Rembrandt,Harmenszoon van Rijn.

Rembrandt Harmenszoon van Rijn. Pittore, acquafortista e disegnatore olandese, il più grande artista del suo paese. Figlio di un ricco mugnaio, a Leida frequentò una scuola di latino e nel 1620 si iscrisse all’università, probabilmente senza mai seguire le lezioni. In questo periodo entrò nella bottega dal mediocre pittore locale Jacob Van Swanenburgh, con il quale pare abbia studiato per circa tre anni.

Ma furono molto più importanti per la formazione di Rembrandt sei mesi trascorsi ad Amsterdam con Pieter Lastman nel 1624 circa. Da Lastman derivò non solo la predilezione per i soggetti mitologici e religiosi, ma anche il modo di renderli, ricorrendo a gesti ed espressioni molto forti, vividi effetti di luce e una cura meticolosa del dettaglio, come nella sua prima opera datata, la Lapidazione di santo Stefano (1625, Musée des Beaux-Arts, Lione).

 

Houbraken afferma che Rembrandt Harmenszoon van Rijn studiò anche con Jacob Pynas e forse con Joris Van Schooten (1587-1651), ma, se così fosse, devono essere stati rapporti di breve durata, perché già nel 1625 lavorava come maestro indipendente a Leida. Qui fu in stretto contatto con l’amico Jan Lievens, ma il sodalizio terminò nel 1631-32, quando Rembrandt andò ad Amsterdam (dove rimase per il resto della vita).

I quadri del periodo di Leida

I quadri del periodo di Leida sono soprattutto figure umane, spesso vecchi raffigurati come filosofi o personaggi biblici. Fece anche autoritratti e ritratti dei membri della sua famiglia, ma fu solo nel 1631 che realizzò i primi ritratti su commissione, in particolare quello di Nicolaes Ruts, un ricco mercante di Amsterdam (Frick Collection, New York). Rembrandt dovette pensare che questa era la giusta ricetta per il successo, perché opere di questo tipo prevalsero nella sua produzione dei primi anni ad Amsterdam.

Fu il periodo di maggiore attività della sua vita, e in breve tempo divenne il principale ritrattista della città. L’opera che più chiaramente mostrò la sua superiorità rispetto a rivali come Thomas De Keyser è la Lezione di anatomia del dottor Tulp (1632, Mauritshuis, L’Aia), che portò una vitalità totalmente nuova nel ritratto di gruppo. La grande energia di Rembrandt in questi primi anni ad Amsterdam emerge anche nelle opere religiose.

La commissione più importante che ricevette negli anni Trenta fu quella del principe Frederick Henry Orange per cinque dipinti con scene della Passione (Alte Pinakothek, Monaco), e le istanze *barocche tipiche delle sue opere di questo periodo sono espresse con enfasi ancora maggiore nel sensazionale Accecamento di Sansone (1636, Städelsches Kunstinstitut, Francoforte), realizzato a grandezza naturale. Rembrandt donò questo dipinto a Constanijn Huygens, che probabilmente l’aveva raccomandato per la commissione della serie con la Passione.

Negli anni Trenta del Seicento

Negli anni Trenta del Seicento le gratificazioni per Rembrandt non furono solo professionali ma anche personali. Nel 1634 sposò Saskia Van Uylenburgh, cugina di un socio mercante di quadri, e a giudicare dalla grande tenerezza che traspare dai ritratti dev’essere stata un’unione felice. La sua felicità domestica fu però funestata dalla morte di tre dei quattro figli che Saskia gli diede; solo Titus (1641-1668), che diventò uno dei suoi modelli preferiti, visse più a lungo di due mesi.

Saskia morì nel 1642, e nello stesso anno Rembrandt concluse il suo dipinto più famoso, la Ronda di notte (Rijkmuseum, Amsterdam), che Jacob Rosenberg, nella sua monografia sull’artista (1948), definì “un lampo di genio”. Il titolo, erroneo, risale alla fine del XVIII secolo, quando il dipinto era così scurito a causa di una vernice sporca da sembrare una scena notturna. Il titolo corretto è Compagnia del capitano Banning Cocq, e rappresenta l’apogeo della tradizione olandese dei ritratti di guardie civiche (un genere associato in particolare con Frans Hals).

