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Michele Tronconi: “La moda italiana tira in America, ma rallenta in Cina”

Il presidente di Smi è ottimista sulla ripresa del mercato a stelle e strisce, meno entusiasta dei risultati del fashion nostrano in Cina

La moda italiana chiuderà l’anno segnando un +4,8% di fatturato, ma “negli ultimi due mesi c’è stata una gelata sui mercati, una forte incertezza, e quindi anche un forte rallentamento della nostra produzione”. Lo ha detto Michele Tronconi, presidente di Sistema Moda Italia, a margine del Milano fashion global summit 2011 in corso ieri mattina a Firenze. Tronconi ha ricordato che “l’anno si è aperto con un forte incremento delle materie prime, e questo ha avuto un effetto trasferimento perlomeno sui fatturati dei prodotti intermedi, quindi c’è stato un aumento nominale a fronte di volumi pressoché uguali rispetto al 2010”.

Il 2012 per il presidente di Smi “è inevitabile che parta piano, poi bisogna vedere se avremo la capacità di riaccelerare”, e a tenere meglio “sono le aziende di più grossa dimensione, con brand già affermati a livello internazionale. Va meglio chi esporta rispetto a chi non lo fa, chi ha una dimensione tale da poter controllare anche il sistema distributivo rispetto a chi non è in grado”. Rispetto ai mercati internazionali: “In questo momento – ha spiegato – gli Usa stanno tornando a essere un mercato in crescita per i prodotti del tessile-abbigliamento, ed è stata un po’ una sorpresa”.

In Cina invece nel secondo semestre del 2011 “c’è un rallentamento – ha spiegato Tronconi – ma parliamo sempre di percentuali che sono lontanissime dal nostro zero, dal nostro meno qualcosa in Italia e in Europa. Non dobbiamo mai dimenticare che c’è un aspetto demografico in Cina che da una parte è problematico e dall’altra parte è vincente. C’è una quota di popolazione benestante che sta crescendo, i consumatori più attenti ai prodotti status symbol, che sono poi quelli del nostro abbigliamento, quindi è un mercato che per noi è destinato ancora a crescere”.

Interpellato sulla manovra, Tronconi ha risposto: “Prima di tutto noi chiediamo un ridimensionamento del costo della fiscalità sull’energia”, ricordando il sostegno alle rinnovabili che si riverbera “sulle bollette dei produttori”, con “un effetto fiscale molto importante soprattutto a partire dal 2012”. Bene invece, per il presidente Smi, il taglio all’Irap per giovani e donne under 35: “Darà un beneficio sostanzioso perché in questi mesi di rallentamento le assunzioni sono state fatte più che altro a termine, e magari sono contratti che sono già stati chiusi. È un segnale importante”.

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