Giambologna

Giambologna. Svolse tutta la sua carriera a Firenze, ma fu ammirato in ogni parte d’Europa. Fra i mecenati e i collezionisti della sua opera ci sono papi, gli imperatori del Sacro Romano Impero Massimiliano II e Rodolfo II (vedi Asburgo), e i re di Francia (Enrico IV) e di Spagna (Filippo III).

Giambologna si formò nelle Fiandre con Jacques Dubroeucq; nel 1550 si recò in Italia per migliorare i suoi studi e trascorrere due anni a Roma, dove incontrò l’anziano Michelangelo.

Intendeva tornare in Fiandra,

Intendeva tornare in Fiandra, ma dopo aver visitato Firenze si stabilì lì per il resto della sua vita. L’opera che ne consacrò la fama, tuttavia, fu realizzata a Bologna: la Fontana del Nettuno (1563-66), con l’imponente nudo del dio delle acque, che aveva progettato per una fontana simile a Firenze ma non realizzato lì perché sconfitto da Ammannati nella gara per l’incarico.

Ancor prima di lavorare alla fontana a Bologna, Giambologna aveva iniziato a Firenze il primo di una serie di famosi gruppi marmorei rivelatori della sua formidabile maestria nell’intrecciare complesse pose: Sansone che uccide un Filisteo (1561-62 ca, Victoria & Albert Museum, Londra); Firenze trionfante su Pisa (completato nel 1575, Bargello, Firenze); Ratto delle Sabine (1581-82, Loggia dei Lanzi, Firenze); Ercole e il Centauro (1594-1600, Loggia dei Lanzi).

Queste erano state realizzate per i membri della famiglia Medici, i sui mecenati più importanti (fu scultore di corte per tre successivi Medici granduchi di Toscana: Cosimo I, Francesco I e Ferdinando I). Il suo monumento a Cosimo I (1587-95) fu la prima statua equestre realizzata a Firenze e divenne il modello per statue simili in tutta Europa, comprese due prodotte nella sua bottega: quella di Enrico IV a Parigi (distrutta), che fu completata dopo la sua morte dal collega Pietro Francavilla; e quella di Filippo III a Madrid, che fu installata, sempre dopo la sua morte, dal suo allievo più importante, Pietro Tacca.

Ancora per i Medici Giambologna

Ancora per i Medici Giambologna realizzò la sua più grande opera: la colossale (circa 10 metri d’altezza) figura della divinità montana Appennino (1577-81) nei giardini della villa medicea a Pratolino. Costruito con mattoni e pietre, il dio è accovacciato su un laghetto e sembra che sia emerso dalla terra fondendosi armoniosamente con il paesaggio. L’artista operò comunque felicemente sia in piccole che in grandi dimensioni: le sue statuette di bronzo furono molto popolari (continuarono a essere riprodotte fino al XX secolo) in tutta Europa.

La più famosa è Mercurio (realizzata la prima volta nel 1565 circa), della quale esistono varie versioni e molte copie: è un’immagine che esprime così bene velocità e grazia da essere stata adottata più volte anche nel moderno mondo della pubblicità. Di Giambologna possediamo anche molti modelli preliminari, che aiutano gli studiosi a comprendere i suoi processi creativi; la più importante collezione si trova presso il Victoria & Albert Museum, Londra.

Nascita: Douai 1529; Morte: Firenze 1608

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Alessandro Dalai
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