Rai furto arte
Arte,  Attualità

RAI furto arte, 120 opere sparite dal 1966: l’inchiesta

I vertici Rai denunciano la scomparsa di 120 opere d’arte dalla collezione: a Roma si allarga l’inchiesta

Il fenomeno del furto d’arte torna a colpire nel nostro Paese, questa volta sulla collezione della Rai. Sono recentemente emersi nuovi dettagli sull’inchiesta, aperta dalla Procura di Roma, sulle opere d’arte rubate dalle sedi Rai dal 1966 ad oggi. I pezzi scomparsi sarebbero 120, fra cui dei capolavori di De Chirico, Monet e Messina. Il pm Francesco Marinaro si sta occupando del caso, per cui sussistono due ipotesi: il furto su commissione e lo sgarbo di ex-dipendenti.

Rai, un furto d’arte milionario

Sembra non esserci pace fra gli studi della Radiotelevisione Italiana. Dopo le polemiche per il caso Fedez e le schermaglie politiche per il controllo delle posizioni di potere, si apre un nuovo scenario dalle tinte fosche. I vertici dell’azienda avevano già denunciato da tempo alle autorità la scomparsa di alcune opere d’arte dalla propria collezione, che ne conta 1500. Fino ad oggi, i pezzi d’arte smarriti di cui eravamo a conoscenza, grazie anche al servizio di Striscia La Notizia, erano una decina. Nelle ultime ore, sono emersi ulteriori dettagli sulla dimensione del fenomeno: 120 le opere che mancano all’appello in diverse sedi, un danno milionario.

"La Domenica della Buona Gente", Renato Guttuso
“La Domenica della Buona Gente”, Renato Guttuso

Il furto andrebbe avanti dal 1966, e coinvolgerebbe opere quali “Vita nei Campi” di Giorgio De Chirico e “Domenica della buona gente” di Renato Guttuso. Indiscrezioni parlano anche di un Monet e delle quattro miniature in bronzo e argento del Cavallo di Francesco Messina, simbolo della Rai.

Le strade dell’indagine

L’inchiesta sul caso è ora affidata al pm Francesco Marinaro, che indaga di concerto con il nucleo dei Carabinieri predisposto alla tutela del patrimonio culturale. Attualmente, sarebbero due le possibilità vagliate dagli 007. La prima è quella di furti portati avanti da dipendenti a partire dal 1966, a scopi di rivendita o di semplice esposizione nelle proprie case. Nei primi decenni soprattutto, a causa dell’assenza di videosorveglianza, doveva essere relativamente facile trafugare oggetti e portarli indisturbati fuori dalle sedi Rai. Questa ipotesi è corroborata dal caso dell’opera “Architettura” di Ottone Rosai, sparita negli anni ’70 e abilmente sostituita con un falso. Il responsabile, un ex-dipendente, è stato individuato 50 anni dopo, ma non ha sofferto alcuna pena, a causa della caduta in prescrizione del reato.

"Architettura", Ottone Rosai
“Architettura”, Ottone Rosai

L’altra possibilità è quella di furti commissionati da ricettatori e commercianti in arte. In entrambi i casi, ricostruire le dinamiche e risalire all’attuale posizione delle opere rubate alla Rai sarà molto complicato, dato il numero di anni trascorso.

 

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