Scala: trattative concluse, il Fials non molla

Sempre più a rischio la "prima" del 7 dicembre. Lissner a Milano almeno fino al 2013 Si radicalizza la contrapposizione fra la direzione del Teatro alla Scala e gli aderenti al sindacato autonomo Fials, che vanta iscritti nell’orchestra (una sessantina su 135) e nel coro (una ventina su 105). Il Cda del Teatro ha appena approvato il consuntivo 2008, che farà segnare per il quarto anno consecutivo il pareggio di bilancio, al netto di scioperi e agitazioni. Scioperi e agitazioni che tuttavia sono ben lungi dall’esaurirsi, anche se, con la firma dell’accordo sul contratto integrativo da parte di Cgil-Cisl-Uil e il successivo referendum confermativo, a protestare sono rimasti solo loro, gli aderenti al Fials.

Il Cda della Fondazione Scala ha preso atto – si legge nel comunicato ufficiale – delle comunicazioni del sovrintendente Lissner riguardo alle difficoltà che si profilano per il 2009 in ordine ai preannunciati tagli al Fus dal parte del Governo. Con un comunicato separato di poche righe, Lissner ha tenuto a sgombrare il campo dalle voci che erano circolate su un suo presunto trasferimento a Madrid. Il direttore franco-ungherese rimarrà a Milano almeno fino al 2013, "seguendo e realizzando il progetto ormai definito nei dettagli fino all’Anno Verdiano e Wagneriano", scrive. Difficile tuttavia pensare a un suo addio a due anni dal 2015, l’anno dell’Expo che attirerà su Milano gli sguardi del mondo.

Ora, però, tutta l’attenzione è concentrata sul 7 dicembre, la data della "prima" del Don Carlo, che il Fials minaccia di far saltare, come è ormai praticamente certo salteranno le ultime tre repliche della Vedova allegra, in programma mercoledì, venerdì e domenica. Il Consiglio di amministrazione scaligero ha infatti messo nero su bianco che "in piena condivisione con la linea seguita fino a oggi, il Cda dichiara conclusa la trattativa sul Contratto integrativo che con grande senso di coesione è stato approvato dalla stragrande maggioranza dei lavoratori del Teatro". Insomma, il muro contro muro è ormai ufficiale, e se nei prossimi giorni non interverranno fatti nuovi, il rischio di un Sant’Ambrogio senza "prima" scaligera si farà concreto.

Sono in molti tuttavia a non credere che gli orchestrali e i coristi che aderiscono al sindacato autonomo giungeranno a tanto, anche perché cresce verso di loro il disappunto delle massime istituzioni cittadine e soprattutto quello dei colleghi, preoccupati per la situazione generale in cui versa la lirica italiana, minacciata dai tagli e dalla crisi economica. E c’è qualcuno, come Claudia Buccellati, presidente dell’associazione di via Montenapoleone (la strada più chic di Milano), che arriva ad auspicare un Don Carlo affidato in extremis a un’altra orchestra, pur di salvare la tradizionale serata inaugurale.

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