Carracci
Dizionario Arte

Carracci

Carracci

Carracci, famiglia di pittori bolognesi, i cui esponenti più importanti furono Agostino (Bologna 1557-Parma 1602), Annibale (Bologna 1560-Roma 1609) e il cugino Ludovico (Bologna 1555-Bologna 1619). Figure fondamentali nel passaggio dal manierismo ai nuovi stilemi seicenteschi, questi artisti resero Bologna (precedentemente considerata marginale nel mondo artistico) centro della più importante pittura italiana del XVII secolo.
In contrapposizione all’artificialità del manierismo diedero nuova vita alla concretezza e all’imponenza del pieno rinascimento, al cui stile aggiunsero vigore e calore, a testimonianza della loro ammirazione nei confronti della pittura veneziana.

Lavorarono spesso insieme agli inizi della carriera, e non è semplice individuare il contributo individuale in opere come il ciclo di affreschi con storie di Roma in Palazzo Magnani a Bologna (1589-90).

Intorno al 1580 i Carracci aprirono un’ accademia privata nello studio di Ludovico, che diventò presto un centro di arte innovativa. Non è sicuro come fosse organizzata nei primi anni, ma nel 1590 era diventata ormai un’istituzione; originariamente chiamata Accademia dei desiderosi, in seguito diventò Accademia degli incamminati.

Nel loro insegnamento insistettero

Nel loro insegnamento insistettero molto sul disegno dal vero. Lo stile grafico vigoroso divenne uno dei tratti distintivi della scuola bolognese a cui appartennero artisti come Domenichino e Guido Reni. Questi ultimi furono due dei maggiori esponenti della generazione successiva che aveva studiato presso l’accademia.
Tutti e tre i Carracci furono eccellenti disegnatori, e Malvasia scrisse che anche quando mangiavano tenevano il pane in una mano e la matita o il carboncino nell’altra.

La loro visione naturalistica era in accordo con gli ideali della Controriforma. Nel 1582 il vescovo di Bologna, Gabriele Paleotti, pubblicò un trattato sull’arte religiosa nel quale criticò aspramente i dipinti oscuri e ambigui. Elogiava invece il tipo d’artista che sa esprimere chiaramente i suoi ideali e renderli comprensibili ed evidenti.

Annibale Carracci

Intorno al 1595 Annibale emerse come il miglior artista della famiglia. La sua prima produzione includeva paesaggi, ritratti e dipinti di genere. La sua fama però si estese grazie a una serie di grandi pale d’altare per chiese di Bologna e di altre importanti città dell’Italia settentrionale. attraverso queste ultime mostrò una crescente maestria nella composizione e nell’espressività.

Nel 1594 fu chiamato a Roma dal cardinale Odoardo Farnese per discutere le decorazioni del suo palazzo di famiglia. Fece dapprima ritorno a Bologna per terminare alcune commissioni che aveva in corso. Poi si trasferì a Roma nel 1595 per impegnarsi nel lavoro per Palazzo Farnese, dal quale la sua fama è inseparabile.

Decorò in primo luogo una piccola stanza

Decorò in primo luogo una piccola stanza, il camerino (lo studio privato del cardinale) con scene mitologiche riguardanti soprattutto Ercole. Nel 1597 iniziò il suo capolavoro, la decorazione della galleria Farnese. La galleria era una delle parti più maestose del palazzo e a quei tempi era usata per mettere in mostra pezzi scelti dalla celebre collezione di sculture antiche di famiglia.

I dipinti di Annibale accompagnavano le sculture evocando un mondo di antichità classica, dove il tema generale erano gli amori degli dei. Bellori scrisse a riguardo, “l’amore umano governato dall’amore celeste”.
Il soffitto fu completato nel 1600 o nel 1601 e le decorazioni delle pareti, di gran lunga meno importanti, furono effettuate nei due o tre anni successivi soprattutto da assistenti, tra cui Domenichino. Quest’ultimo faceva parte di un gruppo di artisti bolognesi che avevano seguito Annibale a Roma, e che ne sfruttò il suo successo. I suoi contemporanei considerarono il soffitto Farnese come il momento più importante rispetto agli affreschi in Vaticano di Michelangelo e di Raffaello. Tra il XVII e il XVIII secolo raggiunse quasi la loro stessa considerazione da parte dei critici.

Galleria Farnese – Galleria Carracci

Esistono ovvie analogie tra la sua opera

Esistono ovvie analogie tra la sua opera e quella di Michelangelo nella Cappella Sistina. In particolare nell’imponenza dei nudi. Lo spirito del soffitto di Annibale però, è completamente diverso, con la sua splendida espressione di movimento e di esuberanza. L’opera fu molto influente non solo come esempio pittorico di figure eroiche, ma anche come modello tecnico di procedimento. Annibale aveva preparato centinaia di schizzi per il soffitto.
Fino al romanticismo questo elaborato lavoro di preparazione fu acquisito come una parte fondamentale nella composizione di qualsiasi opera di proporzioni così ambiziose.

In questo senso Annibale esercitò un’influenza più profonda del suo contemporaneo Caravaggio, che non lavorò mai ad affresco. Anche quando questa tecnica era ancora considerata la più importante prova di capacità per un pittore e la tecnica più opportuna per dipingere alla grande maniera.

