Bernini, Gianlorenzo. Scultore, architetto, pittore e disegnatore italiano

Bernini, Gianlorenzo. Scultore, architetto, pittore e disegnatore italiano

Gianlorenzo Bernini

Scultore, architetto, pittore e disegnatore italiano, Gianlorenzo Bernini fu un artista supremo del barocco. Suo padre Pietro (1562-1629) fu uno scultore *manierista di discreta fama, attivo dapprima a Napoli e dal 1605 circa a Roma. A lui Gianlorenzo deve non solo la precoce formazione nel campo della scultura in marmo ma anche il favore di potenti mecenati, i Borghese e i Barberini, che lo sostennero all’inizio della carriera.

Per il cardinale Scipione Borghese eseguì una notevole serie di sculture in marmo a grandezza naturale. Tra queste spiccano Enea, Anchise e Ascanio (1618-19), Il ratto di Proserpina (1621-22), David (1623) e Apollo e Dafne (1622-25). Tutte queste opere sono oggi conservate nella Galleria Borghese a Roma.

Il dinamismo vigoroso e drammatico

Il dinamismo vigoroso e drammatico di queste opere rappresentò una decisa frattura con la tradizione manierista. Esse mostrarono un virtuosismo mai visto prima nella capacità di far sembrare la fredda pietra docile come fosse carne viva (Baldinucci, il biografo di Bernini, commentò che il suo modo di usare lo scalpello era tale da far credere che scolpisse la cera, non il marmo).

Dopo l’elezione di Maffeo Barberini come papa Urbano VIII (1623), Bernini divenne l’artista principale alla corte papale a Roma. Secondo quanto riporta Baldinucci, Maffeo era appena asceso al soglio pontificio quando convocò Bernini e gli disse: “È gran fortuna la vostra di veder Papa il Cardinal Maffeo Barberini; ma assai maggiore è la nostra, che il Cavalier Bernini viva sotto il nostro Ponteficato”.

Architetto di San Pietro

Nel 1629 Bernini fu nominato architetto di San Pietro, per il quale realizzò tra l’altro il grande baldacchino in bronzo sopra l’altare maggiore (1624-33), l’enorme statua in marmo di san Longino (1629-38), che si trova in una nicchia del transetto (vedi anche Mochi), e la tomba di Urbano VIII (1628-47), in bronzo e in marmo bianco e colorato.

Dopo la morte di Urbano VIII nel 1644, Bernini perse la posizione dominante occupata fino a quel momento. In parte a causa di un suo errore (la torre campanaria che aveva aggiunto alla facciata di San Pietro fu demolita nel 1646 a causa di problemi strutturali), ma soprattutto per i diversi gusti artistici del nuovo papa, Innocenzo X (Giambattista Pamphili), che a Bernini preferì il suo rivale Algardi.

Durante il papato di Innocenzo X (1644-55) Bernini lavorò principalmente per committenti privati. Il suo capolavoro di questo periodo è la cappella Cornaro (1645-52) nella chiesa di Santa Maria della Vittoria. Essa comprende il celebre gruppo marmoreo raffigurante l’Estasi di santa Teresa.

Sebbene sia abbastanza piccola, la cappella rappresenta l’esempio supremo della volontà di Bernini di fondere scultura, architettura e pittura in un complesso unitario per coerenza stilistica ed emozionale.

Fontana dei Quattro Fiumi

A Gianlorenzo Bernini, in ogni caso, non fu mai revocata la carica di architetto di San Pietro, ed egli eseguì dei lavori anche per Innocenzo X. Tra questi è sicuramente degna di nota la Fontana dei Quattro Fiumi (1648-51) in piazza Navona.

È la più famosa e spettacolare delle sue fontane, e attraverso tutte le sue opere architettoniche, egli contribuì a mutare d’aspetto Roma più di qualsiasi altro artista.

Bernini, Gianlorenzo
La Fontana Dei Quattro Fiumi

Sotto il pontificato di Alessandro VII

Dopo la morte di Innocenzo X nel 1655 e l’ascesa al soglio pontificio di Alessandro VII (Fabio Chigi), Gianlorenzo Bernini riacquistò la sua posizione di pieno favore e ottenne quasi immediatamente due importanti commissioni per San Pietro: la decorazione per la Cathedra Petri e la costruzione del grande colonnato attorno alla piazza antistante la chiesa.

La Cathedra Petri (1657-66), una sistemazione del seggio che si ritiene impiegato da san Pietro, crea una spettacolare visione d’insieme a conclusione dell’estremità orientale della basilica.

