Tod’s, dopo il Colosseo, la Scala

L’imprenditore marchigiano Diego Della Valle, che già sponsorizza il restauro
dell’anfiteatro Flavio a Roma, ha annunciato la sua entrata nel ristretto club
di finanziatori privati del tempio della lirica milanese Italia delle mille contraddizioni. Da un lato, griffe che arrancano e sempre più spesso finiscono per cedere il controllo a finanze estere (ultimo caso in ordine di tempo quello della Rinascente); dall’altro, case coi conti in ordine che, in tempi di vacche magre, si lanciano in vaste operazioni di neomecenatismo. Come Tod’s, il gruppo marchigiano che ieri ha annunciato l’ingresso del suo fondatore, Diego Della Valle, nel ristretto club di soci privati, "fondatori permanenti" del Teatro alla Scala di Milano.

La conferenza stampa convocata nel foyer del tempio mondiale della lirica, si è svolta alla presenza di Mr Tod’s e del sovrintendente scaligero, Stephane Lissner, che ha ricordato con soddisfazione come "molte importanti società internazionali sono oggi al fianco della Scala". Della Valle, che ha già assunto in esclusiva la sponsorizzazione dei lavori di restauro del Colosseo di Roma per circa 25 milioni di euro, dal 1° gennaio 2012 entrerà dunque a far parte di un club esclusivo, che oggi comprende – oltre il versante istituzionale pubblico – società come Generali, Mapei, Fininvest, Eni, Telefonica, e poi Intesa Sanpaolo e Banca Popolare di Milano, Fondazione Cariplo e Fondazione Banca del Monte di Lombardia.

Il "ticket" minimo di ingresso per questo "salotto" con vista sul palcoscenico del Piermarini è fissato per Statuto in 5,2 milioni di euro, che potranno essere versati in un’unica soluzione o, più probabilmente, diluiti in un periodo massimo di 4 anni. "Per il gruppo Tod’s è un piacere ed un onore sostenere il Teatro alla Scala, che rappresenta uno dei grandi simboli della cultura italiana a cui tutto il mondo guarda con ammirazione", ha detto Della Valle. Che, fuori dell’ufficialità, ha poi ammesso di non capirne molto di lirica ("mi piace l’Aida, c’è una bella confusione che mi ricorda un po’ una partita di calcio") ma che comunque "con la cultura si può mangiare e anche bene". L’affermazione fa riferimento all’ormai celebre frase attribuita al ministro dell’Economia Tremonti, che avrebbe affermato il contrario, cioè che con la cultura non si fa cassa.

Frecciatine a parte, con l’ingresso permanente nella Fondazione Scala, Della Valle ripropone di sé l’immagine di un nuovo mecenate, che non disdegna affatto gli automatici ritorni di immagine che importanti sponsorizzazioni di eventi culturali assicurano (leggi alla voce Colosseo), ma che al tempo stesso sprona i "colleghi" imprenditori a fare lo stesso presso i loro territori di riferimento. Pompei, Venezia, Firenze (a proposito, come avranno preso la notizia quelli del Maggio Musicale?), l’Italia esplode letteralmente di siti, eventi e monumenti che attendono solo l’intervento di capitali freschi per essere messi in condizione di attirare turisti e studiosi da tutto il mondo. L’impressione, per la verità, è che oltre alla cronica inadeguatezza del quadro normativo – delle "regole", insomma – in questo momento manchino anche i capitali privati. Con alcune eccezioni, tuttavia, che anche per questo appaiono più lodevoli. Ora, tuttavia, consigliano al dottor Della Valle di farsi acquistare qualche buona registrazione, da Toscanini in poi, perché a nessuno, e a maggior ragione a un "socio fondatore" della Scala, è permesso paragonare l’Aida a una partita di calcio!

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