scultura

Scultura.Il termine scultore indica genericamente chi crea opere d’arte tridimensionali

Scultura.Il termine scultore indica genericamente chi crea opere d’arte tridimensionali, sia che lo faccia intagliando direttamente un materiale duro (marmo, pietra, legno), sia che lo faccia modellando materiali morbidi (creta, cera, gesso) per produrre l’opera o per ricavarne lo stampo necessario alla fusione di metalli (bronzo, acciaio).

Lo stesso vale per il termine scultura. Invece il verbo scolpire si riferisce solo al primo caso, mentre per il secondo il verbo è modellare. Quando è necessario distinguere, anche con l’uso del nome, parliamo di ‘scultura in senso stretto’, quella cioè che implica il contatto diretto dell’artista con un blocco dal quale si toglie materiale man mano per far affiorare la figura voluta (escludendo quindi anche la pratica di modellare una forma in gesso da riportare poi sulla pietra con l’aiuto di macchine e di assistenti).

una questione strettamente tecnica

Sebbene questa possa sembrare una questione strettamente tecnica, nei primi anni del XX secolo si legò a problemi estetici ed etici, in particolar modo in Francia e in Inghilterra.

Nel XIX secolo gli scultori usavano preparare un modello in gesso, da sottoporre al giudizio del pubblico e dei committenti, per passare al lavoro sul marmo solamente quando fossero sicuri della commissione,

In questo modo uno scultore di successo poteva diventare in realtà il gestore di un grande studio che produceva anche numerose, e pressoché identiche, versioni delle sue opere più note.

Rodin si avvaleva di molti assistenti

Rodin si avvaleva di molti assistenti, tra cui artisti come Bourdelle, Despiau e Pompon, e raramente toccava martello e scalpello, se non le poche volte che aggiungeva tocchi finali alle opere in marmo.

Questo tipo di procedura fu duramente criticata da John Ruskin, che nel 1782 denunciò “il sistema moderno del modellare il lavoro in creta, ottenendo la forma finale da macchinari (con questo egli intendeva riferirsi alle cosiddette ‘macchinette’, vedi punti, sistema dei) e dalle mani dei subordinati”.

Ruskin sostenne che lavorando in quel modo uno scultore pensa in creta e non in marmo e che “né lui né il pubblico riconosce il tocco dello scalpello come espressione di un sentimento personale e niente è richiesto se non una perfetta finitura meccanica”.

Fino all’inizio del XX secolo

Fino all’inizio del XX secolo questa sua idea di scultura non la praticarono gli scultori inglesi. Tra i primi a farlo furono Jacob Epstein, Eric Gill e Henri Gaudier-Brzeska. Per Epstein l’attività scultorea era legata all’interesse per la scultura al di là della tradizione greco-romana, come quella assira e africana, e rifletteva il contatto avuto a Parigi con Brancusi e Modigliani, che avevano interessi simili.

Il ritorno alla scultura per Gil era il ritorno a una pratica medievale attraverso la quale sperava di superare gli iniqui effetti dell’industrialismo che separa il lavoro del pensare da quello del fare.

Per Gaudier-Brzeska scolpire era come una lotta sia manuale che creativa, un aspetto di un’arte ‘virile’ che contrastava con la ‘femminile’ modellazione che aveva dominato la precedente generazione della New Sculpture.

Dopo la prima guerra mondiale

Dopo la prima guerra mondiale alcuni scultori inglesi, tra cui Barbara Hepworth ed Henry Moore, praticarono come un dogma la scultura in senso stretto (vedi fedeltà al materiale), mentre altri come Frank Dobson e Leon Underwood lavorarono sia con lo scolpire che con il modellare. In Francia la scultura intesa in questo senso la consideraronofino al 1914 una rivendicazione d’avanguardia, ma negli anni Venti  largamente accettata e contemporaneamente  anche in altri paesi; Fritz Wotruba ne fu un grande esponente in Austria, per esempio, e William Zorach negli Stati Uniti.

Dopo la seconda guerra mondiale il dibattito tra scultura e modellazione ebbe obsolescenza dalla presenza di nuove tecniche, sebbene per molti scultori più anziani o più tradizionalisti il senso di coinvolgimento personale attraverso il contatto diretto con il materiale sia rimasto di centrale importanza.

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Alessandro Dalai
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