Studio Visit a Monfalcone

Collettiva di sedici giovani artisti

In un panorama espositivo sempre più ricco di collettive di giovani artisti – una ricchezza spesso incontrollabile – cresce il problema della limitatezza di tempi e strumenti per analizzare ciò che si vede. Trovandoci spesso di fronte a percorsi artistici che utilizzano indifferentemente media diversi, è difficile valutare un lavoro senza nulla sapere del retroterra poetico dell’autore, che è l’asse attorno a cui si aggregano elementi all’apparenza così lontani. La conoscenza del percorso è quindi un dato indispensabile all’apprezzamento dello spessore del "segno". Il web fortunatamente fornisce un consistente supporto a questo approfondimento grazie ai siti degli artisti o ai database che raccolgono i portfolio, ma nell’ambito specifico delle politiche espositive il problema sussiste, tenuto ovviamente conto che la tipologia di mostra "esplicativa", l’antologica, tranne rarissimi casi non è pensabile per un giovane artista.

Una risposta efficace a questa necessità ci è stata offerta dalla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone, che con la rassegna Studio Visit ha proposto un interessante modello di mostra in cui quattro curatori provenienti da contesti geografici diversi, come Stefano Coletto della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, Marco Tagliafierro di ambito milanese, la croata Nemanja Cvijanovic e lo stesso direttore della Galleria Andrea Bruciati, hanno selezionato le ricerche di sedici giovani artisti. La vocazione alla scoperta di nuovi talenti è il tratto caratteristico della GC.AC., che le ha fatto meritatamente guadagnare uno spazio di rilievo nel sistema nazionale. In questa mostra la missione è stata arricchita dalla possibilità di entrare direttamente nell’aspetto più intimo di un lavoro, ossia la sua processualità, il modo in cui nasce e si sviluppa. Grazie alla ricostruzione del clima degli atelier dei vari artisti attraverso l’allestimento di opere finite e di lavori in progress, di book appoggiati su sedie a disposizione dei visitatori, di video e documenti presi direttamente dagli studi, veniamo immersi nel cuore vivo dell’elaborazione artistica, quasi in un backstage da cui osservare un percorso in prospettiva. Ecco che il singolo pezzo recupera quello spessore su cui poter elaborare con più coscienza una nostra interpretazione. Lontanissimi da intenti didascalici, i quattro curatori raccontano sostanzialmente dei pensieri, dandoci la possibilità di avvicinarci alle opere che ne scaturiscono per mezzo della narrazione dei temi di ricerca. Particolarmente interessanti, in questo variegato panorama, sono il processo di significazione a cui Riccardo Beretta sottopone gli oggetti di design e l’arte applicata, l’indagine sulle modalità alternative di produzione e comunicazione artistica di Alice Tomaselli, la ricerca sui fenomeni luminosi e sull’energia di Cleo Fariselli, la rivisitazione dei concetti e delle icone della rivoluzione di Igor Grubic e l’attivismo nella critica istituzionale e politica degli SKART. Sono isole di un arcipelago viste sulla mappa che promettono di rivelare nuovi territori da esplorare.

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