Portare il libro nelle case degli Italiani. Democrazia e Cultura

Portare il libro nelle case degli Italiani. Democrazia e Cultura

Libro democrazia e cultura

Libro democrazia e cultura. Il libro è sempre stato la cenerentola dei consumi culturali e di evasione italiani. In Europa l’Italia è agli ultimi posti nelle percentuali di lettura. Gli italiani che non comprano un libro mai nel corso di un anno sono un avvilente 50%.

E’ un problema che viene da lontano, e che impatta pesantemente a livello culturale e democratico del paese. Le forze sovraniste   hanno gioco molto facilitato se il livello culturale è basso. La politica del “questo lo dice lei” e delle macchine produttrici di fango e di fake news si appoggiano più facilmente su un livello culturale basso.

La crisi del Covid 19 certo non aiuta, ma il punto di partenza è talmente basso, che alcune linee guida certo possono esser perseguite.

La nuova legge del Libro. Libro democrazia e cultura

Dopo anni di vergognoso statu quo che ha favorito il “piccolo mercato esistente” l’introduzione della nuove legge del libro , per merito del Ministro Bonisoli e dello staff  di consulenti che lo hanno coadiuvato ha permesso di stabilire per la prima volta regole del gioco almeno “condivise”. Infatti gli Editori, che si riconoscono nell‘A.I. E. hanno sempre gestito uno status quo che ha preservato monopoli e posizioni dominanti, le quali hanno  imbrigliato lo sviluppo del mercato.

Si tratta di un dato di fatto acclarato dai numeri, e gli unici interventi conseguenti alla “legge Levi “del 2011 sono stati il blocco di un canale in forte espansione (la G.D.O, cioè i supermercati/ipermercati che vendono libri) e il mantenimento delle concentrazioni e posizioni dominanti di quattro gruppi editoriali, che di fatto possiedono il mercato.

Aie e la politica di blocco

Il problema nasce dalla scuola e dal mancato sostegno del libro sia in ambito scolastico, che nelle famiglie, anche come risultato di un modesto sistema bibliotecario che non penetra nel territorio e nelle scuole. E’ evidente che 70 anni di politica di tutti gli orientamenti e più colpevolmente di sinistra non hanno risolto nulla, ma anzi hanno ristretto il mercato del libro, creando di fatto barriere all’ingresso, dovute alla presenza di una serie di posizioni dominanti.   Come risultato, dal 2011 il mercato è sceso del 7%.

 

 L’app 18

E stato l’unico intervento di sistema voluto dal governo Renzi che in qualche modo ha fermato una ben più consistente emorragia.Rivolta ai giovani diciottenni ha il grande merito di mobilitare una platea di 600000 giovani aiutandoli nel periodo cruciale del passaggio dalla scuola secondaria all’Università.

Che fare: Libro democrazia e cultura

i due interventi recenti del Mibact, vanno nella giusta strada del mantenimento di una minima situazione di agibilità, per puntellare la situazione in un momento cosi drammatico. Dunque sostegno agli editori e massiccia distribuzione di libri al sistema delle biblioteche, ancora un aiuto alla produzione. Questi interventi  inevitabili nel breve, trasferiscono risorse agli operatori, tendenzialmente  più strutturati e dunque mantengono ancora una volta lo Statu Quo.

Manca completamente la visione della crescita, perchè partendo da un punto cosi basso crescere è possibile e soprattutto un dovere democratico e culturale.

Portare i libri tra i lettori e aumentarne il numero

E l’uovo di Colombo se non si è miopi .

Bisogna creare un vero Centro del Libro sugli esempi di quelli europei, affidato a professionisti del settore, prendendo ad esempio il Centre du Livre francese.  Composto da 70 specialisti, i compiti del centro sono: sostenere i giovani scrittori e gli studiosi e le opere di saggistica di cultura; gestire fondi per sostenere le collane e gli editori di “cultura” (sic), assistendo anche gli editori in “ristrutturazione”, infine, aiutare le traduzioni dei libri francesi nelle altre lingue.

In italia si potrebbe fare con una dotazione  annua di non più di 30 milioni (questi infatti sono i numeri francesi e l’Istituto esiste dal primo dopoguerra, a volte copiare è persino difficile).

A lato di questo, ma diretto dallo stesso Istituto, si potrebbe ipotizzare la creazione di una rete di “Pubbliche letture diffuse”, composta da un centinaio di promotori distribuiti sul territorio. Questa governerebbe la diffusione del libro tra i non lettori e i cosiddetti lettori deboli (20 milioni di persone). In questo modo la rete aiuterebbe a sviluppare la pratica della lettura con una dotazione di 6 milioni di libri; acquistati dagli editori a prezzi “politici”, e governati nel territorio dai promotori.

Non difficile se si ha una visione e si sa bene di cosa si parla, incomprensibile se per anni non si è fatto nulla.

La rete di letture diffuse di per se aumenta il mercato e soprattutto crea nuovi lettori; diffonde cultura nel paese, integrando le zone in cui la lettura è più forte a quelle in cui la lettura è meno sviluppata (Centro Sud)

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Alessandro Dalai
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