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Claudio Simonetti e i (New) Goblin Folletti d’Argento

Si racconta uno dei maggiori collaboratori di Dario Argento

Il nome di Claudio Simonetti è quasi inscindibile da quello dei Goblin, band con la quale è diventato celebre a metà anni Settanta per aver creato assieme a Giorgio Gaslini la colonna sonora di Profondo rosso, capolavoro di Dario Argento. Le musiche di Suspiria, Tenebre, Zombi, e più recentemente, Non ho sonno e La terza madre sono solo alcuni dei tanti lavori che Claudio e il suo gruppo hanno regalato al cinema italiano.

Figlio di Enrico Simonetti, indimenticabile direttore d’orchestra e presentatore della Rai, è nato e vissuto a San Paolo del Brasile fino ai dodici anni ma è romano a tutti gli effetti. Dietro alle tastiere dei (New) Goblin e dei Daemonia c’è un musicista di talento, un compositore finissimo e versatile e un produttore conosciuto in tutto il mondo grazie anche e soprattutto agli album che hanno vissuto di vita propria come Roller e Il fantastico viaggio del bagarozzo Mark, entrambi adorati dai fan e dalla critica. Troviamo Claudio Simonetti al telefono, rilassato e disponibile, in una soleggiata giornata di metà ottobre.

Quali sono i tuoi progetti attuali con i (New) Goblin e i tuoi piani nel prossimo futuro?

Attualmente sto componendo la colonna sonora per il nuovo film di Dario Argento, Dracula 3D, che penso uscirà a febbraio. Nel frattempo sto facendo alcuni concerti con i New Goblin. In questi giorni uscirà un live che abbiamo registrato il 18 febbraio scorso all’Alpheus, un locale di Roma; il disco si chiamerà appunto Live In Roma. Inoltre, stiamo lavorando ad un nuovo album che non verrà distribuito prima dell’inizio del prossimo anno. Ho anche un’altra band, i Daemonia, con la quale suono da undici anni – due di loro sono con me nei New Goblin: registrerò un album nuovo anche con loro.

A proposito del tuo rapporto con Dario Argento: cosa pensi della rivalutazione del cinema di genere di questi ultimi anni?

Credo che il cinema di genere non si sia mai esaurito; anzi, direi che è quello più forte ancora oggi. Basta andare al cinema. Su dieci film che vengono proiettati almeno cinque o sei sono thriller o horror: è un genere che non è mai morto. Certo, grazie a registi come Tarantino c’è stata una riscoperta di queste pellicole. Lui ha rivalutato non tanto l’horror – ha fatto film molto violenti ma mai dichiaratamente horror o thriller – quanto tutto il resto: lo spaghetti western, il poliziesco. Penso che mai come oggi stiano tornando le musiche degli anni Settanta. Basti pensare al rock progressivo, al prog italiano, in cui possiamo far rientrare anche i Goblin – queste musiche si stanno diffondendo in tutto il mondo. Facciamo molti concerti all’estero, questo grazie anche ai film che vengono sempre visti, ai giovani che comprano i dvd, alle televisioni che li trasmettono. È un bel momento.

Hai una formazione musicale classica ma hai iniziato giovanissimo a suonare la musica rock. C’è qualche musicista che stimavi in particolare, o che ti ha fatto avvicinare ad essa?

A dodici-tredici anni seguivo i Beatles e i Rolling Stones; alla fine degli anni Sessanta mi piacevano i Procol Harum. Ma la passione vera e propria è nata all’inizio del decennio successivo, quando esplosero gruppi come Emerson, Lake & Palmer, King Crimson, Yes, Genesis, Gentle Giant e Jethro Tull. C’era un bel fermento creativo nel periodo post Woodstock…amavo molto anche Jimi Hendrix. Sono cresciuto ascoltando e suonando quella musica. Nello stesso tempo frequentavo il conservatorio, il Santa Cecilia di Roma: studiavo pianoforte e composizione; ma quello che più mi è servito è stato suonare con le rock band dell’underground romano. Prima dei Goblin ho militato ne Il ritratto di Dorian Gray, che ho dovuto abbandonare perché mi avevano chiamato alla leva, fortunatamente fatta in parte a Roma. Questo mi ha permesso di mantenermi in contatto con altri musicisti e di continuare a suonare nelle cantine.

I Goblin hanno avuto una vita e una formazione molto movimentate: vuoi spiegarci come sono nati e quali avvicendamenti si sono susseguiti?

