Dizionario Arte

Campigli, Massimo

Campigli, Massimo.(pseudonimo di Max Ihlenfeld) (Berlino 1895-Saint-Tropez 1971). Pittore italiano. Autodidatta, dal 1919 fu a Parigi come corrispondente del Corriere della Sera, dove si dedicò allo studio degli antichi con frequenti visite al Louvre e conobbe il cubismo. Fondamentale per la formazione della sua peculiare cifra espressiva fu la scoperta dell’arte etrusca durante un viaggio a Roma nel 1928. Le sue opere furono da allora caratterizzate da figure arcaiche, frontali e immobili e da una stesura pittorica opaca simile all’affresco (Le spose dei marinai, 1934, GNAM, Roma). La personale alla Galleria Jeanne Bucher di Parigi del 1929 aprì la strada al successo internazionale dell’artista. Vicino al gruppo di Novecento, con cui espose in varie occasioni, nel 1933 dipinse Le madri le contadine le lavoratrici per il Salone delle Cerimonie in occasione della V Triennale milanese e nello stesso anno firmò il Manifesto della pittura murale steso da Mario Sironi. L’interesse per l’ambito della decorazione monumentale è testimoniato dalle molteplici opere murali, tra cui I costruttori (1937) per il palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra, Non uccidere per il Palazzo di Giustizia di Milano (1938) e gli affreschi per l’atrio del Palazzo del Liviano di Padova progettato da Gio Ponti (1939-1940).

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