Quattro immense figure in bronzo che raffigurano i dottori della chiesa sorreggono la reliquia, anch’essa incassata nel bronzo, e al di sopra angeli e cherubini dorati fluttuano su nuvole di stucco. Gli angeli circondano una finestra che reca l’immagine della Colomba dello Spirito Santo, dalla quale sembra emanare un’esplosione di luce.

Porticato di San Pietro

Il porticato della piazza antistante la chiesa è il punto più alto raggiunto da , Gianlorenzo Bernini come architetto, un progetto di massima solennità e grandiosità, espressione dell’immensa autorità della chiesa. Lo stesso Bernini paragonò l’estesissimo colonnato a braccia materne che si tendono ad abbracciare i cattolici perché rafforzino la loro fede.

Tra il 1665 e il 1666 Gianlorenzo Bernini visitò Parigi con lo scopo di progettare la facciata orientale del Louvre, ma il viaggio – che lui aveva fatto malvolentieri – non ebbe successo. Il suo progetto fu infatti abbandonato in favore di un progetto francese (l”invito’ da parte di Luigi XIV fu più un ordine, una di una serie di umiliazioni che inflisse ad Alessandro VII e un segnale che il centro del potere artistico iniziava a trasferirsi dall’Italia alla Francia).

Dopo il suo ritorno a Roma Bernini continuò a essere estremamente attivo anche nella vecchiaia (la sua fenomenale energia era ben nota, un aspetto del suo temperamento fiero e impetuoso). Le opere religiose degli ultimi anni sono intensamente spirituali, espressione della sua ardente fede (La beata Lodovica Albertoni, 1671-74, San Francesco a Ripa, Roma).

Opere scultoree e architettoniche

Come architetto, in questo periodo si dedicò sia a edifici secolari che religiosi, in particolare alla facciata di Palazzo Chigi (iniziata nel 1664), che ebbe grande influenza sulla progettazione dei palazzi barocchi in tutta Europa, e a Sant’Andrea al Quirinale (1658-70). Si tratta di una chiesa abbastanza piccola, ma rappresenta una delle sue opere più sofisticate. La ricca decorazione architettonica e scultorea crea infatti un scenario appropriato per il mistero della fede cattolica.

Oltre alle grandi opere di scultura e architettura, Bernini eseguì molti busti-ritratto. Tra i migliori vi sono quelli di Luigi XIV (1665, Versailles) e di Costanza Buonarelli (1635 ca, Bargello, Firenze), moglie di uno dei suoi assistenti. Con quest’ultima ebbe una tempestosa storia d’amore prima del suo felice matrimonio nel 1639. Era anche un uomo di brillante arguzia, un *caricaturista e, per piacere personale, un pittore di grande qualità, tanto che alcuni dei dipinti che sono giunti fino a noi (tra cui diversi autoritratti) sono stati a volte attribuiti a Velázquez; il suo ritratto di Poussin (1627 ca, York Art Gallery) fu a lungo considerato un autoritratto dell’artista francese. Bernini nutrì inoltre un interesse appassionato per il teatro.

Bernini, Gianlorenzo
Palazzo Chigi

Bernini e il teatro

Non ci è pervenuto molto materiale circa la sua attività in questo campo. Ma il diarista John Evelyn assistette a una notevole dimostrazione della sua versatilità quando visitò Roma nel 1644. “Bernini… realizzò un’opera pubblica di cui dipinse le scene, scolpì le statue, inventò i marchingegni, compose le musiche, scrisse il testo e costruì il teatro”.

L’opera di Bernini ebbe grande influenza sulla scultura in Italia (e anche in altri paesi cattolici) fin quasi alla fine del XVIII secolo. Successivamente, tuttavia, la sua reputazione andò declinando. Per il gusto *neoclassico del tardo Settecento il suo approccio alla scultura era deprecabile; a Ruskin, nell’Ottocento, pareva impossibile cadere più in basso quanto a falsità e volgarità; e per i devoti della concezione della fedeltà al materiale del Novecento egli appariva, nelle parole del maggiore esponente Rudolf *Wittkower, “la personificazione dell’Anticristo”.

 

È solo nella seconda metà del XX secolo che la sua reputazione risalì ai livelli altissimi di cui egli godé in vita. Bernini tornò a essere considerato il più grande scultore dopo Michelangelo e uno dei giganti dell’architettura barocca.

Nascita: Napoli 1598; Morte: Roma 1680

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Alessandro Dalai
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