Giotto
Dizionario Arte

Giotto

Giotto


Giotto. Pittore e architetto fiorentino. Giotto è considerato il fondatore della tradizione pittorica occidentale. La sua opera rompe definitivamente con la stilizzazione dell’arte bizantina, introducendo nuovi ideali di naturalismo e creando un senso convincente dello spazio pittorico.

I suoi stessi contemporanei ne riconobbero il valore. Dante lo elogia in un famoso passo della Divina Commedia definendolo superiore al maestro Cimabue. Alle generazioni successive fu chiaro che con lui era iniziata una nuova era artistica. Intorno al 1400 Cennino Cennini scrisse che Giotto aveva tradotto l’arte della pittura dal greco al latino, rendendola moderna.

Fu Giotto il primo artista

Fu Giotto il primo artista di quei tempi a raggiungere una così vasta fama. Le richieste per i suoi servigi piovevano da tutta l’Italia e fonti antiche dicono che abbia lavorato ad Assisi, Bologna, Ferrara, Lucca, Milano, Napoli, Padova, Ravenna, Rimini, Roma, Urbino e Verona, oltre che a Firenze, e secondo il Vasari visitò anche Avignone, in Francia, dove si dice che abbia svolto un incarico per papa Clemente V (in carica dal 1305 al 1314).

Tuttavia questi primi riferimenti tendono a essere alquanto vaghi e molte delle opere di cui parlano non sono identificabili o sono andate distrutte, così che non è possibile attribuire un dipinto a Giotto sulla base di documenti contemporanei inoppugnabili; in effetti la sua opera pone enormi problemi di attribuzione, ma è comune l’accordo sul fatto che il ciclo di affreschi nella Cappella degli Scrovegni sia suo (gliene viene riconosciuto il merito in due diversi riferimenti letterari risalenti al 1313), e questa certezza costituisce il punto di partenza per qualunque riflessione sul suo lavoro.

La Cappella degli Scrovegni

Giotto Assisi
Affreschi San Francesco ad Assisi

La Cappella degli Scrovegni (o Santa Maria dell’Arena, costruita sul luogo di un’antica arena romana) fu fatta costruire da Enrico Scrovegni (vedi donatore). Uno dei più facoltosi cittadini di Padova, come espiazione per i peccati del proprio padre, un noto usuraio menzionato da Dante.

Fu iniziata nel 1303 e gli affreschi di Giotto di solito si fanno risalire al 1303-06. Si estendono tutto intorno all’interno della cappella, che è pressoché priva di ornamenti architettonici. Venne chiaramente concepita tenendo presente quel tipo di decorazione (forse lo stesso Giotto partecipò alla progettazione dell’edificio).

Sulla parete ovest è dipinto il Giudizio Universale. Sopra il presbiterio si trova L’Annunciazione. Sulle pareti principali si trovano tre file di dipinti raffiguranti scene dalla vita della Vergine e dei suoi genitori, sant’Anna e san Gioacchino, e della vita e Passione di Cristo.

In una serie di riquadri posti in basso sono dipinte figure che rappresentano i Vizi e le Virtù, eseguiti per simulare rilievi in pietra e che rappresentano i primi esempi di *grisaille. Le figure nelle scene narrative principali sono a metà della grandezza naturale. Vedendole in riproduzione però, è facile immaginarle molto più grandi perché la rappresentazione di Giotto è grandiosa e potente. Le sue figure hanno un senso completamente nuovo di tridimensionalità e di presenza fisica.

Nel raffigurare gli eventi sacri

Giotto cappella-scrivegni
Cappella Scrivegni

Nel raffigurare gli eventi sacri egli comunica il peso morale piuttosto che lo splendore divino. L’impressione è che fondi le scene sull’esperienza personale e la sua capacità di andare dritto al cuore della storia. È in grado di esprimerne l’essenza nei gesti o in espressioni pienamente convincenti è rimasta insuperata.

Gli affreschi della vita di san Francesco

L’altro grande ciclo di affreschi associato al nome di Giotto è quello riguardante la vita di san Francesco nella Basilica Superiore di Assisi. Il primo ad attribuirlo a lui fu Vasari. Tale attribuzione non si mise in in dubbio fino al XIX secolo. In seguito il dibattito sulla paternità di Giotto è diventata una delle questioni più controverse della storia dell’arte.

Gli affreschi di san Francesco sono chiaramente opera di un artista di grande levatura (la raffigurazione intima e umana ha contribuito molto a fissare nei posteri l’immagine del santo). Sono però più aneddotici e meno potenti di quelli della Cappella degli Scrovegni. Presentano differenze stilistiche che agli occhi di alcuni critici sono apparse talmente evidenti da far escludere che la paternità sia la stessa.