È anche il quadro olandese

È anche il quadro olandese di qualsiasi genere più ambizioso mai dipinto fino ad allora, e Rembrandt mostrò grande originalità nel creare una scena drammatica a partire da un evento insignificante. A questo scopo subordinò i ritratti dei singoli personaggi alle esigenze della composizione nel suo complesso, e secondo la leggenda popolare i committenti che avevano pagato per posare ne furono scandalizzati e pretesero che Rembrandt Harmenszoon van Rijn facesse dei cambi radicali, dipingesse un nuovo quadro o restituisse il denaro.

Si suppone che il rifiuto di Rembrandt sia stato la sua rovina e l’abbia condotto alla povertà. Tuttavia a prova che questa storia sia vera, e sembra si tratti di un’invenzione del XIX secolo; le prove disponibili suggeriscono al contrario che il quadro fu bene accolto dai contemporanei. Samuel Van Hoogstraten, per esempio, scrisse: “è di ideazione così pittorica, di dinamismo così ardito e così potente” che i quadri accanto ai quali fu appeso sembravano “carte da gioco”.

Tuttavia, negli anni Quaranta

Tuttavia, negli anni Quaranta il successo commerciale di Rembrandt Harmenszoon van Rijn andò calando in concomitanza con le sue nuove scelte artistiche. La ritrattistica venne a occupare uno spazio molto minore ed egli si concentrò sulla pittura religiosa, mentre il suo stile diventava meno appariscente e più introspettivo. Il cambiamento è stato spiegato come una reazione alla morte di Saskia (e di sua madre nel 1640), ed è plausibile che egli abbia trovato consolazione nella religione in questo periodo difficile. Inoltre, parte del suo lavoro di ritrattista poteva essere andato ad allievi come Bol e Flinck, che seppero imitare molto bene il suo stile.

Sembra altrettanto probabile, tuttavia, che Rembrandt Harmenszoon van Rijn si fosse stancato della ritrattistica di routine e volesse tornare al suo primo amore: dipingere soggetti tratti dalla Bibbia. Negli anni Quaranta iniziò inoltre a interessarsi al paesaggio, e pare che in questo periodo trascorresse più tempo in campagna per sfuggire ai problemi domestici a cui andò incontro dopo la morte di Saskia.

Assunse una vedova di nome Geertge Dircx

Assunse una vedova di nome Geertge Dircx come balia per Titus, e questa gli fece causa per violazione di promessa dopo che le sue simpatie erano andate a Hendrickje Stoffels, una domestica di circa vent’anni più giovane di lui che era entrata in famiglia nel 1645 circa. Ci furono alcune spiacevoli azioni legali che finirono solo con la morte di lei, nel 1656. Hendrickje rimase con Rembrandt per il resto della vita e gli diede due figli, tra cui una bimba, Cornelia, nata nel 1654, l’unica dei suoi figli a sopravvivergli.

Dai ritratti che Rembrandt fece a Hendrickje traspare tanto affetto quanto in quelli di Saskia, ma non gli fu possibile sposarla per una clausola restrittiva nel testamento di Saskia.

Dopo aver rinunciato alla ritrattistica in voga, le stravaganze di Rembrandt Harmenszoon van Rijn lo portarono ad avere difficoltà finanziarie, che diventarono serie agli inizi degli anni Cinquanta. Nel 1656 fu dichiarato insolvente (riuscì a convincere le autorità che aveva agito onestamente e in buona fede, evitando così la sentenza peggiore di bancarotta, che poteva portare alla detenzione); le sue collezioni furono vendute ed entro il 1660 dovette lasciare la casa e vivere in affitto in un quartiere più povero. Houbraken disse che “nell’ultima parte della sua vita stava in compagnia soprattutto di gente comune”, ma l’immagine romantica del povero e solitario è del tutto esagerata.

Continuò a essere una figura

Continuò a essere una figura rispettata che riceveva importanti commissioni, alcune di queste dall’estero (tra i suoi mecenati c’era il nobile collezionista siciliano Antonio Ruffo [1610-1678]), e Hendrickje e Titus crearono una compagnia d’arte in cui Rembrandt figurava come dipendente, un espediente per proteggerlo dai creditori.

Così, con meno pesi sulle spalle, può darsi che Rembrandt abbia ritrovato una certa energia, perché ci sono più opere datate 1661 che qualsiasi altro anno dall’inizio degli anni Trenta. Tra il 1661 e il 1662 dipinse due delle sue opere migliori, i Sindaci dei drappieri (Rijksmueum) e il Giuramento dei Batavi, dipinto per il municipio di Amsterdam, ma per ragioni sconosciute rimosso nel 1663 e ridotto (pare da Rembrandt stesso): il magnifico frammento si trova oggi al Nationalmuseum di Stoccolma.

