Leonardo da Vinci
Dizionario Arte

LEONARDO DA VINCI. ARTISTA, SCIENZIATO E PENSATORE

Leonardo da Vinci: artista, scienziato e pensatore

Autoritratto di Leonardo Da Vinci, (1510-15 c.a., Biblioteca Reale di Torino).

Leonardo da Vinci: artista, scienziato e pensatore fiorentino, il più versatile genio del rinascimento italiano e uno fra i più ammirati e seguiti tra tutti i pittori.

Indice

  1. Le origini di Leonardo Da Vinci
  2. Lo stile di Leonardo da Vinci
  3. Il periodo successivo a Milano
  4. Le ultime opere di Leonardo Da Vinci

Le origini di Leonardo ‘da Vinci’

Nacque a, o vicino a, Vinci, all’epoca distante un giorno di viaggio da Firenze; era figlio naturale di un notaio e di una giovane contadina. Le biografie di Vasari e altre fonti sostengono che ebbe in dono notevole fascino e bellezza così come un’intelligenza straordinaria. Nel 1472 fu iscritto come pittore nella compagnia di San Luca, a Firenze, dopo un apprendistato con Verrocchio.

Vasari attribuisce a Leonardo uno degli angeli del Battesimo di Cristo di Verrocchio (1470 ca, Uffizi, Firenze). In effetti nel quadro la testa dell’angelo di sinistra supera ampiamente in bellezza, spiritualità e tecnica gli altri elementi del quadro. Costituisce quasi la prima dimostrazione della mescolanza di languore e intensità tanto caratteristica dell’opera leonardesca.

Si dice che Verrocchio ne sia rimasto impressionato al punto da rinunciare alla pittura per concentrarsi solo sulla scultura. È inoltre possibile che egli fosse contento di affidare gli affari provenienti dalla pittura al giovane allievo, che nel 1476 viveva ancora in casa sua.

Il trasferimento a Milano

Leonardo daVinci  rimase a Firenze sino al 1482 circa, quando si trasferì a Milano. Gli sono stati ragionevolmente attribuiti molti quadri del periodo precedente il trasferimento. Tra questi una squisita Annunciazione (1473 ca, Uffizi), generalmente considerata come il primo dipinto tutto suo tra quelli arrivati sino a noi. Segue poi un ritratto di Ginevra de’ Benci (National Gallery, Washington), forse creato intorno al 1476 per l’ambasciatore veneziano Bernardo Bembo.

Annunciazione (1473 ca, Uffizi)
Ginevra de’ Benci (1476, National Gallery, Washington)

L’opera più importante del periodo è la pala d’altare Adorazione dei Magi (Uffizi), commissionata nel 1481 dai monaci di San Donato a Scopeto, vicino Firenze. Il quadro è rimasto incompiuto quando Leonardo partì per Milano. Questo ultimo, insieme ai numerosi disegni preparatori, mostra la stupefacente fecondità della sua mente.

Adorazione dei Magi (1481, Uffizi)

Lo stile di Leonardo da Vinci

La gamma della gestualità e delle espressioni

La gamma della gestualità e delle espressioni non ha precedenti. Alcune particolarità sono le contrastanti figure del vecchio saggio, la giovane bellezza situati ai due opposti del dipinto e i cavalli rampanti sullo sfondo. Queste diventeranno una presenza costante nei suoi lavori.

Leonardo da Vinci visse a Milano fino al 1499 (quando la città fu conquistata dagli invasori francesi), lavorando soprattutto per la corte del duca Ludovico Sforza (il Moro).

Si dice che inizialmente fosse stato raccomandato come musicista (era un virtuoso suonatore della lira da braccio, uno strumento simile alla viola, ma di maggiori dimensioni). In una lettera indirizzata al duca dove elencava le sue capacità. Leonardo diede un’idea della propria versatilità, descrivendo se stesso in primo luogo come disegnatore di macchine da guerra e aggiungendo le sue conoscenze di artista quasi come se si trattasse di un’aggiunta secondaria.

Un artista dagli interessi poliedrici

Questi interessi poliedrici emergono anche dai suoi appunti, pieni di schemi tecnici e di ricerche di ogni tipo sul mondo naturale: Kenneth Clark lo definì “l’uomo più implacabilmente curioso della storia”; Il prezzo che pagò alla sua versatilità fu una tendenza a lasciare incompiuti i suoi compiti, poiché la sua mente irrequieta vagava in cerca di nuove avventure.

La sua tendenza alla dilazione dei termini costernava i committenti e lasciò un buon numero di quadri incompiuti: come scrisse Vasari, “avrebbe fatto profitto grande, se egli non fusse stato tanto vario et instabile.

