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Dizionario Arte

TIZIANO, IL PIU’ GRANDE PITTORE VENEZIANO

 

 

Tiziano. Il più grande pittore della scuola veneziana, oltre che una delle figure supreme nel mondo dell’arte. Nel corso di una lunga e prolifica carriera, dominò l’arte veneziana durante il suo periodo d’oro e lavorò per molti e prestigiosi committenti fuori dalla città; i suoi dipinti ebbero un’influenza profonda e duratura in tutta l’arte europea.

La maggior parte della sua carriera è ben documentata, ma i primi anni rimangono abbastanza oscuri e la data di nascita fu a lungo oggetto di dibattiti tra esperti, perché le prove a sostegno rimangono controverse; sicuramente era molto vecchio all’epoca della morte, anche se forse non così vecchio come suggeriscono alcuni resoconti (la tradizione vuole che abbia vissuto fino a novantanove anni).

allievo di Giovanni Bellini

Fu probabilmente allievo di Giovanni Bellini e agli inizi della carriera entrò in contatto con Giorgione, con il quale instaurò una relazione profonda. Nel 1508 (la prima data sicura della sua carriera) collaborarono all’affresco esterno (oggi distrutto) del Fondaco dei Tedeschi a Venezia e dopo la morte prematura di Giorgione nel 1510 pare che Tiziano abbia completato alcuni dipinti lasciati incompiuti dall’amico.

L’attribuzione di diversi dipinti (alcuni molto famosi) è ancora incerta. Le prime opere certe di Tiziano che possono essere datate con precisione sono i tre affreschi sulla vita di sant’Antonio da Padova nella scuola del Santo, a Padova (1511), dipinti nobili e dignitosi con una fermezza e una monumentalità che ricordano lo stile del centro Italia.

la tecnica dell’affresco

Sebbene mostrino una padronanza eccezionale della tecnica dell’affresco, dopo di allora Tiziano non usò quasi più questo mezzo e lavorò quasi esclusivamente a olio.

Nello stesso anno in cui Tiziano dipinse questi affreschi, Sebastiano del Piombo lasciò Venezia per Roma; con la sua partenza e la morte di Giorgione, rimaneva solo Bellini, ormai anziano, a contrastare la supremazia di Tiziano.

Tiziano divenne il più grande pittore di Venezia

In seguito alla morte di Bellini nel 1516, Tiziano divenne il più grande pittore di Venezia, praticamente senza rivali fino alla sua stessa morte, occorsa sessant’anni dopo.

Negli ultimi anni, tuttavia, lavorò soprattutto per committenti stranieri, permettendo a giovani artisti come Tintoretto e Veronese di farsi strada nell’arena veneziana.

Nel secondo decennio del XVI secolo Tiziano si staccò dal romanticismo onirico di Giorgione e sviluppò uno stile personale molto più robusto.

Si nota ancora molto della enigmatica poesia di Giorgione nell’allegorico Amor sacro e amor profano (1514, Galleria Borghese, Roma), ma temperata da un aspetto più mondano.

Uno stile più dinamico

Ben presto lo stile di Tiziano divenne molto più dinamico; questo è particolarmente evidente nell’opera che più di ogni altra affermò la sua autorità a Venezia -l’enorme pala d’altare L’assunta (1516-18, Santa Maria dei Frari, Venezia).

Si tratta di uno dei dipinti più grandi che abbia mai realizzato e di uno dei suoi capolavori, che nella grandiosità delle forme raggiunge i livelli dei suoi più illustri contemporanei romani e li supera nello splendore dei colori. Il movimento ascensionale della Vergine, che sale dal gruppo compatto degli Apostoli verso la figura sospesa di Dio padre, è una chiara anticipazione del barocco.

due pale d’altare più famose

Qualità simili sono presenti anche nelle due pale d’altare più famose, dipinte negli anni Venti: Madonna con santi e membri della famiglia di Pesaro (Pala Pesaro, 1519-26, Santa Maria dei Frari), un’audace composizione diagonale di grande effetto, e la Pala di san Pietro martire (completata nel 1530), che Tiziano dipinse per la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, a Venezia, dopo aver battuto Palma il Vecchio e Pordenone nella competizione.

Il dipinto andò distrutto in un incendio nel 1867 ed è conosciuto attraverso copie e incisioni; alberi e persone danno vita a una composizione violentemente centrifuga appropriata all’azione; Vasari la descrisse come “la più celebrata, la migliore opera… mai realizzata da Tiziano”.