Io e Massimo fondammo il gruppo nel 1973, nel corso del mio servizio militare. Spesso ci trovavamo a registrare pezzi nella mia cantina all’EUR (quartiere di Roma, n.d.a.). Terminata la leva, dopo aver inciso alcuni provini dell’album andammo in Inghilterra assieme a Giancarlo Serbello, un produttore. A Londra li facemmo ascoltare a Eddie Offord, produttore e fonico di alcuni dei gruppi più clamorosi di rock progressivo dell’epoca. All’inizio Eddie si “gasò” molto – noi seguivamo le orme di EL&P etc. Speravamo di riuscire a registrare il disco; ad un certo punto Offord si eclissò – partiva continuamente in tournée con le band più famose – e noi, delusi, tornammo in Italia dove ci aspettava la fortuna. Grazie a mio padre fummo presentati alla casa discografica Cinevox, presso la quale incideva anche lui, e incontrammo il produttore Carlo Bixio, che accettò di farci registrare l’album. Album che, tra l’altro, è uscito due anni dopo la sua incisione, nel 1976, a nome Cherry Five. Bixio era uno dei più grandi editori musicali: venivano incise per lui le musiche di Morricone e dei film di Dario Argento. Nel 1974 Argento aveva appena finito di girare Profondo rosso; Giorgio Gaslini stava scrivendo la colonna sonora ma Dario non era soddisfatto e chiese a Bixio una band che suonasse rock. Bixio disse a Dario che avrebbe potuto ascoltare in studio il gruppo che stava producendo – noi. Eravamo ragazzini, il più vecchio ero io, con i miei ventidue anni, e Dario era già una mostro sacro. Lui ascoltò in silenzio quello che facevamo e disse a Bixio che la nostra musica gli piaceva. Inizialmente chiamò noi per suonare le musiche di Gaslini, ma ad un certo punto loro due litigarono e Dario ci diede il compito di completare la colonna sonora. C’erano basi orchestrali, due o tre pezzi, ma mancavano i temi principali. Andammo nella mia cantina dell’EUR, di notte, e componemmo Profondo rosso. Il giorno dopo Dario la ascoltò e gli piacque.

Hai scritto molte colonne sonore per film horror; cosa rappresenta per te la paura e come la rappresenti?

Quando ero piccolo adoravo gli horror, ho visto tutti i Dracula della Hammer – anche se poi avevo paura. Avrei pensato a qualsiasi cosa tranne che a scrivere colonne sonore per film di quel genere! È stato un caso, anche se già come Cherry Five suonavamo musiche piuttosto gotiche. Dario ci scelse proprio per questo. Dopo aver registrato Profondo rosso i Goblin si sciolsero. Grazie al grande successo del film decidemmo di riunirci ma alla fine del decennio ci riseparammo per disperazione; anche se avevamo venduto molti dischi era un periodo molto difficile per tutti noi. La musica rock era finita, la disco music spopolava e noi finimmo nel dimenticatoio per quasi un ventennio.

La fine del decennio ha coinciso con una doppia rivoluzione: da una parte, quella della musica disco, dall’altra, il punk. Tu ti sei dedicato ad alcuni progetti disco: che ricordi hai di quel periodo?

Ho buoni ricordi di quel periodo, mi sono divertito molto. Dopo aver lasciato i Goblin nel 1978 conobbi il produttore Giancarlo Meo, con il quale iniziai a fare la dance. Feci il mio primo album con gli Easy Going, un gruppo con un cantante e due ballerini, ispirato un po’ ai Village People, che ebbe un grande successo. Baby I Love You è un classico di quei tempi. Successivamente conobbi la cantante Vivien Vee; facemmo un disco che entrò addirittura nelle chart americane. Facendo promozione a questi progetti dance incontrai Claudio Cecchetto, che presentava Discoring. Fu Claudio a propormi l’idea che poi divenne il brano Gioca Jouer. La facemmo insieme.

Quel è il lavoro di cui vai più fiero e quello che, se potessi, non avresti fatto o avresti portato avanti diversamente?

Tutto quello che ho fatto fa parte del mio bagaglio, siano cose belle o brutte. È come chiedere a un padre se preferisce un figlio o l’altro! Ho avuto la fortuna di vivere il periodo migliore delle storia sia umana che musicale…temo che per le prossime generazioni sarà dura.

 

Si ringraziano Enrico Vesco e l’organizzazione di Ver1 Musica

 

di Laura Albergante

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