Tiepolo, Giambattista

Tiepolo, Giambattista. Pittore, disegnatore e incisore veneziano. Fu il più grande pittore italiano (e probabilmente anche europeo) del XVIII secolo. Con la sua opera portò a una gloriosa conclusione la tradizione italiana dell’affresco, cominciata con Giotto quattrocento anni prima.

La sua produzione fu prodigiosa (la sua carriera è essenzialmente la storia di un lavoro incessante) e i suoi servizi erano richiesti dalla Svezia alla Spagna. Si formò con il pittore storico Gregorio Lazzarini (1655-1730), ma secondo il biografo di Lazzarini, Vincenzo da Canal (1732), Tiepolo abbandonò presto “lo stile diligente del maestro ed essendo tutto fuoco e spirito, ne adottò uno rapido e libero”.

Inizialmente fu influenzato

Inizialmente Giambattista Tiepolo fu influenzato dallo stile ombroso e drammatico di Piazzetta e lavorò principalmente a olio. Tuttavia, intorno al 1725 si dedicò sempre più spesso all’affresco e la sua tavolozza si schiarì sotto l’influenza di Paolo Veronese. Fu descritto dai suoi contemporanei come “Veronese rinato” e con il suo grande predecessore ebbe in comune l’amore per lo sfarzo e per i colori brillanti (usò spesso abiti del XVI secolo nei suoi dipinti).

Tuttavia, mentre l’opera di Veronese possiede sempre una solidità tipica del rinascimento, quella di Giambattista Tiepolo è dotata di delicati effetti spaziali inafferrabili, in particolare negli affreschi a soffitto, nei quali la parte centrale raffigura spesso un cielo aperto. Con tutta la sua leggerezza, l’opera di Tiepolo fu sempre sostenuta da una superba capacità nel disegno; fu proprio questo a permettergli di rappresentare figure fluttuanti nell’aria in modo così naturale e convincente.

Nel 1726-28 Tiepolo

Nel 1726-28 Tiepolo portò avanti il primo grande lavoro fuori Venezia, l’affresco per il palazzo dell’Arcivescovo a Udine, che gli valse numerose commissioni nel nord Italia. Nel 1736 la sua fama era tale che fu invitato a Stoccolma a decorare il Palazzo reale -invito che rifiutò poiché la retribuzione offertagli era troppo bassa.

Il conte Carlo Gustavo Tessin (1695-1770), diplomatico svedese e collezionista d’arte che cercò di assicurarsi i suoi servizi, fu impressionato dal suo “carattere ardente e cortese” così come dalla sua incredibile rapidità. “Dipinge un quadro in minor tempo di quanto sia necessario a un altro per preparare i colori”.

Fino a quel periodo Giambattista  Tiepolo si era dedicato prevalentemente a soggetti laici e terreni, ma dalla fine dai tardi anni Trenta del Settecento alla fine degli anni Quaranta produsse anche una serie di importanti opere religiose per alcune chiese veneziane, tra cui la serie di tre grandi tele raffiguranti scene della passione di Cristo (1740) per San Alvise (ancora in situ).

Questi tre dipinti

Questi tre dipinti provocano un “tremendo impatto emotivo sullo spettatore” (Michael Levey, Tiepolo, 1986) e si avvicinano stilisticamente più a Tintoretto che a Veronese. Dopo di allora, Tiepolo tornò a dedicarsi prevalentemente a commissioni laiche e decorative, anche se continuò a produrre pale d’altare per tutta la sua carriera; occasionalmente si avventurò in altri generi, come dimostra l’incantevole Giovane donna con pappagallo (1760, Ashmolean Museum, Oxford).

Le sue opere più importanti di soggetti secolari negli anni Quaranta del Settecento, e forse di tutta la sua carriera veneziana, sono le decorazioni per Palazzo Labia (1745), che includono i famosissimi affreschi L’incontro tra Antonio e Cleopatra e Il banchetto di Antonio e Cleopatra (sulla cui storia tornò parecchie volte). Qui, come in altre commissioni, fu assistito dal suo esperto in quadratura, Gerolamo Mengozzi Colonna.

Nel 1750 Tiepolo lasciò l’Italia

Nel 1750 Giambattista Tiepolo lasciò l’Italia per la prima volta, per occuparsi di un incarico di grande prestigio e molto lucrativo, la decorazione della Rezidenz (palazzo) del principe-vescovo di Würzburg in Germania. L’edificio era stato progettato da Balthasar Neumann, il più grande architetto dei tempi in Europa centrale e costituiva una degna ambientazione per l’opera più gloriosa di Tiepolo.

Come Rubens, egli era in grado rendere viva anche la più pesante e noiosa delle allegorie e qui, nel difficile compito di dare lustro al principe-vescovo, realizzò grandiose visioni risplendenti di luce e colore. Si dedicò dapprima alla Kaisersaal (usata come sala da pranzo) e poi ai soffitti della grandiosa Treppenhaus (scalinata), completando il lavoro nel 1753, quando fece ritorno a Venezia.

Nel 1757 un altro picco della sua carriera fu la decorazione di una serie di stanze a Villa Valmarana, vicino a Vicenza, con scene tratte da Omero, Virgilio, Ariosto e Tasso. Qui la dimensione era più intima e il sentire più tenero, dato che la maggior parte dei soggetti avevano a che fare con l’amore.

L’ultima opera di grandi dimensioni in Italia fu l’enorme soffitto della sala da ballo a Villa Pisani a Strà, vicino a Padova, iniziato nel 1760

Mentre vi lavorava, Tiepolo

Mentre vi lavorava, Tiepolo fu convocato a Madrid da Carlo III -“sono obbligato a rispondere all’urgenza di Sua Maestà” -e trascorse lì gli ultimi otto anni della sua vita. Aveva sessantasei anni quando arrivò a Madrid nel 1762, ma era ancora pieno di energia e nel 1766 aveva completato tre soffitti del palazzo reale, tra cui quello dell’enorme sala del trono, dove dipinse Apoteosi della monarchia spagnola.

La sua ultima commissione importante portata a termine fu una serie di sette pale d’altare per la chiesa di San Pascual in Aranjuez, vicino Madrid, opere piene di una solennità e di un’introspezione che erano nuove al suo stile. Queste vennero concluse nel 1769 e installate nel 1770, poco dopo la morte di Tiepolo. Pochi anni dopo, però, furono sostituite con dipinti di Mengs e di altri artisti, segno del crescente gusto per il neoclassicismo.

Se alcuni hanno interpretato questo affronto postumo come prova del declino della reputazione di Tiepolo negli ultimi anni della sua vita, è vero invece che egli godette del favore reale fino alla fine e che venne pagato molto bene. (Un’altra leggenda di cui non esistono prove concrete è la rivalità tra Tiepolo e Mengs.

L’aneddoto che vede Mengs così geloso di Tiepolo da assoldare dei sicari per bastonarlo è altamente improbabile; si dice che si fosse nascosto dietro un albero per osservare l’aggressione e che si ferì cadendo, al che il suo rivale -con la nobiltà d’animo che lo caratterizzava -lo soccorse tempestivamente.)

Le pale d’altare di Aranjuez

Le pale d’altare di Aranjuez sono disperse e in parte perdute; sopravvivono le cinque opere conservate presso la Courtauld Gallery, Londra, che dimostrano come Tiepolo mantenesse la sua maestria nel dipingere sino agli ultimi giorni. Fu prolifico come disegnatore tanto quanto come pittore (il Victoria & Albert Museum di Londra ospita una splendida collezione dei suoi disegni) e fu anche uno dei migliori incisori del tempo, nonostante l’esigua produzione in questa tecnica; Goya deve molto alle sue opere grafiche.

Tiepolo era sposato con Cecilia Guardi, sorella dei fratelli Guardi, ed ebbe due figli maschi, anch’essi pittori, Giandomenico (Venezia 1727-Venezia 1804), conosciuto come Domenico, e Lorenzo (Venezia 1736-HÇmera 1776).

Furono i primi assistenti del padre in diversi progetti importanti; entrambi lo accompagnarono in Spagna e Lorenzo vi rimase per il resto della sua vita. Produsse interessanti incisioni e ritratti a pastello, ma individualmente possedeva uno spessore artistico inferiore a quello del fratello Domenico, che fu pittore e incisore di un certo livello. Sebbene questi imitasse molto l’opera del padre quando lo assisteva, nelle sue opere ebbe un tocco molto personale -molto più concreto, con vivide osservazioni della vita quotidiana.

Il contrasto con il padre si nota particolarmente a Villa Valmarana, dove Domenico decorò la casa degli ospiti nello stesso momento in cui Giambattista era impegnato nell’edificio principale; i soggetti includono scene di vita contadina. Come incisore è conosciuto soprattutto per la serie di ventiquattro stampe sul tema della fuga in Egitto (1749).

Nascita: Venezia 1696; Morte: Madrid 1770

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Alessandro Dalai
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