Il giovane Tiziano

Il giovane Tiziano ottenne importanti commissioni laiche ed ecclesiastiche, in particolare una serie di tre dipinti mitologici (1518-23) per Alfonso d’ Este, il primo dei suoi committenti nobili –Il culto di Venere, Il Baccanale (entrambi al Prado di Madrid) e Bacco e Arianna (National Gallery, Londra).

Fu molto attivo anche come ritrattista. I primi ritratti raffigurano per lo più personaggi sconosciuti, come lo squisito Uomo con guanto (1520, Louvre, Parigi), ma in seguito Tiziano iniziò a ritrarre le personalità più famose del tempo.

Arricchitosi grazie al successo

Arricchitosi grazie al successo, dal 1531 visse in un palazzo veneziano con giardini affacciati sulla laguna. Nel 1533 l’imperatore Carlo V (vedi Asburgo) lo nominò pittore di corte e lo elevò al grado di conte palatino e cavaliere dello sperone dorato. Questo rappresentava un riconoscimento senza precedenti per un pittore.

Ridolfi racconta un aneddoto che rivela il rispetto di cui godeva Tiziano da parte dello stesso imperatore: Tiziano fece cadere un pennello e quando Carlo si chinò per raccoglierlo, protestò: “Sire, non sono degno di tale servitore”, al che l’imperatore replicò: “Tiziano è degno di essere servito da Cesare”.

 

Tiziano è degno di essere servito da Cesare

Nonostante la sua istruzione fosse probabilmente piuttosto elementare (non conosceva il latino), sembra che si trovasse a suo agio nell’alta società dei suoi committenti: fonti a lui contemporanee raccontano che aveva buone maniere ed era un buon conversatore; il suo migliore amico era il famoso poeta Pietro Aretino.

Tiziano incontrò per la prima volta l’imperatore nel 1530, quando Carlo fu incoronato a Bologna. Sebbene avesse compiuto altri viaggi brevi in diverse località del nord Italia, fu sempre riluttante ad allontanarsi troppo da Venezia e declinò l’invito di Carlo a recarsi in Spagna per eseguire i ritratti della famiglia reale.

Negli anni Quaranta

Negli anni Quaranta, tuttavia, superò la sua resistenza ai viaggi lunghi, recandosi a Roma nel 1545-46 su invito di papa Paolo III (Alessandro Farnese); andò poi ad Augusta, in Germania, nel 1548 per lavorare alla corte di Carlo, e vi tornò nel 1550-51.

Le sue opere romane includono il celebre ritratto del papa con i nipoti, i cardinali Alessandro e Ottavio Farnese (Museo di Capodimonte, Napoli).

Tiziano portò con sé il dipinto Danae (1544-45 Museo di Capodimonte), precedentemente commissionato dal cardinale: si tratta di uno dei suoi nudi femminili più riusciti e sensuali.

Un legato papale, scrivendo al cardinale nel 1544, sottolineò la sua evidente carica erotica paragonando il dipinto alla precedente Venere di Urbino (1538, Uffizi, Firenze): “il nudo che sua Eccellenza ha visto in casa del Duca di Urbino (Guidobaldo Della Rovere) sembra una suora in confronto a questo”.

Secondo Vasari, Michelangelo apprezzò molto l’uso del colore nella Danae, ma la trovò carente nel disegno. Le opere di Tiziano ad Augusta includevano il Ritratto di Carlo V a cavallo (1548, Prado, Madrid), il più grande e maestoso dei suoi ritratti.

Filippo II di Spagna

Il più importante committente nella tarda carriera di Tiziano fu il figlio di Carlo, Filippo II di Spagna, che il pittore incontrò per la prima volta a Milano nel 1549. Inizialmente Filippo non era particolarmente colpito dall’opera di Tiziano, trovando la sua pennellata troppo ampia, ma giunse poi ad ammirarlo più di ogni altro pittore e invece di commissionargli opere specifiche era contento di accettare qualsiasi cosa gli inviasse il maestro.

Come il padre, Filippo era profondamente devoto e le opere che Tiziano realizzò per lui comprendono sia ritratti che soggetti religiosi. La più famosa è una serie di sette dipinti con soggetti erotico-mitologici (1550-62), liberamente ispirata alle Metamorfosi di Ovidio: Danae (una variante di quella eseguita per il cardinale Farnese), Venere e Adone (Prado, Madrid), Perseo e Andromeda (Collezione Wallace, Londra), Il ratto di Europa (Gardner Museum, Boston), Diana e Atteone, Diana e Callisto (eVenere e Adonentrambi Ellesmere Collection, in prestito alla National Gallery of Scotland) e la Morte di Atteone (National Gallery).

