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La tutela delle donne fallisce: vittime non credute e leggi applicate male

Ci sono falle nel sistema leggi per la difesa delle donne, così la tutela delle donne fallisce

La tutela delle donne tanto inneggiata, di fatto fallisce. Il sistema leggi per le donne ha dei buchi, o meglio, è male applicato. Le donne sono ignorate, non credute e ascoltate. E poi, il 25 novembre, nella giornata contro la violenza delle donne, c’è anche il coraggio di indossare una maschera per mero buonismo? 

La difesa delle donne: tra patrimonio legislativo e la sua inapplicazione

L’Italia è dotata di un poderoso patrimonio legislativo contro gli uomini violenti, questi sì, le leggi ci sono. Ma forse c’è qualcosa che non va. In soli 11 mesi, sono 109 i femminicidi, le vittime di violenza al giorno sono 89, solo il 15% delle donne denuncia gli abusi prima di essere uccisa. Tutto questo dovrebbe essere un campanello d’allarme. Se questo accade, forse qualcosa non sta funzionando nelle leggi italiane e nella tutela delle donne. Valeria Valente, presidente della Commissione d’inchiesta sul femminicidio:

gli strumenti ci sono, dall’allontanamento dell’uomo violento, al bracciale elettronico, ma raramente vengono utilizzati. Bisogna saper leggere correttamente il fenomeno, che risiede nella sperequazione di potere della relazione uomo-donna, nella visione patriarcale della società. Serve la specializzazione dei tribunali, la formazione delle forze dell’ordine, dei giudici, degli avvocati, dei medici, degli insegnanti.

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89 donne sono maltrattate ogni giorno

Sì, perché le leggi ci sono, ma poi non sono applicate. Agli organi della società manca la formazione per poterle applicare a tutela delle donne. Le misure di sicurezza ci sono, ma vengono applicate in pochissimi casi e nelle sentenze dei tribunali, a peggiorare la situazione, si legge che le vittime “provocano” o si parla di “relazioni burrascose”. Relazioni burrascose? Le relazioni con qualche tempesta e un po’ di pepe (che ci vuole), sono quelle che tutti noi viviamo, qua siamo davanti a maltrattamenti, non a relazioni in burrasca! E sta anche qui il problema.. nella concezione della vittima.

Le vittime: non credute, non ascoltate, sminuite

Secondo un’indagine della Commissione d’inchiesta sul femminicidio il “79% delle donne uccise che aveva denunciato aveva indicato di temere per sé e i figli. La maggioranza aveva sporto più di una denuncia, segno di una piena escalation della violenza. Ci sono le donne che denunciano, è vero sono poche, ma se quello che lo fanno non vengono credute, la fiducia nel sistema diminuirà sempre di più. Quello che manca è anche l’adeguata valutazione del rischio da parte delle autorità. Ci sono denunce di minacce, lesioni, tentati strangolamenti, con tanto di certificati medici: reati gravi che farebbero scattare anche misure cautelari a tutela delle donne; se solo ci fosse un’adeguata valutazione del rischio.

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Manca l’ascolto verso le vittime

Il Codice Rosso: la legge per le donne

Il Codice Rosso, legge varata nel novembre 2018, approvata nel luglio del 2019. Un decreto legge sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Il decreto ha introdotto nuove disposizioni per le pene di chi ha commesso la violenza o ha modificato quelle esistenti, a tutela delle donne. Tra le altre una delle più significative è quella dell’iter velocizzato per le denunce: i pm sono obbligati ad ascoltare entro 3 giorni e schivare la lentezza burocratica. Tutto bello all’apparenza. Se non fosse che con questa modifica, per prima cosa la conseguenza dell’accumulo dei casi non porterà alla rapidità nella procedura, anzi. Magistrati non specializzati potrebbero trovarsi di fronte ad una vittima senza essere preparati sul tema. Secondo, la vittima stessa in un tempo così breve può essere non sia pronta a parlare dell’accaduto. Inoltre il Codice Rosso, è stato varato senza stanziamenti di fondi, il personale e i corsi di formazione non sono incrementati.

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Dov’è la tutela delle donne?

Francesca Garisto, avvocato che collabora con D.i.Re, l’associazione per le donne che si è schierata anche nel caso Genovese. Garisto sostiene che la soluzione è “questione culturale e di competenza generale, del magistrato come della polizia. La velocizzazione della procedura e la tutela concreta delle donne sono due cose diverse”. Invece di migliorare il sistema leggi, va a peggiorare, rallentando anche le procedure e diminuendo la fiducia che le vittime stesse hanno nel sistema, dove sta quindi la tutela delle donne?

E mentre il Presidente del Consiglio Mario Draghi, impegnato con Russia, Francia e chi più ne ha più ne metta, scrive in una nota che “la tutela delle donne è una priorità assoluta per il Governo, che intende affrontare l’odioso problema della violenza di genere in tutti i suoi aspetti, dalla prevenzione al sostegno alle vittime”, 109 quest’anno, e 116 nel 2020 sono le vittime di violenza, morte, o meglio uccise.

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