Joe Satriani – Trezzo d’Adda – Live Club

Il resoconto e le foto dei nostri inviati

Quando arriviamo a Trezzo ci rendiamo conto che parcheggiare a Milano non era una brutta idea e che le voci sul sold out on erano soltanto voci (!!).

Dentro il Live Club l’aria è carica e non solo di aspettative, diciamo di "umanità", ma questo non fa che aumentare la nostra impazienza nell’attesa dello show.

Giusto il tempo per un paio di sguardi e ci accorgiamo che il locale è pieno e nell’orda di fan c’è posto per tutti: dai nostalgici cinquantenni calvi (che negli anni ’80 erano cappelloni) con immancabili jeans sdruciti e gilet in pelle a famiglie di rampanti quarantenni con modaiola prole di adolescenti al seguito, dalle coppie di fidanzatini ventenni, lui metallaro lei velina, ai gruppi di amici uniti solo dalla passione per la musica… e poi noi di DelRock, fusi in questo variegato amalgama umano.

Si fa buio e i nostri occhi rimangono letteralmente abbagliati dal gioco elettronico-rockeggiante di luci del palco, ed ecco Joe (al secolo Giuseppe), virtuoso e rampante ometto che ormai il mezzo secolo lo ha raggiunto tutto (ma non li dimostra, qualcosa ci dice che frequenta il chirurgo della cara e vecchia Cher), parte subito con un pezzo dal total groove I just wanna rock, che grazie ad un abile effetto karaoke coinvolge da subito tutti in una "tarantolata" danza di mani e piedi.

Diversi i pezzi tratti dall’ultimo capolavoro (Professor Satchafunkilus and the Musterion of Rock) che Satriani ci ha donato per quest’unica e rara data italiana come Diddle-y-a-doo-dat, Andalusia, Revelation, Musterion, Out of the sunrise, che deliziano i palati dei presenti con virtuosismi di tapping e legati inimmaginabili per il genere umano, eh sì, perché in fondo Joe altro non è che un Surfin’ Alien, giusto? E a proposito di surf e alieni, in questo mastodontico e coinvolgente show c’è spazio anche per una canzone d’amore Always with me, always with you, che ci culla con suadenti note (è dedicata a Rubina, da 20 anni moglie del nostro guitar hero). Sì, perché chi fa musica la fa proprio tutta, col corpo, con la mente e con le dita, velocissime su quelle corde, flessibili come canne piegate dal vento e delicate come fragili bolle di sapone.

Ci galvanizza di sicuro l’assolo di basso di Stu Hamm, galattico.

La commozione sale con un classico per gli estimatori del genere, The Mystical Potato Head Groove Thing che ci fa letteralmente sognare spiagge illuminate dalla luna, onde del mare argentee increspate da un tiepida brezza e ci ritroviamo estraniati da tutto e da tutti, in un abbandono di sensi e pensieri indescrivibile. Ma ci ridestiamo per il gran finale tutto rithm n’ rock con una sorpresa: sale sul palco quella "iena" di ragazzaccio di Paolo Kessisoglu che improvvisa una strimpellata (perdonaci Paolo, ma proprio non c’è lotta) con Joe & friends e lascia poi il posto al gran finale coi botti con l’esecuzione di Crowd Chant e Summer.

E’ stata un’esperienza indimenticabile, divertente, commovente, eccitante e wow, sei forte Giuseppe!! Ehm, volevamo dire Joe, ci perdoni maestro Satriani, per queste italiche confidenze e alla prossima!

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