arti liberali
Dizionario Arte

arti liberali

 

Arti liberali. Nel contesto dell’arte *rinascimentale, il termine si applica a ciò che veniva considerato in primo luogo come esercizio della mente, piuttosto che un’attività puramente pratica o artigianale.

La distinzione tra arti ‘liberali’ (ovvero, degne dell’uomo libero) e ‘volgari’ ebbe origine nell’antichità classica; nel medioevo costituì le basi dell’istruzione secolare, e sopravvisse sotto varie forme fino al rinascimento.

Al quadrivium si associarono le materie inerenti la realtà fisica (aritmetica, astronomia, geometria e musica -ovvero la teoria matematica della musica) e al trivium le arti della grammatica, della retorica e della logica; Tutte queste erano note come le sette arti liberali, ed erano subordinate alla filosofia, l’arte suprema.

In questa classificazione, come in tutte le classificazioni precedenti al concetto di belle arti, la parola ‘arte’ racchiude un significato molto diverso rispetto a quello del linguaggio odierno, più vicino al significato che sopravvive nella terminologia accademica.

Nel primo rinascimento

Sempre più contestata, nel primo rinascimento, la posizione di inferiorità assegnata alle arti visive, creando le basi teoriche per i successivi moti di rivolta che intendevano innalzarle dalla condizione di abilità manuale alla dignità di un libero esercizio dello spirito.

Eccezionale difensore delle arti visive fu Leonardo, che più di tutti gli altri ebbe il merito di introdurre l’idea di pittore come pensatore creativo.

Il seguente aneddoto narrato

Il seguente aneddoto narrato da Vasari illustra il suo approccio rivoluzionario. Mentre Leonardo dipingeva L’ultima cena, il priore del monastero era sconcertato; “parendogli strano veder talora Leonardo stare un mezzo giorno per volta astratto in considerazione, e avrebbe voluto, come faceva dell’opere che zappavano ne l’orto, che egli non avesse mai fermo il pennello”.

Quando il priore se ne lamentò con il duca di Milano, Leonardo spiegò che “gl’ingegni elevati, talor che manco lavorano; più adoperano, cercando con la mente l’invenzioni, e formandosi quelle perfette idee, che poi esprimono e ritraggono le mani da quelle già concepite ne l’intelletto”.

Nel primo rinascimento

All’inizio del Cinquecento la pittura e la scultura erano ormai annoverate fra le arti liberali da parte degli umanisti italiani (è significativo che se ne parla in questi termini nel Cortegiano di Baldassare Castiglione del 1528, che tanta influenza ebbe sul pensiero dell’epoca).

Tuttavia, come Anthony Blunt sottolinea (Le teorie artistiche in Italia. Dal Rinascimento al Manierismo, 1940); “non appena le arti visive furono generalmente accettate come liberali, i protagonisti iniziarono a litigare fra loro su quale fra esse fosse la più nobile e la più liberale” (vedi paragone).

Nel resto dell’Europa questa accettazione arrivò più tardi. Hilliard fu uno dei primi artisti inglesi a rivendicare la nobiltà della sua professione.

Nel suo trattato L’arte della miniatura (scritto nel 1600 circa) suggerisce che dipingere miniature sia un’occupazione particolarmente adatta ai gentiluomini perché è un’arte molto privata; il miniaturista può lavorare in segreto e i suoi ritratti sono finalizzati a un intimo godimento.

Le sette arti liberali originarie

Le sette arti liberali originarie (a volte accoppiate con le sette virtù principali -fede, speranza, carità ecc.) vengono spesso rappresentate in dipinti e in sculture, personificate come donne che reggono vari attributi e seguite da famosi maestri a esse collegati (per esempio Cicerone con la Retorica).

Lo studioso Marziano Capella formulò il sistema nel V secolo; autore del complesso trattato allegorico De nuptiis Mercurii et Philologia (Delle nozze di Mercurio con la Filologia), diffusamente studiato nel medioevo (ne sopravvivono più di duecento manoscritti).

Durante l’età *barocca le diverse arti liberali vennero codificate da Cesare Ripa (vedi emblema) nella sua guida all’ iconografia.

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