20 anni montanelli
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Indro Montanelli moriva 20 anni fa: Tra idolatria e controversia

20 anni fa moriva il giornalista Indro Montanelli 22 luglio 2001

Moriva 20 anni fa il 22 luglio 2001 Indro Montanelli,  grande penna del giornalismo che ha segnato il Novecento tra idolatria e controversia.

La biografia di Indro Montanelli

Nato il 22 aprile 1909 a Fucecchio, un paesino a metà strada tra Pisa e Firenze. La passione per il giornalismo sembra essere scritta nel sangue, probabilmente trasmessa dal nonno, Giuseppe Montanelli, anch’egli scrittore nonché politico. Dopo aver conseguito due lauree, una in giurisprudenza e l’altra in scienze politiche, emigra in Francia dove assunto da “Paris Soir” inizia la sua carriera come reporter. Cresciuto e plasmato nell’ideologia fascista nel 1935 decide di partire e arruolarsi nel ventesimo battaglione eritreo. L’esperienza è raccontata in un diario pubblicato e recensito in Italia in maniera entusiastica da Ugo Ojetti.

20 anni montanelli

Intanto si reca in Spagna per il “Messaggero”, dove nei suoi resoconti si esprime a sfavore del franchismo. Un atteggiamento condannato dal regime nostrano che ne ordina il rimpatrio, espellendolo non solo dal partito ma anche dall’albo professionale. Viene mandato da Bottai a dirigere l’Istituto italiano di cultura in Estonia per un anno. Tornato in Italia, gli viene riconsegnata la tessera di giornalista, ma rifiuta di richiedere quella del Partito fascista.

Il legame con il Corriere della Sera

E’ questo il momento storico che nella vita di Montanelli si affaccia al “Corriere della sera”.  Il quotidiano diventerà per lui una sorta di seconda casa. L’allora direttore Aldo Borelli memore del contenuto e dello stile del famoso ‘Diari’, e consapevole delle qualità ormai dimostrate dal giovane inviato. Il legame fra Montanelli e il quotidiano di via Solferino si è succeduto con alti e bassi, per più di quaranta anni.

Indro Montanelli 20 anni dopo la morte: Le Idolatrie

A 20 anni dalla scomparsa di Montanelli, si possono ricordare ancore  alcuni dei suoi reportage più memorabili che in un modo o nell’altro hanno segnato la storia del giornalismo del Novecento.E’ in Germania quando il Terzo Reich avanza verso Danzica e parla con Adolf Hitler in persona. Poi va in Finlandia e Norvegia. Nel 1944 finisce in prigione a San Vittore per antifascismo e viene condannato a morte dai nazisti, ma scampa miracolosamente la fucilazione. La madre riesce a far intercedere per lui l’allora arcivescovo di Milano,

La prigionia lo ispira a scrivere uno dei suoi libri più celebri, “Il generale Della Rovere”, che verrà traslato in film da Roberto Rossellini,  Leone d’oro a Venezia. Uscito da S. Vittore si rifugia in Svizzera. Finita la guerra, torna al “Corriere della sera” come inviato. Sarà i primi a giungere nella Budapest insorta. Scrisse che non si trattava di ribelli borghesi, ma di “comunisti antistalinisti”, un’affermazione che gli attirerà gli strali della sinistra italiana.

Da “Il Giornale” agli ultimi anni

Non riconoscendo più il Corriere come suo, per il suo posizionamento verso sinistra con Pietro Ottone,  ne, nel 1974 fondò con l’ausilio di alcuni colleghi e fuoriusciti del Corriere il “Giornale Nuovo”. Oggi conosciuto semplicemente come “ Il Giornale” ( qualche anno fa chiamato “Il Giornale di Montanelli”). Sono gli anni di piombo. In strada ci sono le BR e anche Montanelli subisce un attentato: gli sparano alle gambe il 2 giugno del 1977, accanto ai giardini di via Palestro, a Milano. Con gli anni, il Giornale cominciò ad entrare in un’insanabile crisi economica. Il quotidiano fu così rilevato da Silvio Berlusconi, che lo acquistò. Ma con la “discesa in campo” dell’imprenditore milanese vennero alla luce alcuni contrasti fra quest’ultimo e il grande giornalista circa la linea editoriale.

