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Dizionario Arte

Michelangelo Buonarroti. Scultore, pittore, architetto, disegnatore

Michelangelo Buonarroti: Scultore, pittore, architetto, disegnatore e poeta fiorentino

Michelangelo Buonarroti: scultore, pittore, architetto, disegnatore e poeta fiorentino, uno dei giganti del rinascimento. E, negli ultimi anni, una delle forze che diedero vita al manierismo. La carriera di Michelangelo durò più di settant’anni, per la maggior parte dei quali egli fu la figura dominante dell’arte italiana.

Ancora vivente fu oggetto di due dettagliate biografie, entrambe scritte da persone che lo conoscevano molto bene (Vasari e Condivi).

Grazie a queste e ad altre fonti (comprese le circa cinquecento sue lettere che si conservano), si conosce molto più di lui -sia delle qualità personali che dei dettagli della carriera -che di ogni altro artista precedente.

Era completamente devoto all’arte

Era completamente devoto all’arte e aveva un forte senso religioso. A dispetto della fama, viveva in modo piuttosto frugale ed era restio alle manifestazioni esteriori del successo. Ma era ben consapevole del proprio valore e del ruolo sociale che questo gli doveva garantire.

Tendenzialmente diffidente e schivo, aveva un temperamento acuto e una lingua tagliente, ma dimostrò il suo affetto e generosità verso la famiglia e gli amici.

Il padre, membro della buona borghesia, vantava nobili origini e ciò non fu privo di conseguenze sulla vita di Michelangelo. L’orgoglio nobiliare ebbe parte nell’opposizione della famiglia alla sua scelta di carriera artistica, e anche nell’insistenza di Michelangelo sullo status di arti liberali della pittura e della scultura.

L’apprendistato presso il pittore Domenico Ghirlandaio:

Nel 1488 iniziò l’apprendistato presso il pittore Domenico Ghirlandaio, ma l’anno seguente entrò in una sorta di accademia informale promossa da Lorenzo de’ Medici, di cui era supervisore lo scultore Bertoldo di Giovanni.

Più tardi Michelangelo affermò di essere quasi del tutto autodidatta e probabilmente questo è vero quanto alla scultura in marmo (Bertoldo era uno specialista del bronzo). Ma Ghirlandaio era di eccellente capacità tecnica e probabilmente Michelangelo ebbe nella sua bottega almeno le basi tecniche della pittura ad affresco.

Stilisticamente, certo, imparò di più dall’austera grandezza di Giotto e di Masaccio. Tra i suoi primi disegni rimasti, risalenti al 1490 circa, ci sono infatti copie delle figure dei loro affreschi.

Dopo la morte di Lorenzo de’ Medici

Dopo la morte di Lorenzo de’ Medici nel 1492 la situazione politica a Firenze divenne instabile. E nell’ottobre del 1494 Michelangelo si spostò a Bologna, dove scolpì tre piccole figure per il sacrario di San Domenico (vedi Niccolò dell’Arca).

Tornò brevemente a Firenze nel 1495 ma nel giugno del 1496 si trasferì a Roma, dove rimase per i successivi cinque anni. In questo periodo scolpì due statue che gli diedero la fama quando era solo poco più che ventenne: il Bacco (1496-97, Bargello, Firenze) e la Pietà (1498-99, San Pietro, Roma).

Questa, ultima opera principale della sua giovinezza, dà una soluzione tragicamente espressiva, e tuttavia di armoniosa bellezza, al problema di rappresentare un giovane uomo morto abbandonato sulle ginocchia di una donna.

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Il bacco

Non ci sono i segni di sofferenza che erano comuni alle rappresentazioni di quel periodo, e la scultura è di una bellezza e di una finitura perfette, dimostrando così anche l’assoluta maestria tecnica dell’autore.

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La Pietà

Michelangelo tornò a Firenze nel 1501 per ragioni che non conosciamo, lasciando incompleta una pala d’altare della Sepoltura (National Gallery, Londra), commissionatagli dalla chiesa di Sant’Agostino in Roma, uno dei soli due o tre suoi dipinti su tavola rimasti (vedi anche tondo).

Restò a Firenze fino alla primavera

Restò a Firenze fino alla primavera del 1505 e in questo periodo produsse la principale sua opera, senza dubbio il Davide (1501-04, Accademia, Firenze), che  diventa simbolo di Firenze e dell’arte fiorentina. Originariamente concepito per la cattedrale, fu posto fuori da Palazzo Vecchio, sede del governo, perché si voleva che Davide, in quanto valoroso combattente per la libertà, rappresentasse i cittadini della Repubblica fiorentina).

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Davide di Michelangelo

Subito dopo l’ultimazione del Davide Michelangelo ricevette un’altra grande commissione dal governo fiorentino, un’enorme pittura murale della Battaglia di Cascina per la nuova Camera del consiglio di Palazzo Vecchio; in questa occasione lavorò in competizione con Leonardo, che doveva dipingere nella stessa sala la Battaglia d’Anghiari.