Perciò che egli si mise a imparare molte cose e, cominciate, poi l’abbandonava”. Anche se sorpassò tutti i suoi contemporanei per l’inarrivabile bellezza della sua tecnica pittorica, questo aspetto ‘meccanico’ del suo lavoro per lui fu meno attraente della risoluzione dei problemi di composizione e caratterizzazione che si vedono nei suoi disegni, dei quali esiste una splendida raccolta nel castello di Windsor (fu il più grande e prolifico disegnatore del suo tempo, e usava il gessetto, l’inchiostro e la punta metallica con uguale abilità).

Questa accentuazione degli aspetti intellettuali

Questa accentuazione degli aspetti intellettuali della pittura fu una delle caratteristiche di maggior importanza della carriera leonardesca, poiché egli fu il principale responsabile dell’affermazione dell’idea di pittore come pensatore creativo, non semplicemente come abile artigiano (vedi arti liberali).

Le due maggiori imprese artistiche di Leonardo da Vinci a Milano furono il progetto per un’enorme statua equestre (circa tre volte la grandezza naturale) del padre di Ludovico il Moro, di cui realizzò solo il modello del cavallo a grandezza naturale, ma che ben si conosce nell’insieme dai disegni preliminari; e l’affresco con L’ultima cena (1495-97 ca) per il refettorio del monastero di Santa Maria delle Grazie.

L'ultima cena (1495-97 ca, Cenacolo Santa Maria delle Grazie)
L’ultima cena (1495-97 ca, Cenacolo Santa Maria delle Grazie)

La tecnica dell’affresco tradizionale

La tecnica dell’ affresco tradizionale non era abbastanza flessibile per il lento metodo di lavoro di Leonardo da Vinci, così egli adottò una tecnica sperimentale che causò poi un disastroso deterioramento della pittura ma che, nello stesso tempo, rese vano ogni tentativo di ‘strapparlo’ e trasportarlo altrove. A dispetto di tali tristi condizioni L’ultima cena è stata per cinque secoli il dipinto forse più venerato al mondo. Vi sono stati molti tentativi di restauro, il più recente (che, come gli altri, ha suscitato grandi discussioni) è stato reso pubblico nel 1999.

Le altre opere milanesi di Leonardo da Vinci comprendono ritratti, in particolare quello superbo dell’amante del duca Ludovico, Cecilia Gallerani, noto come la Dama con l’ermellino (1490 ca, Galleria Czartoryski, Cracovia); e la pala d’altare della Vergine delle rocce, che esiste in due problematiche versioni simili, la prima (Louvre, Parigi) forse dipinta nel 1483-85 circa, la seconda (National Gallery, Londra) ancora in lavorazione nel 1508.

Dama con l’ermellino (1490 ca, Galleria Czartoryski, Cracovia)

Nella versione inglese

Nella versione inglese potrebbe essere intervenuto un assistente (vedi De Predis), ma i passaggi migliori, soprattutto le teste della Vergine e dell’angelo, con i loro magnifici riccioli e le palpebre quasi gravate dal sonno, non possono che essere di Leonardo.

D’altra parte le forme più corpose del quadro londinese mostrano che il maestro si muoveva verso lo stile monumentale del pieno rinascimento, del quale fu uno dei grandi creatori: i dettagli sono ridotti per produrre una maggiore unità di forma e atmosfera.
Tra il 1499, quando abbandonò Milano, e il 1516-17, quando lasciò l’Italia per la Francia, Leonardo da Vinci si mosse moltissimo. Nel 1500 visitò Venezia, e per breve tempo Mantova (dove realizzò il ritratto di profilo di Isabella d’ Este, ora al Louvre (vedi pastello). Tra il 1502 e il 1503 lavorò come ingegnere militare per Cesare Borgia, tra il 1508 e il 1513 si stabilì ancora a Milano. Nel 1513 andò a Roma, ma l’attività artistica dei suoi ultimi anni si concentrò soprattutto a Firenze, nel periodo tra il 1500 e il 1508.

L’opera più ammirata di questa fase è la Gioconda

Gioconda (1503 c.a., Louvre)

L’opera più ammirata di questa fase è la Gioconda (iniziata nel 1503 ca, Louvre).  Di essa la finezza e la naturalezza di posa ed espressione fanno apparire rigidi quasi tutti i ritratti che la precedono. La medesima ammirazione ricevette l’affresco della Battaglia di Anghiari (1503-06) nel Palazzo Vecchio di Firenze. Qui dove Leonardo lavorò in competizione con Michelangelo. L’opera rimase incompiuta e ciò che ne restava fu ricoperto da un dipinto di Vasari nel 1557, ma si conosce qualcosa del suo aspetto dalle copie. La più nota di esse è un disegno di Rubens al Louvre (una copia di una copia). Ciò in quanto la pittura di Leonardo anticipava il dinamismo del barocco e influenzò i pittori di battaglie sino al XVIII secolo.

