Archivio

Conversazione tra Sara Schifano e Paolo Simonazzi

Il tuo percorso artistico è cominciato con la fotografia di viaggio. Cosa significa per te viaggiare?
“When I was so much younger than today…”. Giusto per partire con una citazione (“Help” dei Beatles). Intendevo il viaggio in senso prettamente “geografico”… ora, seppure ancora giovanissimo ma con qualche capello nero in meno e bianco in più, interpreto il viaggio in senso sentimentale, per cui spesso mi accade di sentirmi in viaggio anche a breve distanza da casa.

Hai esordito come fotoamatore, nonostante questo il tuo linguaggio è oggi molto maturo. Quali fotografi ti hanno influenzato maggiormente?
Io, come sai, sono di Reggio Emilia, pertanto sono stato inevitabilmente influenzato dall’aria che ho respirato… Luigi Ghiri soprattutto e sopra tutti, ma anche Vasco Ascolini, Stanislao Farri e Ivano Bolondi mi hanno insegnato tante cose in tempi diversi e in modalità differenti

Chi tra i contemporanei ti sembra più vicino alla tua ricerca?
In genere è la ricerca specifica che mi colpisce più che il singolo autore. Quest’anno, per esempio, al festival internazionale della fotografia di Roma tra i tanti bei progetti in esposizione sono rimasto particolarmente impressionato dal lavoro di Giorgio Barrera sui paesaggi dei territori di combattimento delle guerre d’Indipendenza italiane e da quello di Davide Monteleone, delicatissimo e struggente, sulla Russia. Ma se proprio devo dirti un Autore, citerei Martin Parr, almeno per una parte significativa dei miei lavori.

Tra la via Emilia e il west è un viaggio molto intimo, nell’arteria vitale della tua terra. Si tratta di un progetto meditato da tempo o piuttosto di una di quelle epifanie che spesso giungono quando si ha qualcosa sotto gli occhi ogni giorno?
Si tratta di un progetto meditato da tempo. Tu pensa che uno dei miei migliori amici che ha condiviso con me oltre che gli studi, anche l’abitazione durante gli anni dell’università, quando ha saputo che stavo per realizzare questo progetto mi ha detto: “Ma tu questa fissa della Via Emilia e il West, l’hai sempre avuta… Mi ricordo che quando eravamo all’Università sognavi di acquistare un casolare abbandonato lungo la Via Emilia e di trasformarlo in un locale Rock con il muso di una Cadillac all’ingresso…”. Io proprio non lo ricordavo. È vero allora come dice Sarah Moon, una delle mie fotografe preferite, e continuo con le citazioni, che “l’occhio sente prima di vedere”. Da notare che il disco di Guccini è uscito nel 1984 ed io mi sono laureato nel 1988!

Strade, macchine, moto, juke-box che evocano canzoni lontane, paesaggi desolati e lunghi pomeriggi pieni di sogni. Le tue foto sembrano la rappresentazione fisica delle canzoni di Bruce Springsteen. Concordi?
Questa più che una domanda mi sembra un bellissimo complimento di cui ti sono molto grato!

Come e in che misura The Boss ti ha influenzato personalmente e artisticamente?

Bruce è stato fondamentale nella mia formazione personale! Le sue canzoni mi hanno accompagnato nei momenti belli ed anche in quelli difficili. Spesso mi viene ancora la pelle d’oca ad ascoltarle. I suoi concerti dal vivo sono poi un’esperienza unica… indescrivibile… e non aggiungo altro.

Mi sembra che Tra la via Emilia e il West racchiuda in qualche modo tutti gli elementi della tua ricerca: il viaggio, la musica, ma soprattutto le persone e i loro sogni. Qual è il tuo sogno?

Come credo la maggior parte delle persone di sogni ne ho tanti, tra cui, perché no, il famoso locale lungo la Via Emilia… ma il sogno a cui tengo di più è quello di poter avere sempre un sogno.

La ricerca della terra promessa è troppo spesso frenata da una quotidianità soffocante, che ci vede schiavi del buon senso e vittime del luogo comune. Esiste una cura?
La “ricetta” potrebbe contenere i seguenti principi attivi: ragionevolezza e leggerezza (ma non superficialità) nell’affrontare i problemi che la vita quotidianamente ci propone, saper assaporare il piacere del “rallentare”, un moderato egoismo ed un po’ di lucida follia, ma la quantità dei singoli componenti può essere molto variabile e di difficile determinazione nella maggioranza dei casi, me compreso!

Sulla via Emilia gli oggetti culto simbolo dell’America del sogno sono ironicamente costellati da stelle rosse. Come è possibile che proprio nella terra più rossa d’Italia siano stati assimilati così naturalmente gli oggetti della cultura americana?
Stella rossa all’imbrunire, e qui cito Zucchero che ringrazio per il regalo che mi ha fatto scrivendomi il suo bel testo di accompagnamento. Ma, io credo che una risposta che non sia articolata non sia affatto semplice e allora preferisco lasciare il compito a sociologi e politologi. Potrebbe essere comunque accaduto, e qui faccio riferimento a Gianluca Morozzi e al l suo bel libro “L’Emilia o la dura legge della musica”, che quel pulviscolo misto a iodio liberatosi da una cometa abbia donato agli emiliano-romagnoli oltre che genialità in campo artistico la capacità di fare convivere ideologie e mondi apparentemente agli antipodi.

Tra la via Emilia e il West cita un memorabile tour di Francesco Guccini. Ho notato che la citazione è parte integrante del tuo processo creativo e critico. Nel tuo testo in catalogo se ne contano ben dodici. Da Nick Hornby a tua figlia. Personalmente credo che le citazioni aiutino a veicolare emozioni di esperienze condivise. Cosa sono, invece, per te?
Ma quante citazioni ti ho già fatto in questa intervista?. Ebbene sì, le citazioni mi piacciono da matti, ovunque un pensiero che mi piace lo trascrivo e lo conservo, poi casomai lo ritrovo nel portafoglio anni dopo. E i libri che leggo sono letteralmente massacrati dalle “orecchiette”per ricordarmi i pensieri che più mi hanno colpito. Le trovo molto efficaci e sintetiche per esprimere un concetto. E mi piace anche molto il tuo pensiero al riguardo…

Nonostante il tuo non sia mai un lavoro strettamente autobiografico, il tuo modo di condurre i progetti dice moltissimo di te. Quest’ultima mostra sembra rappresentare in qualche modo un punto di arrivo e allo stesso tempo di ritorno. Sei d’accordo? Cosa hai in mente per il futuro?
Ritorno al futuro… per non smentirmi, scherzo! Si, concordo pienamente, credo che ogni lavoro, e questo in modo particolare, rappresenti una parte significativa di me. Ora sto cercando di portare a compimento un progetto sempre ambientato nella mia Emilia dedicato a Giovannino Guareschi, di cui nel 2008 si celebrerà il centenario della nascita… “Perché qui, con tre storie e una citazione, si spiega il Mondo piccolo”.

 

 

 

Vuoi ricevere Mam-e direttamente nella tua casella di posta? Iscriviti alla Newsletter, ti manderemo due mail al mese con il meglio del nostro Magazine e riceverai subito un regalo!

CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ!