Ruskin John
Dizionario Arte

Ruskin, John

John Ruskin 

Ruskin John. Scrittore, artista, riformatore sociale e filantropo inglese. Fu il più importante critico d’arte del XIX secolo, con una forte presa sull’opinione pubblica. Disegnatore prolifico e talentoso e acquarellista, soprattutto di paesaggi e soggetti architettonici.

Suo padre era un ricco commerciante di vini che amava la pittura e incoraggiò il suo unico figlio nel suo interesse intellettuale; anche la madre lo sostenne, ma in modo puritano e repressivo. Fu educato a casa e viaggiò molto con i genitori in Inghilterra e nel resto d’Europa. Sviluppò un ardente amore per la natura (si interessò alla botanica e alla geologia), oltre all’amore per l’arte.

Dal 1837 al 1842 studiò all’Università di Oxford, dove vinse il premio Newdigate per la poesia nel 1839 (l’anno successivo interruppe gli studi per un esaurimento nervoso, in parte causato da una passione non corrisposta per la figlia di uno dei soci di lavoro del padre). Il padre gli assegnò una generosa rendita, così dopo la laurea poté dedicarsi alla scrittura e all’attività di conferenziere e poté anche permettersi di comprare opere d’arte. In particolare quelle di Turner, che era il suo idolo artistico (lo incontrò per la prima volta nel 1840. Ne diventò poi amico e infine anche esecutore testamentario).

Ruskin scrisse la maggior parte dei testi di critica d’arte all’inizio della sua carriera; dopo il 1855 circa si concentrò su questioni politiche ed economiche. Ma è difficile separare il suo pensiero in diversi filoni. Diede molta importanza alla relazione tra arte, morale e giustizia sociale: le sue lezioni come primo professore di ruolo di belle arti a Oxford (1870-77, 1883-84), per esempio, erano tanto sull’arte quanto sulla sociologia. Anche se più tardi modificò molti punti di vista, le idee chiave nelle sue opere di critica d’arte più influenti erano la sincerità e la fedeltà alla natura. Egli pensava che l’arte buona sia essenzialmente morale e quella cattiva sia poco sincera e immorale.

Quando nel 1851 difese i *preraffaelliti contro i feroci attacchi loro rivolti, lodò soprattutto la loro “operosità e fedeltà”, e quando demolì i pittori bolognesi del XVII secolo come i Carracci e Domenichino chiamandoli “erbacce dell’arte” fu in gran parte perché li percepiva come mancanti di sentimenti genuini: “Non c’è un’arte interamente sincera e grande nel XVII secolo”. In architettura amava lo stile gotico. Credeva che la chiave della bellezza degli edifici medievali stesse nel piacere che gli artigiani avevano nella loro creazione.

Queste idee influenzarono in particolare William Morris e il movimento Arts and Crafts. In linea con le sue opinioni sulla dignità e il valore del lavoro manuale, considerava le industrie come luoghi di degrado e cercò di migliorare le condizioni di vita della classe lavoratrice; molte delle sue idee sociali, come la sua forte richiesta di pensioni per gli anziani, più tardi vennero accettate comunemente. Negli ultimi tempi della vita aveva consumato tutta la sua grande eredità in attività filantropiche e si manteneva con i proventi degli scritti.

La vita personale di Ruskin fu profondamente infelice. Il suo matrimonio fu anato nel 1854 per non essere stato consumato (la sua ex moglie sposò Millais l’anno successivo) e in età adulta e anziana provò un amore malsano per molte giovani donne; si propose a una di loro, la diciottenne Rose La Touche, nel 1866, ma fu rifiutato. Lei morì pazza nel 1875. Nel 1878 Ruskin perse una causa per diffamazione intentatagli da Whistler, che aveva accusato di “aver lanciato un barattolo di pittura in faccia al pubblico”, e appena prima della celebrazione del processo mostrò i primi segni della malattia mentale che rovinò i suoi ultimi anni. Dopo il 1889 visse isolato nel Lake District, curato dal cugino Joan Severn, senza scrivere a e parlando molto poco. La sua casa, Brantwood, che si affaccia sul lago Coniston, è ora un monumento a lui dedicato.

La produzione letteraria di Ruskin fu enorme: l’edizione classica dell’opera omnia comprende 39 volumi (1903-12). I suoi libri più importanti che trattano di arte sono: Pittori moderni (5 volumi, 1843-60, epilogo 1888), che inizia come difesa di Turner e si sviluppa in uno studio generale sull’arte; Le sette lampade dell’architettura (1849); Le pietre di Venezia (3 volumi, 1851-53). A lui è riservato un posto particolare tra i prosatori inglesi del XIX secolo, e i suoi più raffinati voli retorici, come la descrizione dei dipinti di Tintoretto alla scuola di San Rocco a Venezia, sono classici nel loro genere.

Nascita: Londra 08-02-1819;
Morte: Brantwood 20

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