Anche se l’opera di Palazzo Farnese occupò la maggior parte del suo tempo, Annibale portò avanti altre importanti commissioni a Roma. Contribuì in modo monumentale alla produzione in altre tecniche pittoriche. In particolare, fu l’inventore del paesaggio ideale, del quale furono appassionati seguaci Claude Lorrain e Poussin.
Il Paesaggio con la fuga in Egitto (1604, Galleria Doria Pamphili, Roma) rappresenta il capolavoro del genere (vedi Aldobrandini).

Carracci - paesaggio con la fuga in Egitto
Paesaggio con la fuga in Egitto

Le sue pale d’altare e i dipinti

Le sue pale d’altare e i dipinti devozionali sono tra i più raffinati del periodo e occupano una posizione fondamentale nella tradizione della pittura storica; Poussin fu influenzato dalla forza, dall’economia e dalla precisione della composizione nonché dalla gestualità in dipinti come Domine, quo vadis? (1602, National Gallery, Londra), nel quale Annibale aveva dato il massimo nello stile classico, mentre altri artisti, come Rubens, furono colpiti dall’energia muscolare della sua opera.

Negli ultimi anni di vita Annibale fu sopraffatto da una malattia. Dopo il 1606 smise praticamente di dipingere (secondo Bellori cadde in una profonda depressione a causa dello scarso compenso ricevuto dal cardinale Farnese per il lavoro al palazzo, ma la sua malattia fu probabilmente di origine sia psichica che organica).

Alla morte fu sepolto accanto a Raffaello

Alla morte fu sepolto accanto a Raffaello nel Pantheon, come aveva richiesto. Una misura della sua importanza è nel fatto che artisti molto diversi tra loro come Bernini (che definì straordinaria e grande la sua mente), Poussin e Rubens ammirarono ed elogiarono il suo lavoro.

Essi tuttavia avevano conosciuto solo il lato ufficiale della sua arte. Annibale però si cimentò anche in generi meno ‘elevati’ come la caricatura (della quale si dice sia stato l’inventore) e come quello dei suoi primi dipinti. Tutti notevoli per il vivido spirito di osservazione e per la libertà del tocco (La bottega del macellaio, 1582 ca, Christ Church, Oxford).

Agostino fu il primo assistente di Annibale nel lavoro alla galleria Farnese dal 1597 al 1599, quando litigò con il fratello e si trasferì a Parma. Nonostante l’iniziale vicinanza artistica, i fratelli avevano caratteri molto diversi: Agostino era socialmente ambizioso e incline a montarsi la testa, mentre Annibale per dirla con le parole di Bellori era amabile e modesto. A Parma Agostino intraprese il suo personale ‘soffitto Farnese’, decorando le volte del Palazzo del Giardino con scene mitologiche per il duca Ranuccio Farnese, opera che rimase incompiuta alla sua morte.

L’ultima comunione di san Gerolamo

Tra i suoi dipinti il più noto è probabilmente L’ultima comunione di san Gerolamo (1592 ca, Pinacoteca Nazionale, Bologna), che ispirò il celebre dipinto del medesimo soggetto del Domenichino. In ogni caso la sua fama ai tempi era fondata soprattutto sulle incisioni (ne produsse circa duecento, sia su soggetto originale sia come riproduzioni di dipinti di altri artisti, per esempio Tintoretto).

 

L’Ultima comunione di San Girolamo – Carracci

Ludovico Carracci

Ludovico lasciò Bologna solo per brevi periodi (nonostante i numerosi inviti di nobili committenti per lavorare altrove) e, dopo che i cugini si trasferirono a Roma, diresse da solo l’Accademia, facendo dell’insegnamento la sua attività principale.
Agli inizi della carriera dipinse alcuni ritratti, ma la maggior parte delle sue opere hanno soggetto religioso.

La sua opera fu di qualità alterna, ma nei periodi migliori fu un artista di personalità e originalità: meno classico dei cugini, ebbe espressività spesso emotiva e tono quasi mistico.
Negli ultimi anni lo stile soave di Guido Reni mise in secondo piano la sua opera, ma Ludovico continuò il suo percorso, a volte producendo dipinti di una forza quasi espressionista (Crocifissione, 1614, Santa Francesca Romana, Ferrara).

La fama dei Carracci diminuì nel XIX

La fama dei Carracci diminuì nel XIX secolo insieme a quella di tutti i successivi pittori bolognesi. Erano inoltre detestati da Ruskin che li considerava (1847) privi di bravura, colore, disegno, personalità, storia, pensiero.
Furono etichettati come ‘eclettici’ e considerati pesanti e privi di originalità. Ciò fino a quando non furono riscoperti nella seconda metà del XX secolo, dopo la grande mostra dei Carracci a Bologna nel 1956. In particolare Annibale ha così finalmente ripreso il suo posto tra i giganti della pittura italiana.

Altri tre membri della famiglia Carracci furono artisti: Paolo (1568-1625), fratello minore di Ludovico; Francesco (1595-1622), nipote di Agostino e Annibale; Antonio (1583-1618), figlio illegittimo di Agostino e unico discendente diretto di una delle tre figure principali.
Paolo e Francesco non furono particolarmente brillanti, ma Antonio godette di una certa fama ai suoi tempi. Tuttavia dopo la sua morte prematura fu dimenticato, e solo recentemente la sua opera è stata riscoperta. Dipinse in gran parte soggetti religiosi, con uno stile molto influenzato dalla grazia di Guido Reni.

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