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Valli for president

Lo stilista italiano, premiato a New York, va all’arrembaggio degli Usa con una capsule collection per Macy’s. Il 2011 è indubbiamente l’anno della sua consacrazione

Ha chiamato la sua prima collezione d’alta moda N°1, come la mitica monetina conservata religiosamente da zio Paperone, e come il personaggio dei fumetti, Giambattista Valli sta rapidamente acquisendo fama universale. Stilista “fattosi da sé”, che ha appreso e messo in pratica alla perfezione il credo di uno dei suoi primi maestri, Emanuel Ungaro, Valli archivia il 2011 come l’anno della sua definitiva consacrazione.

Dopo l’esordio nell’haute couture parigina – sua città d’elezione – lo stilista romano ha infatti concluso un accordo con i grandi magazzini Macy’s per la realizzazione di una capsule collection di ispirazione resort, forte di 40 pezzi, che costituisce il miglior viatico per un prossimo sbarco in grande stile di Valli a New York, con l’apertura nel 2012 di una boutique che non passerà inosservata. Nella Grande Mela, Valli ci è andato pochi giorni fa per ricevere – assieme a Raf Simons e al duo Rodarte – lo Star Award del Fashion Group International, un premio riservato in precedenza a Donatella Versace, Diego Della Valle e Frida Giannini.

È lo stile di Giambattista Valli, del resto, a non passare inosservato. Abile nel mettersi in sintonia con facoltose clienti della vecchia Europa, muse cinematografiche (da vero cinefilo con una passione speciale per i grandi visionari Federico Fellini e Peter Greenaway) e socialite di estrazione alto-borghese, il designer punta tutto sull’immagine di una donna raffinata e contemporanea, che cerca la distinzione e sa apprezzare (e pagare, all’occorrenza) per capi esclusivi, meglio ancora se ideati appositamente per lei in vista di occasioni davvero speciali.

La collaborazione con Macy’s – che recentemente aveva assoldato anche “kaiser” Karl Lagerfeld – consente a Valli di sperimentare un linguaggio più “basso” e meno esclusivo dell’haute couture, ideale per sondare il mercato statunitense in un momento di grave depressione dell’economia. E ciò non fa, in fondo, che mettere in risalto ancor di più questa griffe giovane e autonoma, fondata da uno stilista che ha sempre preferito “far da sé”, rischiando in proprio, come si dice. Una lezione che in Francia ha subito attecchito. Chissà se in Italia le cose sarebbero andate allo stesso modo.

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