Battaglia di Anghiari, copia di Rubens della parte centrale del dipinto

Durante il periodo fiorentino Leonardo da Vinci realizzò anche variazioni su un tema che lo affascinava e rappresentava una grande sfida alla sua capacità di comporre gruppi compatti di figure ravvicinate: la Vergine e il bambino con sant’Anna. Oltre a diversi schizzi è sopravvissuto un dipinto del soggetto, al Louvre, e un cartone incomparabilmente bello (che accoglie anche Giovanni Battista bambino), alla National Gallery di Londra. Le date esatte di questi due famosi lavori sono discusse.

Sant’Anna, la Vergine, il bambino e l’agnellino.

Il periodo successivo a Milano

Durante il successivo periodo, trascorso a Milano (1508-13), il progetto artistico più importante di Leonardo fu un’altra statua equestre. Quest’ultima fu dedicata a Gian Giacomo Trivulzio, il generale italiano che aveva guidato l’esercito francese che aveva cacciato Ludovico il Moro dalla città.

Il progetto non andò oltre i bozzetti e Leonardo non ricevette altri importanti incarichi nel periodo in cui fu a Roma. Qui papa Leone X (Giovanni de’ Medici) era guardingo nei suoi confronti a causa della sua abitudine di lasciare incompiuti i lavori.

Nel 1516 o 1517 accettò l’invito di Francesco I (grande amante della cultura italiana) a recarsi in Francia e morì a Cloux nel 1519. Ufficialmente era il “primo pittore, architetto e meccanico del re”. Francesco però lo trattava più come un ospite riverito che come un dipendente, permettendogli di trascorrere il tempo come più gli aggradava. Benché abbia realizzato disegni per feste di corte, non vi sono prove certe che in Francia abbia continuato a dipingere.

Le ultime opere di Leonardo Da Vinci

Le ultime opere di suo pugno sono probabilmente due quadri di san Giovanni Battista (uno più tardi convertito in Bacco), ambedue al Louvre (1510-15 ca). Il sorriso enigmatico, l’ombra densa, il dito puntato, i folti capelli ricci divennero rapidamente un cliché nei lavori dei suoi seguaci.

Bacco (1510-1515 c.a., Louvre)

Come pittore Leonardo riconciliò trionfalmente la maestosità delle forme con la raffinata precisione del dettaglio, e introdusse una sottigliezza nella gestualità e nelle espressioni. Il suo lavoro segnò il più grande progresso verso il naturalismo dai tempi di Masaccio ed ebbe una vastissima influenza (come testimonia il gran numero di copie e adattamenti delle sue opere effettuati dai contemporanei).

Le sue figure eroiche e le composizioni splendidamente bilanciate (in particolare, l’utilizzo del gruppo piramidale) furono le basi per lo stile del primo rinascimento. In particolare furono di ispirazione ai due più grandi contemporanei, Michelangelo e Raffaello.

Inoltre, la sua capacità di modellare delicatamente attraverso la luce e l’ombra (vedi sfumato) mostrò le potenzialità della pittura a olio, che egli sfruttò fra i primi in Italia. Correggio e Giorgione furono tra coloro che risentirono maggiormente dell’influenza di tale aspetto del suo lavoro e del suo senso di fantasia e mistero.

Gli scritti di Leonardo

Anche gli scritti di Leonardo sulla pittura furono di fondamentale importanza. Furono pubblicati per la prima volta a Parigi nel 1651, riunendo le sue note sparse, sotto il titolo Trattato sulla pittura (in due edizioni gemelle, in francese e in italiano), ma erano già note in precedenza.

Non esiste alcuna opera scultorea o architettonica di sicura appartenenza leonardesca ma le sue idee e capacità furono importanti in entrambi gli ambiti.

Il suo amico Bramante, il più grande architetto del primo rinascimento, fu colpito per esempio dai suoi progetti di chiese ‘ideali’ quando lo scultore Giovanni Francesco Rustici (1474-1554) stava realizzando il gruppo in bronzo del San Giovanni Battista tra un fariseo e un levita (1506-11) per il battistero di Firenze. Come scrive Vasari:
“non volle Giovanfrancesco mentre conduceva di terra quest’opera altri a torno che Lionardo da Vinci, il quale nel fare le forme, armarle di ferri et insomma sempre insino a che non furono gettate le statue, non l’abbandonò mai”.

Leonardo: un artista senza tempo

Leonardo è uno dei pochi artisti la cui fama è rimasta inalterata nel tempo, sempre ad altissimi livelli. Anche se le sue opere complete sono di numero limitato, un riflesso del suo notevole magnetismo, della straordinaria forza del suo intelletto e della sua incarnazione, quasi unica, dell’idea dell’artista come genio.

Nascita: Anchiano o Vinci 1452; Morte: Castello di Cloux 1519

 

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