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AMATE L’ARCHITETTURA: IL GIÒ PONTI INEDITO DI DOMUS

AMATE L’ARCHITETTURA: IL GIÒ PONTI INEDITO DI DOMUS

Il 14 aprile sarà inaugurata la mostra alla Galleria Carla Sozzani

A cavallo tra Miart e Salone del Mobile, apre “Domus 90. Gio Ponti”, esposizione che leggerà in modo trasversale il lavoro dell’architetto meneghino. La grande occasione sono i 90 anni (come si può capire dal titolo) della rivista. E, nel caso veramente qualcuno non lo sapesse, Giò Ponti ne è stato direttore per quasi 40 anni.

Mame Design: Amate l'Architettura: il Giò Ponti inedito di Domus. Ceramica per Franco Pozzi, 1967
Ceramica per Franco Pozzi, 1967

Quindi, grandi celebrazioni questo aprile per Ponti. È un segno abbastanza chiaro di quanto la sua città senta la mancanza del grande maestro. Sicuro, grandissimi nomi calcheranno la “passerella” di Rho e i distretti del FuoriSalone. Ma si sa, noi siamo anche molto nostalgici. Perché questi anni di evoluzione tecnologica continua e velocissima ci avvicinano ad un futuro sempre più imminente, ma non così umano come invece avremmo bisogno. E un po’ dispersi nell’infinità di input del moderno, altro non possiamo fare che voltare lo sguardo indietro, alle nostre certezze. E diciamolo, anche se impariamo ancora qualcosa da chi grande è già stato, proprio male non ci può fare.

 

La mostra racconterà la lunga attività di Giò Ponti

Mame Design: Amate l'Architettura: il Giò Ponti inedito di Domus. Posate Berndorf, 1933
Posate Berndorf, 1933

Descriverla in poche parole, non è cosa facile. Era un architetto. Ma è stato anche uno dei più grandi nomi del design del dopoguerra italiano. E ha diretto Domus. Per come siamo abituati oggi alla specializzazione selettiva, dovremmo affibbiargli troppe professioni: architetto, interior designer, product designer, graphic designer, redattore…Ma la verità è solo che lui era un professionista completo, un grande maestro.

Il lavoro di Ponti verrà, quindi, raccontato per suggestioni. Si parte dal tema della casa, a cui ha dedicato molti editoriali e articoli, stimolando il dibattito sul passaggio all’abitazione “moderna” negli anni ’30 e interpretando i cambiamenti della società nel dopoguerra. Una serie di grandi immagini metterà in scena l’alfabeto dell’architetto: a confronto oggetti, disegni ed architetture. Tutto per riuscire a comunicare il suo approccio progettuale, indirizzato in particolar modo sulla potenzialità espressiva dei materiali e che abbraccia ogni settore, dall’artigianato all’architettura.

Vedremo molta ceramica (uno dei suoi materiali preferiti): dalle collaborazioni con Richard Ginori fino alle piastrelle tutte texture e pattern disegnate per interni ed esterni. Certo non mancheranno le più famose sedute: protagonista assoluta la famosissima Superleggera. Ancora, tanti tantissimi oggetti: una macchina per cucire, la Visetta del 1949, un portabagagli in legno e due pezzi di un servizio per tè e caffè.

Mame Design: Amate l'Architettura: il Giò Ponti inedito di Domus. Gabriela, Sedia di poco sedile, per Walter Ponti/Pallucco, 1971
Gabriela, Sedia di poco sedile, per Walter Ponti/Pallucco, 1971

Diciamo che le due grandi ed imprendibili personali di questo FuoriSalone sono la mostra dedicata a Ponti e 100×100 Castiglioni. Molte le assonanze: come per Castiglioni, anche a “Domus 90. Gio Ponti” troveremo esposta una serie di lettere di auguri e i ringraziamenti. Ma questa volta sono vere opere d’arte dedicate dall’architetto agli amici più cari. Tutto rigorosamente disegnato a mano.

Giò Ponti e Achille Castiglioni. Due architetti. Due milanesi. Due professionisti amati. Perché ricordiamocelo, “L’Italia l’han fatta metà Iddio e metà gli Architetti” (Giò Ponti, 1957)

 

 

 

 

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Giulia Menestrina
Articoli dell'Autore / Giulia Menestrina