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Decise di intraprendere la direzione di un nuovo quotidiano “La Voce”, ma non andò in porto. La testata chiuse ufficialmente il 12 aprile del 1995. A quel punto prima decise di collaborare con la rete tv TMC, non senza continuare a pubblicare sapidi editoriali sul Corriere. Con “La stanza di Montanelli”, una rubrica basata sul dialogo con i lettori, decise di tornare alla grande al centro del dibattito politico e storico. Il grande giornalista si è spento domenica 22 luglio 2001 all’età di 92 anni, dopo essere stato ricoverato per tre settimane in una clinica di Milano in seguito ad un malore.

Montanelli 20 anni dopo la morte: Le controversie

A far discutere su Montanelli 20 anni dopo la sua scomparsa fu quella questione rilegata alla Statua dedicatogli a Milano, imbrattata in segno di protesta. A generare la messa in discussione di quello che da molti è considerato  il giornalista pilastro della storia culturale italiana  è la vicenda (narrata nei diari) che lo vede coinvolto nel comprare una bambina abissina di 12 anni, sposarla e averci rapporti sessuali. Per molti, la sua professionalità dev’essere comunque riconosciuta al di fuori della sua vita privata, per altri invece, questo errore è forse troppo anche all’epoca dell’accaduto Ma questo non è l’unico marchio indelebile nella vita del giornalsita.

Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può. Non si deve

Scriveva il giornalista nel 1936. Era ancora il Montanelli fascista, attratto da Benito Mussolini e vicino al regime, da cui poi si allontanò fisicamente ma le cui idee, sembrano in qualche modo permanere nella sua anima per il resto della vita. Solo così si possono spiegare i suoi contributi arrivati a distanza di anni da quell’esperienza, spesso giustificata come giovanile ed effimera, ma che talvolta si ripresenta, sneza neanche troppa discrezione.

Oltre al fascismo

“Tuttavia questo errore e questo sopruso sono stati un eccesso di difesa ispirato da una preoccupazione che purtroppo è legittima: quella della salvaguardia biologica della razza bianca

Queste le parole negli anni ’60 del giornalista, commentando la selezione segregazionista e le conseguenti  rivolte per l’iscrizione di un afroamericano all’università di Oxford.

“Ah! La Sicilia! Voi avete l’Algeria, noi abbiamo la Sicilia. Ma voi non siete obbligati a dire agli algerini che sono francesi. Noi, circostanza aggravante, siamo obbligati ad accordare ai siciliani la qualità di italiani“.

Altre parole rilasciate a Le Figaro Littéraire in quegli anni

Negli 1995, nel corso di una polemica con il direttore di fede ebraica del Tg2 Clemente J. Mimun su una copertina del suo quotidiano La Voce ironizzò sul nazifascismo, Montanelli scrisse un editoriale in cui si chiedeva in che modo gli ebrei entrassero in quel discorso, in quanto nemmeno Hitler aveva mai potuto negare che anch’essi fanno parte della “razza bianca”.

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Sono solo alcuni episodi sparsi nel tempo, della figura e del pensiero della “grande penna” Indro Montanelli. Testimonianze che rendono il matrimonio colonialista con una dodicenne è solo parte di qualcosa di più ampio. Razzismo, suprematismo, antimeridionalismo sono costanti che riemergono di volta in volta e che fanno dubitare che l’elogiato “antifascismo” sia stato solo una questione di facciata.Seppur il vandalismo non può essere ricondotto ad una giustificazione morale, allo stesso modo  la statua che vuole celebrare solo il lato eccezionale del giornalista Montanelli, non segue un percorso diverso. La sua imbrattatura per quanto condannabile nelle intenzioni, risulta emblematica negli esiti. Fa parte dello stesso processo di analisi del personaggio che ne comprende i lati oscuri. La statua ricoperta di macchie, è la statua di una persona che ha fatto la storia culturale dell’Italia del Novecento,  che allo stesso tempo si è sporcata di macchie indelebili.

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