Nessuna delle due opere ha mai effettivamente visto la luce, ma Michelangelo aveva completato il cartone in dimensioni reali o almeno una parte di questo, che da subito ebbe una grande influenza (Vasari sostenne che fosse stato diviso in molti pezzi, perché era finito con troppa facilità nelle mani di altri artisti).

Oggi è noto grazie a una copia della sezione centrale e ad alcuni magnifici disegni preliminari (alcuni conservati presso il British Museum di Londra)

Michelangelo lasciò incompleta

Michelangelo lasciò incompleta la pittura della battaglia quando papa Giulio II (Giuliano Della Rovere) lo convocò a Roma per commissionargli la sua tomba.

Negli anni successivi Giulio avviò la ricostruzione di San Pietro, che distolse la sua attenzione dalla tomba, e alla sua morte nel 1513 ne era stata realizzata solo una piccola parte. In seguito il progetto si trascinò per decenni, tanto che Michelangelo si lamentò di aver perso tutta la sua giovinezza restando a esso incatenato.

L’opera era stata originariamente concepita in modo grandioso, ma fu poi ridimensionata in successivi contratti con gli eredi di Giulio. E nel monumento eretto infine in San Pietro in Vincoli nel 1545 solo tre figure (compreso il celebre Mosè, 1515 ca) sono di mano di Michelangelo (due figure di Schiavi, 1513, scolpite da lui per la tomba, sono oggi conservate al Louvre, Parigi).

Anche l’altro grande lavoro commissionatogli da Giulio, l’affresco della volta della Cappella Sistina (1508-12), fu drammaticamente impegnativo, ma fu portato a termine.

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Cappella Sistina

Michelangelo, che si considerò sempre prima di tutto uno scultore, era riluttante all’idea di accettare un tale lavoro. Eppure seppe farne il suo più eroico risultato. Non solo per la qualità del lavoro artistico, ma anche in termini di resistenza e di capacità fisica che dimostrò nel completare così velocemente, e praticamente da solo, un’opera di quella portata.

Un ampio dibattito si sviluppa sull’esatta interpretazione da attribuire alle molte figure che adornano la volta, ma la maggior parte delle immagini rappresentano scene dalla Genesi -dalla creazione fino all’ubriachezza di Noè -che forniscono i precedenti agli affreschi della vita di Mosè e di Cristo, di diversi artisti del XV secolo, che appaiono sulle pareti sottostanti (vedi Perugino).

Profeti e sibille che predissero

Profeti e sibille che predissero la nascita di Cristo sono ai lati della volta, e a ogni angolo delle scene centrali vediamo dei bellissimi nudi di giovani (comunemente chiamati gli ignudi); il loro esatto significato risulta chiaro, ma come scrisse Kenneth Clark “la loro bellezza fisica è rappresentazione della perfezione divina; i loro agili e vigorosi movimenti sono espressione della divina energia”.

Fin da subito dopo il suo compimento la volta della Sistina divenne uno dei supremi capolavori dell’arte pittorica (il restauro del 1980 rivelò nuovamente la bellezza dei colori).

E Michelangelo, all’età di 37 anni, fu riconosciuto come il più grande artista del suo tempo, una posizione che conservò al di là di ogni discussione fino alla morte, avvenuta mezzo secolo dopo.

Nel 1516 Michelangelo Buonarroti

Nel 1516 Michelangelo Buonarroti ricevette una commissione dal successore di Giulio II, Leone X (Giovanni de’ Medici). La commissione riguardava il disegno della facciata della chiesa parrocchiale dei Medici di Firenze, San Lorenzo, che Brunelleschi aveva lasciato incompleta.

Il progetto non ebbe seguito e fece perdere parecchio tempo a Michelangelo, ma da esso nacquero altri due lavori in San Lorenzo: la Cappella medicea, o Sacrestia nuova, progettata come contraltare della Sacrestia vecchia di Brunelleschi, e la Biblioteca Laurenziana, destinata a contenere la raccolta di libri e manoscritti dei Medici.

Nessuno dei due progetti si svolse secondo i piani di MichelangeloBuonarroti, ma in essi rientrano alcune delle sue creazioni più belle.

Cominciò a lavorare alla Cappella medicea nel 1519, si interruppe nel 1527 quando espulsero i Medici  da Firenze. Ricominciò nel 1530 e lasciò il lavoro incompleto nel 1534 quando si trasferì definitivamente a Roma.

Le potenti forme architettoniche dell’edificio sono concepite come spazio per accogliere le tombe di Giuliano e Lorenzo de’ Medici, che sono raffigurati nelle due statue marmoree come simboli della Vita attiva e della Vita contemplativa.