 

Gli ultimi anni di Rembrandt furono rattristati dalla morte di Hendrickje nel 1663 e Titus nel 1668, ma la sua arte non ne risentì in alcun modo. Al contrario, il suo lavoro sembra crescere in compassione e comprensione umana fino alla fine, e i suoi ultimi autoritratti, il culmine di una serie incomparabile iniziata quarant’anni prima, lo rappresentano con estrema dignità di fronte alle sofferenze: un uomo che non ha illusioni sulla vita, ma che allo stesso tempo non prova amarezza.

Due autoritratti risalgono

Due autoritratti risalgono all’ultimo anno di vita (National Gallery, Londra, e Mauritshuis), ma il dipinto che meglio rappresenta la sua testimonianza spirituale è forse il Ritorno del figliol prodigo (1669 ca, Ermitage, San Pietroburgo), un’opera di estrema tenerezza e intensità, descritta da Kenneth Clark come “un dipinto che chi ne ha visto l’originale… può essere perdonato se dichiara che è il miglior quadro che sia mai stato dipinto”.

La profondità e la gamma emozionale dell’opera di Rembrandt si uniscono a un’estrema abilità tecnica ed espressiva. Anche da giovane, quando per avere successo nella ritrattistica allora in voga aveva dovuto dipingere forme levigate e minuziosamente dettagliate, nelle opere private era stato molto più sperimentale, per esempio usando la punta del manico del pennello per raschiare la pittura.

Quando negli anni Quaranta incominciò a dipingere più per piacere personale, la sua pennellata divenne più sciolta, e Houbraken notò che negli ultimi anni lavorava così velocemente che sembrava che il colore fosse stato spalmato sulla tela con una cazzuola da muratore.

Non è solo la qualità dell’opera

Non è solo la qualità dell’opera di Rembrandt che lo rende unico rispetto ai suoi contemporanei olandesi, ma anche la sua varietà. Anche se i ritratti e le opere religiose occupano il posto più importante nella sua produzione, diede contributi di grande originalità in altri generi, compresa la natura morta (Bue macellato, 1655, Louvre, Parigi), e dipinse alcune opere, come il Cavaliere polacco (1655 ca, Frick Collection, New York), che sfuggono a ogni classificazioni (vedi anche Drost). Rembrandt fu abilissimo anche come acquafortista e disegnatore.

È universalmente considerato il più grande esponente nella tecnica dell’ acquaforte (e della puntasecca), in grado di esprimere l’ariosità della campagna olandese con pochi tratti veloci, ma anche pronto a cambiare radicalmente una scena religiosa complessa come le Tre croci, forse una decina di anni dopo che l’aveva incominciata nel 1653, per creare una delle più toccanti immagini della Passione di Cristo.

I suoi disegni furono eseguiti per lo più come lavori indipendenti, non come studi per dipinti, spesso con audaci tratti corposi, di cui fu un maestro insuperato.

Rembrandt fu anche un grande insegnante

Rembrandt fu anche un grande insegnante; Gerrit Dou diventò il suo primo allievo nel 1628 e Aert Van Gelder, che fu con lui negli anni Sessanta, continuò lo stile del maestro fin nel XVIII secolo. Rembrandt insegnò anche ad alcune illustri figure come Carel Fabritius (il suo allievo migliore), Phillips Koninck e Nicolaes Maes. Dopo la morte continuò ad avere molti ammiratori, e nel XVIII secolo le sue opere raggiunsero spesso prezzi di vendita considerevoli.

In genere era considerato incomparabile per l’abilità nel rendere luci e ombre, ma la maggior parte dei critici lo consideravano un genio imperfetto, il cui difetto era la “volgarità” e la mancanza di decoro.

Fu durante l’età del romanticismo, quando si pensava che gli artisti dovessero dare espressione ai loro sentimenti più riposti e disdegnare le convenzioni, che la sua fama iniziò a crescere fino alle altissime vette a cui è giunto oggi. Nel 1851 Delacroix suggerì che un giorno Rembrandt sarebbe stato valutato più di Raffaello: “Una bestemmia che farà rizzare i capelli a ogni bravo accademico”; nel giro di cinquant’anni la sua profezia si realizzò.

 

Nascita: Leida 15-07-1606; Morte: Amsterdam 04-10-1669

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Alessandro Dalai
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