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NIKE: DESIGN, POLITICA E MARKETING.

NIKE: DESIGN, POLITICA E MARKETING.

Nike combina design e politica e il risultato è un capolavoro di marketing.

A ridosso delle celebrazioni del 4 luglio, negli Usa, Nike lancia una sneaker che sembra non abbia molto a che fare con il design, quanto piuttosto con politica e marketing.

Nike air max 1 betsy ross
Nike air max 1 betsy ross

In pratica sul tallone di un suo modello iconico, la Air Max 1, campeggiano le 13 stelle disposte in cerchio, note come la bandiera Betsy Ross.

Queste stelle, appartenenti alla prima bandiera americana voluta da George Washington e realizzata da Betsy Ross nel 1777, sono riconosciute come simbolo schiavista.

Infatti, 13 erano le colonie Americane quando la schiavitù era in auge, dunque sono ritenute emblema “patriottico”.

Ecco quindi che in seguito ad una bufera di polemiche, il marchio si vede tacciato di razzismo e costretto a ritirare la scarpa dal mercato.

Le dinamiche politiche che hanno coinvolto Nike.

Allora, assistiamo ad un Doug Ducey, governatore repubblicano dell’Arizona e qualificatore della Betsy Ross alla stregua di una “madre fondatrice”, che twitta: “Le parole non possono esprimere la mia delusione per questa terribile decisione. Sono imbarazzato per Nike”.

Ma facciamo un passo indietro, perché il quadro si completa solo ricordando l’antitetico precedente del giocatore di footbal Colin Kaepernick, reo d’aver fatto divampare questo rogo provocatorio.

Il quarterback, nel 2016, durante l’inno nazionale, si inginocchia platealmente, in segno di protesta verso la politica trumpiana e le sue iniquità sociali e razziali.

Il domino mediatico è inesorabile: da quel giorno numerosi altri sportivi, membri di minoranze, prendono ad imitarlo, l’ultima, Megan Rapinoe, calciatrice omosessuale.

In un attimo il suo coraggio è oggetto di ammirazione da mezzo mondo, lo stesso mezzo mondo che odia Trump.

Nike intuisce la magnitudo del gesto e intesse una campagna pubblicitaria su misura per il ritorno mediatico dell’audace attivismo di Kaepernick, con tanto di slogan: ”Credi in qualcosa anche se significa sacrificare tutto. Fallo e basta.”

Kaepernick per Nike
Kaepernick per Nike

Quindi, non si fanno attendere, le risposte della controparte, riassumibili in video di frange trumpiane, riprese mentre danno fuoco a scarpe Nike.

Oggi dunque Nike, alla carta, cerca di pareggiare i bilanci con l’uscita di questa Air Max 1 con bandiera Betsy Ross, dal sentore fintamente ingenuo.

Tuttavia, sotto consiglio dello stesso Kaepernick, la ritira quasi subito.

Il finale sorprendente che vede Nike padroneggiare politica e marketing.

Peccato che molti negozi, una volta ricevuta la merce, non l’abbiano diligentemente restituita, bensì direttamente promossa a edizione limitata facendone schizzare il prezzo di rivendita a più di 2000 $.

Certamente ciò che appare unico, raro e inaccessibile ai più, automaticamente diventa più desiderabile, per l’urgenza di distinguersi in questo mondo globalizzato e uniformato.

Peraltro, questa storia mette in luce gli infiniti inseguimenti di appropriazione culturale, ancora purtroppo imperanti nelle più multietniche e globalizzate realtà del nostro mondo.

La conseguenza è un frenetico ricorso al politicamente corretto che amputa l’auspicabile comune libertà d’espressione multiculturale appunto, alimentando ridicole censure.

Censure usate, come ci insegna questo episodio, a vantaggio economico di chi sa cavalcarle. O forse, dovremmo dire, indossarle, proprio come un comodo paio di Air Max 1.

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Silvana Petrelli
Articoli dell'Autore / Silvana Petrelli

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