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Attualità

Unione Europea: dalla sua nascita nel 1991 all’attuale emergenza Covid

L’11 dicembre 1991 si raggiungeva l’accordo per istituire l’Unione Europea – Oggi è in atto una lotta comune contro l’emergenza Covid

Unione Europea – Emergenza Covid

L’11 dicembre 1991, 29 anni fa, a Maastricht, in Olanda, veniva raggiunto l’accordo definitivo per la costituzione dell’Unione Europea, nata dalla Comunità Economica Europea (CEE). Nei due giorni precedenti, il 9 e il 10 dicembre, si radunò il Consiglio dei Paesi della CEE che portò verso l’unificazione economica e politica dell’Europa.

Il 7 febbraio 1992 verrà firmato il “trattato dell’Unione europea“, che sancirà definitivamente la nascita dell’unione tra i Paesi come forma di integrazione. Nel 2002 si istituirà una valuta unica per un’unione anche economica e monetaria.

Tra i suoi principali scopi vi sono il benessere socio-economico dei Paesi membri, l’integrazione e la crescita economiche, il progresso scientifico, la pace, i diritti umani, i valori sociali e la lotta contro la discriminazione.

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L’Unione Europea oggi: la lotta contro l’emergenza Covid

Fin dall’inizio dell’epidemia da Covid-19, l’Unione Europea si è mobilitata per aiutare gli Stati membri nelle loro singole risposte nazionali. Un punto focale è la diffusione di informazioni veritiere e obiettive sul virus, sulle misure di contenimento e sulla riparazione dei danni economici e sociali.

La Commissione europea sta agendo attraverso una risposta comune, per rafforzare il settore della sanità pubblica e quello dell’economia. La Presidente Ursula von der Leyen ha creato un team apposito di risposta al Covid-19 anche a livello politico.

Per riparare i danni economici e sociali, l’Unione Europea propone un piano che punta a sfruttare più del 50% del bilancio a lungo termine dell’UE. Unito al NextGenerationEU, si arriva ad un totale di 1 800 miliardi di euro.

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In particolare, il Recovery Fund è stato individuato dalla Commissione come strumento per rilanciare le economie dei Paesi membri a causa dell’attuale crisi. Per quanto riguarda l’Italia, i fondi che arriveranno nei prossimi tre anni costituiranno un’ingente disponibilità di risorse per la crescita economica.

Nella strategia annuale di crescita sostenibile prevista per il 2021, la Commissione ha introdotto l’obiettivo di perseguire una strategia basata sulla sostenibilità competitiva, il New Green Deal, che consiste in una serie di investimenti nel settore verde e digitale.

I contrasti nel governo italiano

In questi giorni, però, ci sono stati grossi problemi all’interno del governo italiano per giungere ad un accordo sulla gestione dei fondi.

Da un lato c’è il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che vorrebbe creare una cabina di regia formata dalla presidenza del Consiglio, dai ministri dell’Economia e dello Sviluppo economico. Vincenzo Amendola, ministro degli Affari europei, sarebbe l’unico referente con la Commissione europea.

Dall’altro lato c’è il partito di Matteo Renzi, Italia Viva, che ritiene il progetto un modo per sovrapporre i ministeri esistenti. Ma è probabile che a non essere convinti del piano di Conte siano anche alcuni deputati del PD e alcuni presidenti di Regioni che vorrebbero avere un ruolo maggiore nella fase di realizzazione, progettazione e gestione dei fondi.

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L’Unione Europea e i vaccini anti-Covid: perché prima il Regno Unito?

La priorità assoluta dell’Unione Europea è proteggere la salute dei suoi cittadini, utilizzando tutti gli strumenti che ha a sua disposizione. Infatti, si sono adottate le misure necessarie per il coordinamento con i Paesi membri e per agevolare la fornitura di attrezzature mediche e dispositivi di protezione.

Tra questi, la Commissione europea ha approvato i contratti con le case farmaceutiche che producono i primi vaccini contro il Covid-19. Ciò permetterà ai Paesi europei di essere ben preparati per la vaccinazione, una volta assicurate l’efficacia e la sicurezza degli stessi. Proprio l’11 dicembre 2020, il Consiglio europeo si riunirà per fare il punto sul coordinamento globale di risposta alla pandemia, compresi i lavori per i vaccini e i test.

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Eppure, ci sono state molte polemiche da parte dei cittadini europei nel vedere che proprio il Regno Unito è stato il primo Paese ad aver iniziato la somministrazioni del vaccino Pfizer. In realtà, il motivo per cui questo è avvenuto è ben lontano dalla Brexit. Il periodo di transizione del Regno Unito per l’uscita dall’Unione Europea termina il 31 dicembre 2020. Dunque, di fatto è ancora soggetto alle regole dell’UE e dell’EMA (European Medicines Agency).

Londra, però, ha deciso di non attendere la decisione dell’EMA, avvalendosi invece dell’autorizzazione di emergenza, opzione libera per tutti i Paesi UE. Gli altri 27 stati dell’Unione Europea hanno deciso di procedere uniti e attendere l’EMA.

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