Stones in Exile e la Tamara di Stephen Frears

A Cannes il documentario sui Rolling Stones e la nuova fatica del regista inglese

Momenti di commozione alla conferenza stampa di Copia conforme, dell’iraniano Abbas Kiarostami, quando da una giornalista arriva l’annuncio che il regista Jafar Panahi ha iniziato lo sciopero della fame. Juliette Binoche non è riuscita a trattenere le lacrime, mentre Kiarostami ha lanciato l’appello a non rimanere indifferenti di fronte alla privazione di libertà di un artista: è come imprigionare l’arte stessa.

Juliette è consapevole anche della triste condizione femminile, non solo in Iran, ma in molte parti del mondo. Per Kiarostami si è immersa nella regione italiana molto amata dai cineasti: la Toscana. Ancora una volta con sentimento, ancora una volta una donna come tante, in una storia che racconta la semplice verità, quella che può essere comune a tutti.

Mick Jagger, dopo i vari gossip sui ricevimenti nella sua villa, situata nell’entroterra di Cannes (un giornale ha parlato di chic e di shock) è sbarcato in sala a presentare il film Stones in Exile di Stephen Kijak. Nonostante le rughe e i capelli tinti, devo dire che il nostro ha un fisico asciutto e la vitalità di un ragazzino. Si è presentato con un foglio in mano per leggere il francese che ammette di non conoscere. A me ha ricordato Adriano Celentano in una circostanza analoga a Parigi, una cinquantina d’anni fa. In questo francese impacciato ha esordito dicendo più o meno: negli Anni ’60 eravamo giovani e stupidi. Adesso siamo stupidi. Detto da lui… Ha aggiunto poi di aver ripercorso i luoghi in cui i Rolling Stones hanno inciso durante il loro ‘esilio’ in Francia, e di essersi molto emozionato.

In effetti, il film (se pur breve, un’ora circa) ripercorre quei momenti, con documenti d’epoca in bianco e nero, commentati dai protagonisti: Jagger, Keith Richards con la compagna Anita Pallemberg, Charlie Watts. Sono quei flashback che chi ha vissuto il periodo ama rivedere, senza il supporto della nostalgia, per puro piacere, condiviso qui a Cannes da una frotta di giovani. Una ragazza mi ha detto: "avrei voluto vivere in quel periodo".

Questa edizione del Festival è ricca anche di sano umorismo. Dopo Woody Allen e Gregg Araki, per citare i più rilevanti, Stephen Frears rianima l’assonnato popolo cannense con una geniale commedia, Tamara Drewe, tratta dal romanzo a fumetti di Posy Sidmmonds, a sua volta ispirato a Via dalla pazza folla di Thomas Hardy. Frears ha usato il libro disegnato, ambientato nel ventunesimo secolo, come uno story-board, mentre il testo di Hardy, è datato 1874. Il cinema ha già prodotto almeno altre quattro versioni dal libro, fedeli e non all’ambientazione originale.

La versione di Frear è scintillante, con attori e regista in stato di grazia, e una cattiveria fondamentale che solo la provincia inglese può ispirare.

Al termine della proiezione un applauso di almeno cinque minuti.

Intanto Lindsey Lohan, tra una sbronza e l’altra, un vestito semi-trasparente macchiato e borse sotto gli occhi da paura, è a Cannes per promuovere la sua partecipazione a Infern,e continua a far parlare di sé. E’ di poco fa la notizia che l’attrice, pronta a rivestire i panni della porno star Linda Lovelace (Gola profonda, per intenderci) è rimasta bloccata a Cannes causa il furto del suo passaporto. Combinazione vuole sia proprio il giorno in cui doveva presentarsi all’udienza dopo il suo arresto per ubriachezza, a Los Angeles. Che coincidenza!

di Marcello Moriondo

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