando nel 1963 Vita di Galileo è stato portato in scena per la prima volta in un’edizione “mitica” da Giorgio Strehler, con Tino Buazzelli. Un personaggio che è, per gli attori, una palestra formidabile di lavoro e di affinamento delle proprie qualità e come tale da affrontare nel momento della maturità, perché non richiede interpreti timorosi e timidi ma consapevoli delle proprie capacità.

Ora mi pare che proprio nell’alveo di queste riflessioni Antonio Calenda con Vita di Galileo abbia firmato lo spettacolo senza dubbio più importante fra quelli andati in scena per ricordare il cinquantenario della morte di Brecht in un momento in cui, dopo tanto silenzio, ci si è resi conto che B.B. ha ancora molto da dirci.

Calenda, di cui si ricorda una notevole Madre Coraggio con Piera degli Esposti, mette in scena uno spettacolo compatto e di notevole forza espressiva, che si situa figurativamente e concettualmente nel Novecento per i segni teatrali prescelti (ascoltiamo l’abiura di Galileo “in diretta” attraverso gli altoparlanti, per esempio), la scena semplice e luminosa di Pier Paolo Bisleri, le luci espressioniste di Gigi Saccomandi. E sceglie come punto di riferimento il giovane discepolo Andrea Sarti (lo interpreta Giulia Baraldo, poi Emiliano Coltorti), per raccontarci il luogo e il tempo dell’azione e la sua storia.

Franco Branciaroli è un magnifico Galileo, al quale ha saputo dare una profondità e uno spessore notevoli. Con la giacca “cinese” che Brecht indossava sempre, Branciaroli-Galileo è ribelle, aggressivo, nevrotico, prestante, egoista, profittatore, imbroglione prima di trasformarsi sotto i nostri occhi in un vecchio cieco che non rinuncia però ai suoi studi e che, di nascosto, trascrive i propri testi, altrimenti destinati alla distruzione, nascondendoli nel mappamondo per poi consegnarli ad Andrea Sarti che si rifugerà nella libera Olanda, dove verranno pubblicati. Ma intanto già ci è stato detto che il mondo non ha bisogno di eroi ma di uomini e già al di là della porta spalancata sul futuro è apparso lo spaventoso fungo atomico.

Fra gli attori che affiancano Branciaroli sono da ricordare almeno Lucia Ragni (signora Sarti), Greta Zamparini (Virginia, figlia di Galileo), Tommaso Cardarelli (frate Fulgenzio), Lello Abate nel ruolo del cantastorie. Da non perdere.

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