Dizionario Arte

Manet,Pittore e autore di stampe francese

Édouard Manet

Manet, Édouard. Pittore e autore di stampe francese, uno dei giganti del XIX secolo. Era figlio di un noto funzionario del ministero della giustizia ed ereditò una somma consistente quando il padre (che disapprovava la sua scelta professionale) morì nel 1862.

La sua appartenenza all’alta società fu determinante per la sua storia perché, per quanto visto come artista ribelle, ricercò sempre riconoscimenti tradizionali e successo e rivestì impeccabilmente il ruolo di uomo di mondo. Studiò con Couture, 1850-56, ma il suo stile personale si basava principalmente sullo studio degli antichi maestri al Louvre, in particolare dei pittori spagnoli come Velázquez (il suo idolo artistico) e Ribera.

Verso la metà dell’Ottocento visitò musei in Olanda, Germania, Austria e Italia, e l’ironia della sua carriera artistica sta nel fatto che un pittore con la sua reverenza nei confronti dell’arte del passato sia stato tanto criticato per eccesso di modernità.

La sua tendenza alla disapprovazione dello stile ufficiale si verificò quando fu rifiutata la sua prima opera presentata al Salon –Il bevitore d’assenzio (1859) (Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen).

Nel 1861 furono invece accettate due opere

Colazione sull’erba (Manet)

Nel 1861 furono invece accettate due opere, ma nel 1863 il suo Déjeuner sur l’herbe (Musée d’Orsay, Parigi) provocò scandalo: rifiutato dal Salon, per contro fu esposto al Salon des Refusés, organizzato proprio per esporre le opere respinte. L’accoglienza ostile da parte del Salon era basata su un giudizio estetico-morale: la nudità infatti veniva accettata solo se posta in una posizione sufficientemente remota nel tempo o nello spazio, e il suo quadro raffigurava invece una donna nuda durante un pic-nic con due uomini vestiti di tutto punto.

Edouard Manet
Olympia (Manet)

Ma uno scandalo ancora maggiore si ebbe due anni più tardi. Nel 1863 Olympia (Musée d’Orsay,) si espose al Salon: la figura femminile nuda e reclinata era basata sulla Venere d’Urbino di Tiziano (che Manet aveva copiato dieci anni prima a Firenze).
La sua appariscente sensualità si considerò come un affronto agli standard accettati di decoro. Un critico scrisse:

“un’arte di questo tipo, caduta così in basso, non merita che biasimo”.

Manet fu attaccato anche per la sua tecnica audace. Con essa aveva eliminato la fine gradazione di toni della pratica accademica creando vividi contrasti tra luce e ombra.

“Le ombre sono rappresentate da macchie nere più o meno ampie” scrisse un altro critico

“anche la donna meno bella ha ossa, muscoli, pelle e ogni sorta di colori”.

Ci dispiace dirlo, ma qui non c’è

Ci dispiace dirlo, ma qui non c’è nient’altro che il desiderio di attirare l’attenzione a ogni costo”. Da quel momento Manet si trovò controvoglia ad acquisire la reputazione di leader dell’avanguardia e in particolare a essere rispettato e ammirato dagli *impressionisti. Fu però sempre piuttosto distante da questi (nonostante amasse andare alle corse con Degas, altolocato come lui) e non partecipò mai alle loro mostre.

Adottò comunque la tecnica impressionista della pittura en *plein air (incoraggiato anche da Berthe Morisot, che divenne sua cognata nel 1874) e le sue opere diventarono più libere e luminoso negli anni a partire dal 1870.

Nei tardi anni Settanta sviluppò una forma di atassia motoria (correlata alla fase terminale della sifilide), che gli causò attacchi molto dolorosi ed estrema stanchezza; da allora preferì sempre più il lavoro a pastello, che richiedevano uno sforzo fisico minore rispetto alla tecnica a olio, ma il suo più grande quadro, Il bar delle Folies-Bergère (1882, Courtauld Gallery, Londra), è rimasto insuperato nell’arte del XIX secolo anche solo per la pura bellezza della tecnica. Monet morì tra atroci dolori una settimana dopo aver subito l’amputazione di una gamba colpita dalla cancrena.

Gli onori ufficiali che furono riconosciuti a Manet

Gli furono riconosciuti onori ufficiali: una medaglia di secondo livello al Salon e la qualifica di membro della Legione d’Onore. Entrambi arrivarono quando era ormai molto malato, troppo tardi (1881) perché potesse goderne.

Manet si definisce artista complesso e sfaccettato. Dipinse una grande varietà di soggetti (era anche un abile acquafortista e litografo) e raramente si è ripetuto. L’approccio da lui adottato era assolutamente non dogmatico ed egli era riluttante nei confronti delle teorizzazioni; il suo amico Émile Zola ha scritto di lui che “cominciando un quadro, non era mai in grado dire come sarebbe riuscito”.

Il suo lavoro spesso trasmetteva un senso di totale freschezza e spontaneità. Egli spesso però, ridipingeva e rielaborava i quadri o ne divideva uno in più parti. La sua più grande forza stava nei soggetti di vita contemporanea (faceva costantemente schizzi nei boulevard e nei caffè di Parigi). Ma nonostante le accuse di alcuni critici di essere privo di immaginazione e di essere in grado di dipingere soltanto ciò che aveva di fronte, difficilmente le sue opere erano una mera trascrizione della natura.

Spesso, invece, risultano enigmatiche

Il Bar delle Folies Bergère (Manet)

Spesso, invece, risultano enigmatiche ed elusive, come per esempio Il bar delle Folies-Bergère, quasi che Monet fosse più interessato allo stesso atto del dipingere che al soggetto vero e proprio. Si considera uno dei fondatori dell’arte “moderna per questa sua libertà anche dalla letteratura tradizionale, dall’aneddotica e dai riferimenti moralistici dell’arte. È significativo che il titolo ufficiale della prima mostra dei *postimpressionisti, organizzata da Roger Fry nel 1910-11, fosse ‘Manet e i postimpressionisti’.

Nascita: Parigi 1832;
Morte: Parigi 1883

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