Bellini, Giovanni
Dizionario Arte

BELLINI GIOVANNI

Bellini Giovanni

Bellini Giovanni (?Venezia 1430/35 ca-Venezia 1516) fu di gran lunga l’esponente più importante della famiglia, uno dei più grandi e più influenti artisti del rinascimento. Durante la sua prolifica e duratura carriera trasformò Venezia, da città che quanto alla pittura poteva definirsi di provincia, in un centro capace di rivaleggiare con Firenze e Roma.

E non solo diede alla pittura veneziana una rilevanza mai avuta prima, ma le conferì delle caratteristiche distintive attraverso l’uso del colore, della luce e degli effetti atmosferici. Ciò in opposizione alla maniera tradizionale fiorentina basata sulla linea. Rappresentò una fonte di ispirazione diretta per i pittori veneziani delle successive generazioni che si formarono nella sua bottega. La sua importanza per l’arte veneziana è così grande che Kenneth Clark rilevò che nessun’altra scuola di pittura fino a tal punto è creazione di un solo uomo.

A dispetto della sua fama,

A dispetto della sua fama, la sua carriera è generalmente poco documentata. Pare che abbia vissuto una vita dedicata esclusivamente alla pittura, forse senza nemmeno mai uscire dal Veneto, e le informazioni biografiche che lo riguardano sono solo frammentarie. Pochi dei suoi dipinti portano una data o sono databili in modo convincente per prove documentarie. Perciò la sua evoluzione stilistica si può seguire per linee generali più che in dettaglio; per esempio, rilevando che nell’arco di più di mezzo secolo il suo stile si evolse da un linearismo rigido di matrice medievale verso uno stile di morbido respiro e compostezza classica.

Giovanni fu probabilmente istruito dal padre Jacopo

Giovanni Bellini fu probabilmente istruito dal padre Jacopo, ma la maggiore influenza negli anni della sua formazione venne dal cognato Mantegna. Questa influenza (così come l’originalità di Bellini stesso) è evidente dal confronto delle loro celebri opere raffiguranti l’Orazione nell’orto. Entrambe dipinte tra il 1460 e il 1465 circa ed entrambe oggi alla National Gallery di Londra.

Bellini, Giovanni
Orazione nell’orto

Le composizioni sono piuttosto simili. Entrambe derivano da un disegno di Jacopo, ma sono realizzate in maniera molto differente. In particolare per quanto riguarda il paesaggio: Mantegna è aspro, preciso e analitico, Bellini è lirico e atmosferico. Un’altra importante figura che influì sulla sua opera fu Antonello da Messina, a Venezia tra il 1475 e il 1476; Bellini ne ammirò non solo l’abilità nella nuova tecnica della pittura a olio (della quale divenne anch’egli un esponente di spicco), ma anche la limpida resa dello spazio e della forma.

Fino alla fine della sua lunga vita

Fino alla fine della sua lunga vita continuò ad assorbire nuove idee; all’anno prima della morte risale l’onirico Donna con lo specchio (Kunsthistorisches Museum, Vienna), fortemente influenzato da Giorgione, molto più giovane di lui. Ma nonostante le influenze, Bellini rimase sempre distintamente se stesso per la straordinaria capacità di assimilare idee e fonderle in una sintesi armoniosa: come rilevò Jennifer Fletcher, studiosa di Bellini, “alcuni artisti inventarono di più, ma nessuno perfezionò così tanto”.

Il suo genio non diminuì con gli anni, ed è facile sottoscrivere quanto affermato da Dürer, in visita a Venezia tra il 1505 e il 1507: egli osservò che anche se Bellini era “molto vecchio”, era ancora “il miglior pittore”. Il resoconto di Dürer sul suo incontro con Bellini fornisce preziosi e lusinghieri elementi sulla sua personalità: laddove altri artisti veneziani furono ostili al visitatore tedesco e gelosi delle sue capacità, il grande uomo lo trattò con cortesia e rispetto.

Giovanni Bellini eseguì splendidi ritratti

Giovanni Bellini eseguì splendidi ritratti, tra i quali l’esempio più noto è il Doge Leonardo Loredan (1501-04 ca, National Gallery, Londra), e alcuni dipinti allegorici e mitologici, in particolare il Festino degli dei (1514, National Gallery, Washington; modificata da Tiziano alla sua morte).

Bellini, Giovanni
Festino degli dei

Come il fratello Gentile, dipinse anche scene della storia di Venezia per il Palazzo dei Dogi (andate perdute). Ma rimase soprattutto un pittore di scene religiose. Il suo soggetto più tipico fu la Madonna col bambino, e solo Raffaello può vantare di aver raggiunto risultati simili per varietà e bellezza con lo stesso soggetto.

Gli esempi vanno dalla pensierosa malinconia della Madonna del Prato (1510, National Gallery, Londra), una delle manifestazioni più convincenti della sua abilità nel fondere figure e paesaggio in una perfetta armonia, alla monumentalità della Pala di san Zaccaria (1505, San Zaccaria, Venezia), forse la più grandiosa di tutte le *sacre conversazioni.

Un altro soggetto amato

Un altro soggetto amato è quello del Cristo morto, che ben si addiceva a rendere la combinazione di gravità e tenerezza nella quale eccelleva. Di rado affrontò soggetti con una forte componente narrativa, poiché il suo interesse era rivolto più ai valori atmosferici che all’azione. Questa attenzione alla resa di un determinato stato psicologico rappresentò uno degli elementi più importanti che lasciò in eredità ai suoi allievi. Dal 1490 circa quasi tutti i pittori che acquistarono importanza a Venezia (compresi Giorgione, Sebastiano del Piombo, e Tiziano) si formarono, o si ritene che si siano formati, nella sua bottega. Bellini esercitò una certa influenza anche a Firenze attraverso Fra’ Bartolomeo, che fu a Venezia nel 1508.

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