Bruegel (o Brueghel), Pieter il Vecchio

Bruegel (o Brueghel), Pieter il Vecchio. Pittore, disegnatore e incisore neerlandese, il più grande artista del suo tempo nel nord Europa. La documentazione circa la sua carriera è piuttosto scarsa, ciò che si sa è soprattutto grazie alla biografia estremamente encomiastica di Karel Van Mander, pubblicata nel 1604. Si tratta di un’utilissima fonte di informazioni, ma proietta un’immagine fuorviante di Bruegel, visto come ‘Pieter il Buffo’, essenzialmente un pittore comico: “Sono poche le sue opere che l’osservatore possa contemplare solennemente senza essere mosso al riso”. Certamente lo humour è presente nelle sue opere, ma fa parte di ciò che Kenneth Clark chiama “la sua empatia con l’umanità intera”, ma sono presenti anche la tragedia, l’orrore e le forze implacabili della natura. Lungi dall’essere il bifolco della tradizione popolare -‘Bruegel il contadino’ -sembra che sia stato un uomo di una certa cultura; visse più in città che in campagna (anche se dipinse scene memorabili di vita campestre), ebbe committenti illustri e fu amico dell’eminente geografo Abraham Ortelius (che lo descrisse come “il più perfetto pittore del suo secolo”).

Il suo luogo di nascita è ignoto (Van Mander dice che proveniva da un villaggio vicino a Breda, di cui adottò il nome, ma non c’è alcun villaggio di nome Bruegel vicino a Breda) e non ci sono documenti riguardo alla sua vita fino al 1550-51, quando la sua presenza è documentata a Malines, dove lavorava per una pala d’altare oggi perduta. Nel 1551-52 divenne maestro della corporazione dei pittori di Anversa, dove, secondo Van Mander, era stato allievo di Pieter Coecke Van Aelst (che morì nel 1550); non ci sono affinità stilistiche tra le opere dei due artisti, ma Bruegel in seguito sposò la figlia di Coecke, per cui è probabile che in precedenza avesse avuto contatti con il padre.
Poco tempo dopo essere diventato maestro, Bruegel fece un lungo viaggio in Italia, spingendosi fino in Sicilia. A Roma incontrò il miniaturista Giulio Clovio, che acquistò diversi suoi dipinti.

Nel 1555 era tornato ad Anversa

Nel 1555 era tornato ad Anversa, e progettava incisioni per l’editore di stampe Jerome Cock. L’esperienza dell’attraversamento delle Alpi colpì Bruegel molto più di qualsiasi opera artistica che poté vedere in Italia, come riporta Van Mander, aggiungendo che “inghiottì tutte le montagne e le rocce e al suo ritorno le risputò fuori sulle tele e sulle tavole”. Tra i suoi lavori per Cock ci fu una serie di stampe oggi note come i Grandi paesaggi (1555-58), dodici spettacolari vedute di montagna.

(Tuttavia, la maggior parte dei disegni raffiguranti scene alpine associati al viaggio in Italia di Bruegel -così come molti altri disegni che tradizionalmente gli venivano ascritti -di recente sono stati attribuiti a Jacob e Roelandt Savery, che forse li hanno eseguiti come deliberate contraffazioni.)

Il lavoro di Bruegel per Cock

Il lavoro di Bruegel per Cock comprende anche composizioni di figure di varia ispirazione, tra cui proverbi, come “il pesce grande mangia il pesce piccolo”. Le incisioni tratte dai disegni di Bruegel su questi temi (pubblicate nel 1557) portano l’iscrizione “Hieronymus Bos Inventor”, un tentativo da parte di Cock di speculare sulla perdurante popolarità di Bosch, la cui impostazione moralistica e il senso del grottesco ebbero su Bruegel (o Brueghel), Pieter il Vecchio una forte influenza (quando era in vita veniva anche definito “un secondo Bosch”).

Nel 1563 Bruegel si trasferì a Bruxelles e nello stesso anno si sposò. Lo spostamento coincise con un cambiamento di direzione nella sua carriera, perché sebbene continuasse con le incisioni iniziò a dedicarsi principalmente alla pittura, e nei sei anni che gli rimanevano da vivere eseguì le sue opere più conosciute.

Tra i suoi committenti ci fu il cardinal Granvelle, consigliere capo di Margherita di Parma (sorellastra di Filippo II (vedi Asburgo) e sua reggente in Olanda), e il ricco banchiere Niclaes Jonghelinck, che nel 1565 gli commissionò il ciclo dei Mesi, dei quali cinque sono sopravvissuti.

tra cui il celebre Cacciatori nella neve

Tre di questi (tra cui il celebre Cacciatori nella neve ) fanno parte dell’eccezionale raccolta di quattordici opere di Bruegel conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, che corrisponde a un terzo della produzione pittorica dell’artista giunta fino a noi; gli altri due si trovano al Metropolitan Museum di New York e alla Galleria Nazionale a Praga. Nell’ultimo periodo il suo stile si modificò: egli abbandonò gli affollati panorami tipici dei primi anni e rese le figure più grandi e audaci, come si vede soprattutto nei dipinti sui proverbi, un genere che in precedenza era considerato di minore importanza (La parabola dei ciechi, 1568, Museo di Capodimonte, Napoli).

Bruegel ebbe notevole fama

Bruegel ebbe notevole fama mentre era ancora in vita (fu menzionato da *Vasari e poco dopo da *Lomazzo) e le sue opere- comprese le stampe che ne furono tratte- ebbero un’enorme influenza sulla pittura fiamminga, in particolare per i paesaggi e le scene di *genere. Fu solo nel XX secolo, però, che fu rivalutata la sua pittura di carattere religioso e gli venne riconosciuta la grande umanità. Anche quanto a capacità compositive è annoverato tra i più grandi maestri, per la straordinaria abilità nel sistemare un gran numero di figure e nell’integrarle con ciò che le circonda.

I due figli di Bruegel, che saranno anch’essi pittori, erano ancora bambini alla sua morte, e quindi non poterono esserne allievi (si pensa abbiano preso lezioni dalla nonna, la vedova di Pieter Coecke, Mayken Verhulst). Entrambi i figli scrivevano il loro cognome come “Brueghel”, reinserendo la lettera h che il padre aveva eliminato (per ragioni sconosciute) nel 1559

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Alessandro Dalai
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