Tuttavia, altri esperti ribattono

Tuttavia, altri esperti ribattono che le differenze si possono spiegare con la maturazione di Giotto nel corso della carriera (gli affreschi di Assisi sono probabilmente precedenti a quelli della Cappella degli Scrovegni, per quanto anche la datazione di questi sia controversa). I tentativi di attribuire a Giotto altri affreschi di Assisi hanno suscitato le stesse polemiche (vedi anche Maestro della Leggenda di San Francesco e Maestro di Santa Cecilia).

Tuttavia esiste un certo accordo circa l’attribuzione a Giotto degli affreschi di Santa Croce a Firenze: è probabile che abbia dipinto quattro cappelle ed esistono resti di dipinti in due, la Cappella Bardi e la Cappella Peruzzi, che generalmente si fanno risalire intorno agli anni Venti. Tali affreschi sono in pessime condizioni (nel XVIII secolo vennero sbiancati), ma alcuni di quelli della Cappella Bardi sulla vita di san Francesco sono ancora di grande impatto.

Tra le altre opere maggiori di Giotto

Tra le altre opere maggiori di Giotto c’era un mosaico esterno per la vecchia basilica di San Pietro a Roma raffigurante Cristo che cammina sulle acque, più conosciuto come la Navicella (riferito alla barca che portava gli Apostoli e che simboleggia la Chiesa in cui i fedeli trovano rifugio); il mosaico venne risparmiato quando la vecchia chiesa di San Pietro fu demolita e parte di esso è esposto nel portico della chiesa attuale, ma è stato tanto restaurato da non poter più essere considerato un’opera di Giotto.

Non si sa quando visitò Roma, ma durante il suo soggiorno avrebbe ammirato l’opera di Pietro Cavallini, che ebbe su di lui la stessa grande influenza di Cimabue, tradizionalmente (e molto plausibilmente) considerato il suo maestro.

Giotto alla corte d’Angiò

Il periodo meglio documentato della carriera di Giotto è quello trascorso alla corte di Roberto d’Angiò, il re di Napoli, dal 1328 al 1333.

Sappiamo che ebbe un posto di riguardo nella famiglia reale, ma restano solo piccoli frammenti dei dipinti che eseguì per il re (Vasari narra che comprendevano ritratti di uomini illustri tra cui un autoritratto -raro esempio di opere secolari di Giotto). Nel 1334, tornato da Napoli, fu nominato architetto della città di Firenze e in questa veste iniziò il celebre campanile della cattedrale (il progetto fu modificato dopo la sua morte, ma ne fu seguito il concetto essenziale).

I dipinti su tavola associati al nome di Giotto

I dipinti su tavola associati al nome di Giotto non sono controversi quanto gli affreschi, ma presentano comunque diverse problematiche. Alcuni recano la sua firma, ma si sa che la firma indicava solo che l’opera veniva dalla sua bottega. Non necessariamente che lui l’avesse eseguita in prima persona.

Il trittico Stefaneschi (Musei Vaticani) è collegato a Giotto da una fonte antica attendibile, ma oggi si ritiene che abbia con lui solo legami molto tenui. D’altro canto la Madonna d’Ognissanti (1305-10 ca, Uffizi, Firenze) non riporta né una firma né una documentazione solida (il primo accenno risale al 1418). Ma è un’opera di tale magnificenza e umanità che la paternità di Giotto non è mai stata seriamente messa in discussione.

La tavola più bella di Giotto

Tra le altre tavole a lui attribuite la più bella è il Crocifisso di Santa Maria Novella a Firenze (restituito alla chiesa nel 2001, dopo un lungo processo di restauro).

Giotto ebbe un’influenza enorme sulle generazioni successive di pittori fiorentini, fenomeno che declinò con l’emergere del gotico internazionale. La sua opera influì in seguito su Masaccio e perfino su Michelangelo.

Questi due giganti furono

Questi due giganti furono i suoi veri eredi spirituali. Tuttavia nel periodo in cui l’amico di Michelangelo, Vasari, scrisse le Vite, Giotto era considerato più il precursore del rinascimento che una figura preminente in sé. Questa visione resistette per secoli. Aggravata inoltre dal fatto che la più grande opera di Giotto rimase praticamente inaccessibili fino al 1880, quando la Cappella degli Scrovegni. Fino ad allora in mani private, la città di Padova l’acquistò.

La sua apertura al pubblico segnò un momento importante per l’affermazione della fama di questo grande artista.

Nascita: Vespignano 1267; Morte: Firenze 1337

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