Faenza, il festival c’è

Si è conclusa la tre giorni dedicata all’arte contemporanea con un grande successo di pubblico

A Faenza dal 21 al 23 maggio si è tenuta la terza edizione del festival d’arte contemporanea, un appuntamento che seppur giovane, si presenta già con tutte le carte in regola per diventare uno fra i più importanti a livello nazionale.

Il Festival è costruito intorno a incontri, interviste con i grandi soggetti dell’arte contemporanea. Tra le super star di quest’anno Hans-Ulrich Obrist, Tobias Rehberger, Sarah Thorthon, Al Foster, Vito Acconci, Daniel Buren, Alfredo Jarr, Pistoletto, Gelitin, Zorio e questi sono solo alcuni dei nomi, senza contare tra gli organizzatori personaggi come Pierluigi Sacco, Angela Vettese e Carlos Basualdo.

Il tema del Festival che si presenta abbastanza aperto è "OPERE/works", l’opera d’arte al centro del dibattito e della relazione con lo spettatore.

Fra le discussioni tenute durante l’evento, segnaliamo una meravigliosa chiacchierata tra Pierluigi Sacco e Marco Senaldi , filosofo, critico e curatore d’arte contemporanea. Il Dibattito verteva sul economia immaginaria, e come in questa società, viviamo ormai ai piedi di un immaginario che non ci riflette, non ci identifica. Un mondo fatto di griffe, brand, in molti casi l’arte stessa, presentano un immaginario che è irraggiungibile, collocandoci così in una situazione di perenne giudizio agli occhi degli altri che solo così riescono per un attimo a raggiungere quella potenza tanto acclamata e rendendoci famelici, avidi.

Altro è stato il MAXXI, che proprio in questi giorni aprirà in anteprima. Le discussioni su questo gioiellone romano, si concentrano sul problema contenuto – contenitore, si parla dei casi in cui il contenitore architettonico così appariscente, si ritrovi essere una gabbia dorata per gli artisti che devono esporci, un luogo che potrebbe risultare opprimente e ingombrante.

L’altro tema scottante sono i fondi, sembra già quasi un miracolo che finalmente riesca ad aprire, gli si augura lunga vita, ma sicuramente è necessario domandarsi se era veramente necessario, o è stato solo un colpo di scena edilizio. Una prospettiva interessante la da Vito Acconci, che rispondendo a una domanda dal pubblico, ipotizza un museo temporaneo, o addirittura la sua scomparsa, un’idea futurista che torna prepotentemente in voga, c’è sicuramente da rifletterci.

Il festival si è chiuso con un gran finale, Daniel Buren che ha raccontato la sua vita artistica fino ad oggi, davanti a una sala stracolma segno di un crescente interesse per l’arte e i suoi protagonisti.

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