Tiziano si riferiva a questi dipinti chiamandoli ‘poesie

Tiziano si riferiva a questi dipinti chiamandoli ‘poesie’; di fatto essi sono visioni altamente poetiche di mondi lontani, molto diversi dal realismo sensuale dei suoi primi dipinti mitologici.

In questo periodo il suo stile era fortemente cambiato rispetto a quello giovanile e mostrava un’enfasi sui sentimenti interiori piuttosto che sui drammi esterni; i colori erano morbidi e avvolgenti piuttosto che ricchi e squillanti e la pennellata si era fatta più sciolta, quasi impressionista. Si è pensato che l’estrema libertà delle ultime opere fosse da attribuire alla loro incompletezza e forse a un indebolimento della vista.

Tiziano si servì di un gran numero di assistenti

La situazione è complicata anche dal fatto che nell’ultimo periodo Tiziano si servì di un gran numero di assistenti, tra cui il fratello Francesco Vecellio (1490-1559) e il figlio Orazio Vecellio (1525-1576). In ogni caso non c’è dubbio che tra le ultime opere di Tiziano ci siano alcune delle sue creazioni più sublimi; la sua carriera terminò con l’ispirata Pietà (1575-76, Accademia, Venezia), che pare fosse stata pensata per la sua stessa tomba e che fu evidentemente terminata dopo la sua morte da Palma il Giovane.

Tiziano fu riconosciuto genio già ai suoi tempi

Tiziano fu riconosciuto genio già ai suoi tempi.Filippo II di Spagna (Lomazzo lo descrive come “un sole in mezzo a molte piccole stelle, non solo tra gli italiani ma tra tutti i pittori nel mondo”) e la sua fama come uno dei giganti dell’arte non è mai stata messa in discussione (per secoli è stato descritto come il migliore dei coloristi).

Eccelse in ogni campo della pittura del suo tempo e le sue realizzazioni coprivano una gamma così varia -dalla gioiosa evocazione dell’antichità pagana dei primi dipinti mitologici fino alla profondità tragica degli ultimi dipinti religiosi -da aver ispirato artisti molto diversi tra loro. Van Dyck, *Poussin, Rubens e Velázquez sono tra i pittori che più lo ammirarono.

Fu seguito da molti

In molti campi creò degli stili che furono poi seguiti da generazioni di artisti, in particolare nei ritratti; più di ogni altro fu lui ad allargare il campo del ritratto oltre il tipico testa-spalle che prevaleva nel XV secolo; non solo rese popolare il mezzo busto e la figura intera, ma variò anche le pose, introducendo altri elementi come un cane, un libro o una colonna classica.

 

Il potenziale espressivo della pittura a olio

, poiché fu il primo a mostrare l’illimitato potenziale espressivo della pittura a olio, creando una superficie pittorica vibrante in cui il tocco personale dell’artista è visibile in ogni pennellata.

Secondo Palma il Giovane, “negli ultimi anni lavorò più con le dita che con i pennelli” e Vasari scrisse che i suoi ultimi dipinti “sono eseguiti con colpi ampi e decisi, a chiazze di colore, con il risultato che non si possono vedere da vicino, ma appaiono perfetti a distanza… Il metodo che usò fu giudizioso, bellissimo e sorprendente perché i dipinti risultano vivi, eseguiti con grande arte, ma non si vede il grande lavoro che hanno richiesto”.

era infatti noto per la sua avarizia

Se Tiziano fu grande come artista pare non lo fosse altrettanto di carattere; era infatti noto per la sua avarizia. Nonostante la fama e la ricchezza, si lamentava di essere povero ed Erwin Panofsky commenta che “la sua dichiarazione dei redditi del 1566… oggi lo farebbe finire in prigione”.

Tuttavia fu prodigo nell’ospitare gli amici, in particolare Pietro Aretino e lo scultore e architetto Jacopo Sansovino. I tre erano tanto intimi che a Venezia erano conosciuti come il triumvirato e ognuno di loro si servì della propria influenza presso i committenti per favorire le carriere degli altri due.

Nascita: Pieve di Cadore 1485; Morte: Venezia 1576

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