Agnetti, Vincenzo

Agnetti, Vincenzo

Artista, scrittore e teorico italiano. Dopo le prime esperienze in ambito informale, partecipò alle iniziative del gruppo Azimuth con Piero Manzoni, Enrico Castellani e Agostino Bonalumi. Maturò in questo periodo una visione dell’arte come assenza, come rifiuto del dipingere che lo portò a interrompere per alcuni anni la pratica artistica per dedicarsi a testi teorici (del 1958 è il suo primo intervento sull’opera dell’amico Manzoni) e alla riflessione sui codici comunicativi e linguistici, che sarà uno dei punti chiave della sua poetica.

Da questa riflessione nascono infatti opere come La macchina drogata (1968), una calcolatrice Olivetti in cui sono stati sostituiti i numeri con lettere, Libro dimenticato a memoria (1969, Civico Museo d’Arte Contemporanea, Milano), dove lo stampato viene cancellato e rimangono solamente i bordi dei fogli o Amleto politico (1973, Collezione Banca Commerciale Italiana, Francoforte), dove, il monologo di Amleto, viene spogliato delle ambiguità del linguaggio grazie alla traduzione in numeri, cioè in un codice universalmente comprensibile, tutti progetti che ne fanno uno dei più interessanti protagonisti dell’arte concettuale italiana. Tra gli ultimi lavori si ricordano Fotograffie del 1979 e La lettera perduta dello stesso anno, performance realizzata alla Galleria Feldman di New York e a Palazzo Grassi a Venezia.

Nascita: Milano 14-9-26; Morte: Milano 29831

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Alessandro Dalai
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