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Food design, il riuso trasforma l’arte della tavola

Cosa abbiamo fatto nelle feste pasquali? Abbiamo reso speciale
l’ordinario, dandogli una seconda vita, seguendo la lezione
di Martine Camillieri Martine Camillieri è una vera "fata" del riuso in cucina: la sua missione consiste in una sequenza di piccoli esperimenti destinati a sovra-abbellire l’ordinario. Il suo è un approccio anche ecologico. L’obiettivo fondamentale è proporre una seconda vita per gli oggetti di largo utilizzo, moltiplicandone le funzioni.

Questa Lady dal gusto antico e dai modi gentili interviene sugli oggetti in maniera minima, assemblandoli e unendoli ad altri oggetti quotidiani con humor e tenerezza per ottenerne altri che interpretino il nostro quotidiano in un modo nuovo.

Ecco allora che le foglie della verza diventano piatti, le bucce delle clementine o i nidi di tagliatelle si trasformano in portauovo, le gallette di riso in coppette porta dolci; oppure i coni in cialda, che solitamente usiamo per il gelato, diventano inusuali contenitori per piccole insalate a base di salsiccia e patate; e ancora piccole piadine, corredate di un coltellino in legno diventano piattini per ospitare il formaggio; e come cucchiai? Si possono usare delle foglie di radicchio.

Insomma, tutta l’arte della tavola è rivisitata nell’ottica del riuso e del riciclo. E a quel punto, ogni oggetto dopo aver assolto a più di una funzione, può finire, senza troppi sensi di colpa nella compostiera.

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