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Escobar: "Il Piccolo come la Scala"

Il direttore amministrativo del teatro, parlando del nuovo spettacolo di Ronconi in scena dal 9 dicembre, chiede che una legge che ne riconosca "la specificità e la consolidata funzione internazionale" Sergio Escobar, direttore amministrativo del Piccolo Teatro di Milano, chiede che lo Stato riconosca allo Stabile milanese la sua "specificità e la sua consolidata funzione internazionale", così come il governo si avvia a fare con la Scala. "Non è colpa mia se a Milano ci sono due realtà come la Scala e il Piccolo", ha detto infatti intervenendo alla presentazione del prossimo allestimento scespririano di Luca Ronconi allo Strehler, il Mercante di Venezia (in scena dal 9 al 23 dicembre e poi di nuovo dal 7 a 31 gennaio 2010).

"È un riconoscimento dovuto alla storia del Piccolo", ha aggiunto Escobar, che ha poi snocciolato le cifre del teatro di via Rovello. Come gli ultimi dieci anni di bilanci chiusi in pareggio, il tetto del 52% di autofinanziamento raggiunto nel 2009 (contro il 16% proveniente dal Fondo unico per lo spettacolo), le 900 aperture di sipario l’anno, i 20mila abbonati e un pubblico in buona parte sotto i 26 anni d’età, oltre al prestigio internazionale di cui il teatro ancora gode, malgrado la scarsa visibilità riservata generalmente alle produzioni italiane all’estero, eccezion fatta, forse, per la sola Francia.

È proprio dal confronto con la realtà transalpina che Escobar trae del resto argomenti decisivi per la sua offensiva: l’Odéon di Parigi – con il quale il Piccolo è cofondatore dell’Unione dei Teatri europei, un progetto fortemente voluto a suo tempo da Strehler – riceve dallo Stato francese 12 milioni di euro l’anno, contro i 3,4 stanziati a favore del Piccolo dal Fus; e sono addirittura 24 i milioni che Parigi destina alla Comédie Française, un altro dei cinque teatri nazionali transalpini.

Suona poi come la ricerca di una sponda istituzionale l’affermazione che Escobar fa a proposito di Milano, "che con la sua storia e attraverso l’intuizione di uomini illuminati è riuscita a dar vita a due punte di diamante della cultura che ci invidiano in tutto il mondo". Ma, aggiunge, oggi anche altri teatri italiani potrebbero aspirare ad un riconoscimento nazionale.

Pare insomma di capire, volendo tirare le somme, che il direttore del Piccolo si domandi perché solo la lirica – con Scala e Accademia di Santa Cecilia in pole position – dovrebbero fregiarsi un domani di una corsia preferenziale di accesso a finanziamenti e visibilità. Già, perché? (e.f.)

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