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Cinesi d’Italia: Sara Lin con Desmo guarda ad Est

Fiorentina d’adozione, è stata la prima imprenditrice cinese ad aprire una boutique nella centralissima via Tornabuoni

Chi ha paura dei cinesi? Cina sì, Cina no. Il mondo della moda italiano – complice anche il recente Milano Fashion Global Summit svoltosi a Firenze – è stato inevitabilmente attraversato da questa domanda, che pare innocua ma nasconde un bel pezzo di futuro. Visto da un imprenditore della filiera tessile italiana, aver paura dei cinesi significa temerne la competitività drogata da salari e condizioni di lavoro improponibili da noi, tanto che proprio a partire dalla Toscana si sono moltiplicati negli anni i laboratori clandestini o semi-clandestini che sfruttano manodopera orientale applicando più o meno le stesse condizioni che gli sventurati lavoratori avrebbero subito in patria.

Ma la Cina, con la sua crescita economica esponenziale e la nascita di una nuova e inedita classe media forte ormai di milioni di persone che stanno rapidamente avvicinandosi agli standard consumistici occidentali, rappresenta anche un’enorme opportunità per il made in Italy. Qui sta dunque la contraddizione, o se volete il punto di fuga, da cui passano le traiettorie di tante nostre imprese che, per sopravvivere, devono attrezzarsi e guardare ai nuovi mercati. In questo panorama bifronte, figure esili ed eleganti come Sara Lin rappresentano casi emblematici, che ci raccontano di come si possa essere “cinesi d’Italia”, coniugando il meglio di due culture così distanti, all’insegna di un sincretismo che – prima di essere commerciale – è appunto culturale.

Poco più che trentenne, Suping Lin (questo il suo vero nome) è nata in Cina, nella regione dello Zhejiang, ma si è trasferita a Firenze con la famiglia da bambina, crescendo nel nostro Paese, succhiandone la cultura e le abitudini (compresa la nota “c” aspirata tipica dei toscani), come tante migliaia di figli di immigrati. Dopo aver fondato J&C, Jacky & Celine, un brand che subito ha trovato all’estero (dalla Russia a Dubai) la propria dimensione votata all’internazionalità, la sino-italiana Sara ha acquisito un brand storico della pelletteria toscana come Desmo che – ha annunciato a margine del convegno –punta ora ad espandersi in Cina e Giappone, aprendo una decina di negozi entro il 2013. La produzione degli oggetti in pelle a marchio Desmo è rimasta sempre dov’era, a Sesto Fiorentino, dove oggi lavorano una quarantina di dipendenti, 30 italiani e 10 cinesi. Sara Lin è stata la prima cinese ad aprire una boutique in via Tornabuoni, il “salotto buono” di Firenze, luogo d’elezione per le griffe più prestigiose. Il negozio “gemello”, però, non si trova a Roma o a Milano, ma a Taipei… 

“I giovani cinesi che vivono in Toscana – ha dichiarato Sara all’Ansa  – amano questa terra e vogliono continuare a vivere qui, ecco perché è importante rilanciare un progetto di integrazione”. Ora, forse, la Cina farà un po’ meno paura.

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