"Get on up": il biopic su James Brown prodotto da Mick Jagger

Presentata a New York la pellicola, in uscita il prossimo 6 Novembre

 Uscirà il prossimo 6 Novembre “Get on up”, biopic sul mito di James Brown prodotto da Brian Grazer e Mick Jagger.

La pellicola segue James Brown dall’infanzia, nelle baracche e i paesaggi rurali della Carolina del Sud, nel mezzo della Grande Depressione del ’33, tra abbandoni, abusi, riformatori, celle. Nessuno poteva dettare le regole: lui era destinato ad infrangerle. Da pugile amatoriale a musicista di strada, fino alla consacrazione di forza nella musica popolare. Lo stesso genere di musica che ha continuato a ispirare artisti Motown, jazz e blues, nonostante Brown resti un talento inclassificabile. Rick Rubin ha scritto: “In un certo senso, James Brown è come Johnny Cash. Johnny è considerato uno dei re della musica country, ma ci sono molte persone che apprezzano Johnny pur non amando il genere country. Lo stesso vale per James Brown e l’R&B”. Il film è di Tate Taylor (già regista di “The Help”), mentre il ruolo di James Brown è affidato a Chadwick Boseman.

All’inizio Jagger aveva pensato ad un documentario, ma dopo aver letto il copione scritto dai fratelli Jez e John-Henry Butterworth,a optato per un lungometraggio di finzione, e chiesto a Grazer di unire le forze.

Brian Grazer ricorda: “Ricevere una telefonata da Mick Jagger in persona, anche lui un’icona globale nel mondo della musica, è come veder cadere un asteroide da un’altra dimensione sopra il tetto della tua casa. C’è stata grande collaborazione nel modo di rappresentare la vita e soprattutto l’uomo dietro la leggenda”. In seguito è stato coinvolto il regista Tate Taylor, che secondo il frontman dei Rolling Stones, “ha restituito entusiasmo, sensibilità e grande comprensione al personaggio e reso il film molto dinamico”.

Taylor ha toccato con mano quanto, nel Sud, Brown sia ben radicato nella vita delle persone: “È statuario, il re della black music”, dice il filmmaker. “Era pericoloso, divertente, sexy. Incasinato. Ma chi non lo era, all’epoca? Rimarrà sempre parte della cultura del Sud”. E prosegue: “Si sente dire spesso che Brown fosse maniaco del controllo: non è così. Sapeva come bisognava fare le cose, ecco tutto. A volte, mentre giravamo, mi sono chiesto: ‘Cosa penserà del mio lavoro? Se mi sta osservando, ovunque egli sia, in che modo mi giudicherà?'”.

E sul protagonista del film: “Trovare James Brown nel volto-specchio di un attore odierno, non era semplice” aggiunge il regista. “Quando si è presentato Chadwick Boseman e ha recitato con quel dialetto, quella postura, quella musicalità tipica di Brown, dimostrandosi capace di avere 17 anni un giorno e 60 il successivo, mi son detto: ‘È fatta’. Tant’è vero che l’intera crew si è rivolta a Chad chiamandolo Mr. Brown tutto il tempo”.

L’attore Dan Aykroyd interpreta il booking agent Ben Bart; ha collaborato con Brown in “Blues Brothers” (1980) di John Landis, assieme a John Belushi (ricordate il sermone del reverendo Cleophus James?) e in “Doctor Detroit” e “Blues Brothers 2000”. “Lo avevo già visto esibirsi in diverse occasioni, a partire da quando ero un ragazzino, all’Esquire Show Bar a Montreal. Aveva i suoi problemi e le sue difficoltà come essere umano, ma amava le persone. Le amava sul serio. Credo che questo film rifletta la passione per Brown e il suo amore universale. Lui sarebbe orgoglioso specialmente della spiritualità che usa Chad nel rappresentarlo. James Brown ha saputo toccare la vita di tante persone, mantenendo al tempo stesso una distanza netta. Da vero re”.

 

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