Sotto ci sono le figure allegoriche reclinate che simboleggiano il Giorno e la Notte (per la Vita attiva) e l’Aurora e il Crepuscolo (per la Vita contemplativa).

Anthony Blunt a proposito

Anthony Blunt a proposito delle sculture della Cappella medicea ha scritto: “C’è ancora quella qualità superumana visibile negli affreschi della Cappella Sistina… ma in più c’è un senso di meditazione, di cupa inquietudine, che diventa da questo momento un marca distintiva dell’opera di Michelangelo. Non ci sono più solo simboli di eterna bellezza; c’è anche il riflesso della tragedia del destino umano”.

Nei trent’anni in cui rimase a Roma Michelangelo Buonarroti lavorò in prevalenza per il papato. Gli commissionarono la realizzazione del Giudizio Universale sulla parete di fondo della Cappella Sistina e cominciò a dipingere nel 1536; l’opera  esposta al pubblico il 31 ottobre 1541, a ventinove anni e un giorno dall’inaugurazione della volta della stessa cappella.

Ma del tutto lontana da questa

Ma del tutto lontana da questa quanto a sentimenti e significati, con le sue figure massicce e minacciose e un senso di furibonda desolazione. In quei ventinove anni, il mondo della giovinezza di Michelangelo Buonarroti era precipitato nell’orrore del ‘sacco di Roma’ (1527).Il suo fiducioso umanesimo si era dimostrato insufficiente davanti all’ascesa del protestantesimo e al nuovo spirito militante della controriforma.

Per Paolo III (Alessandro Farnese), che gli aveva commissionato il Giudizio Universale, Michelangelo Buonarroti eseguì i suoi ultimi lavori pittorici, la Conversione di san Paolo e la Crocefissione di san Pietro (1542-50) affrescate nella Cappella Paolina in Vaticano (la cappella privata di papa Paolo).

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La conversione di San Paolo

Le figure sono sempre più brusche, pesanti e lontane dalla bellezza fisica, in totale contrasto con i primi ideali dell’autore.

Qualcosa della stessa profonda e turbata spiritualità si ritrova negli ultimi disegni della Crocefissione e in due sculture note come Pietà (che forse sarebbe meglio chiamare Deposizione). Una, destinata al Duomo di Firenze, ideata per la propria tomba dall’artista, che vi si era ritratto come Nicodemo; iniziata nel 1546 circa, mutilata poi e abbandonata da Michelangelo stesso nel 1555.

L’altra, nota come Pietà Rondanini (Castello Sforzesco, Milano), fu il suo ultimo lavoro, rimasto incompleto a causa della morte.

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Pietà Rondanini

Durante gli ultimi vent’anni

Durante gli ultimi vent’anni della sua vita Michelangelo dedicò la maggior parte dell’attenzione all’architettura. In questo campo il suo valore è altrettanto alto quanto nella scultura e nella pittura. Nessun altro artista ha mai raggiunto una simile padronanza delle tre arti visive maggiori. Il suo incarico più importante (per la verità il più importante di tutto il mondo cristiano) è il completamento della basilica di San Pietro, cominciata sotto Giulio II nel 1506.

Quando Michelangelo Buonarroti ne divenne architetto, nel 1546, la costruzione aveva avuto solo piccoli avanzamenti dopo la morte di Bramante avvenuta nel 1514. Come per la volta della Sistina, Michelangelo era inizialmente restio ad accettare il lavoro. Ma poi procedette con un’energia formidabile e poco prima della sua morte i lavori erano tanto avanzati che era stato quasi completato il tamburo della cupola. Michelangelo aveva anche disegnato la cupola stessa, che però venne modificata in parte dopo la sua morte.

L’aggiunta di una lunga navata all’inizio del XVII secolo alterò il piano bramantesco e michelangiolesco di chiesa a pianta centrale. Ciononostante l’esterno dell’edificio deve il suo aspetto a lui più che a ogni altro architetto e rappresenta una giusta conclusione della sua carriera titanica.

In architettura il vocabolario decorativo

In architettura, il vocabolario decorativo di Michelangelo Buonarroti ottenne presto una circolazione amplissima, ma il suo stile massiccio e dinamico insieme non fu del tutto apprezzato ed emulato prima del XVII secolo. Non a caso fu allora che Bernini, il grande scultore-architetto dell’epoca, completò la basilica di San Pietro con la maestosa piazza.

In pittura e scultura il mezzo espressivo di Michelangelo Buonarroti era limitato quasi soltanto all’eroica figura maschile, di solito nuda, ma in questo campo egli regnò supremo come nessun altro artista prima. E nei secoli successivi fu praticamente impossibile per chiunque altro lavorare in quest’ambito senza dover fare riferimento, più o meno consapevolmente, al suo esempio.

Nascita: Caprese 6 Marzo 1475; Morte: 18 Febbraio Roma 1564


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