BRANCUSI, CONSTANTIN

BRANCUSI, CONSTANTIN

Constantin Brancusi

Brancusi, Constantin. Scultore romeno, attivo soprattutto a Parigi (divenne cittadino francese un anno prima della morte), uno degli artisti più amati e influenti del XX secolo. Si stabilì a Parigi nel 1904 (in base al suo resoconto romanzato, vi giunse a piedi dalla Romania) e trascorse diversi anni in povertà.

Nel 1906 venne presentato a Rodin

Nel 1906 venne presentato a Rodin, e rifiutò la proposta di diventare suo assistente con la frase divenuta celebre: nessun altro albero può crescere all’ombra di una quercia. Le sue opere di questo periodo erano influenzate dalle superfici mosse di Rodin, ma dal 1907 Brancusi iniziò a elaborare un proprio stile, basato sull’idea che “ciò che è reale non è la forma esterna ma l’essenza delle cose”.

Da questo momento la sua opera (sia in pietra che in bronzo) per lo più si concentrò su variazioni di un numero limitato di soggetti (teste, uccelli, coppie abbracciate -come nel Bacio). Brancusi semplificò le figure e levigò le superfici per creare un’immacolata purezza formale che qualche volta rasenta l’astrazione.

Brancusi, Constantin
Il Bacio

La predilezione per le forme ovoidali

Ebbe una particolare predilezione per le forme ovoidali: le sue figure simili a uova suggeriscono il concepimento e la nascita e simboleggiano le proprie doti creative. (Le sue opere in legno, d’altro canto, sono meno rifinite, vicine alla tradizione popolare romena e alla scultura africana.)

La fama di Constantin Brancusi si diffuse a livello internazionale in seguito all’esposizione di sue cinque sculture all’ Armory Show di New York nel 1913. Negli anni Venti comparì sui giornali dopo essere stato coinvolto in due scandali legati al mondo dell’arte.

Nel 1920 la polizia

Nel 1920 la polizia fece rimuovere dal Salon des Indépendants la sua scultura Principessa X perché denunciata di indecenza (c’è una forma chiaramente fallica); e nel 1926 ebbe un contenzioso con le autorità doganali statunitensi.

Esse tassarono il suo Uccello nello spazio (uno dei suoi lavori più astratti) considerandolo metallo grezzo invece che un’opera scultorea, quindi esente da dazi. Brancusi fu obbligato a pagare per poter far passare l’opera, destinata a un’esposizione, ma in seguito citò l’ufficio doganale e nel 1928 vinse la causa.

La sua reputazione internazionale

In questo periodo la sua reputazione  internazionale era in crescita e durante gli anni Trenta viaggiò molto. In particolare, tra il 1937 e il 1938 fu in India per discutere il progetto di un tempio della meditazione (mai costruito) per il maharajah di Indore. Più tardi nel 1938 fu inaugurata la sua opera più grande: un complesso di sculture (tra cui l’enorme Colonna senza fine, alta 30 metri) per il giardino pubblico di Tirgu Jiu, vicino al luogo della sua nascita. Alla sua morte era considerato da molti il più grande scultore del XX secolo.

L’originalità di Constantin Brancusi nel ridurre le forme naturali alla loro più semplice essenza, quasi all’astrazione, ebbe profondi effetti sulla scultura del XX secolo.

Introdusse Modigliani alla scultura, Archipenko e Epstein gli devono molto, e Gaudier-Brzeska fu un suo dichiarato ammiratore. In seguito, Carl Andre dichiarò di essersi ispirato alla Colonna senza fine, convertendo la ripetizione del modulo in un andamento orizzontale di identiche unità.

Henry Moore scrisse di Brancusi

Henry Moore scrisse di Brancusi: “A partire dal gotico, la scultura europea aveva rappresentato un eccesso di muschi e fogliami -ogni sorta di escrescenza nascondeva completamente le forme. Fu la speciale missione di Brancusi quella di sbarazzarsi di questa sterpaglia e renderci più consapevoli delle forme”. Alla sua morte Brancusi lasciò in eredità al governo francese il suo studio e tutto ciò che conteneva, tra cui molte versioni delle sue opere migliori (spesso esistenti in repliche realizzate con materiali differenti). Lo studio è ora ricostruito al Centre Pompidou di Parigi. Un’altra importante raccolta di opere di Brancusi è al Philadelphia Museum of Art.

Nascita: Hobitza 19-02-1876;
Morte: Parigi 16-03- 1975

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Alessandro Dalai
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