ritardo vaccini in europa
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Ecco perché c’è un grosso ritardo nei vaccini in Europa

C’è un grosso ritardo nella somministrazione dei vaccini in Europa: ecco quali sono i motivi

Ritardo vaccini in Europa 

Com’è ormai noto, l’Unione Europea è di gran lunga in ritardo nella somministrazione dei vaccini anti-Covid rispetto agli Stati Uniti e al più vicino Regno Unito. Anche con l’attuale ritmo assunto nella somministrazione delle vaccinazioni sarà difficile colmare il grosso distacco. Per il momento, l’immunità di gregge in UE si raggiungerà solo alla fine del 2022. Ma la Commissione Europea ha indicato come obiettivo quello di vaccinare il 70% della popolazione adulta entro l’estate. E per fare ciò bisognerebbe aumentare il ritmo di sei volte rispetto a quello attuale.

Sicuramente i Paesi europei si sono trovati in difficoltà dai ritardi nelle forniture da parte dei produttori di vaccini, ma in realtà le cause sembrano essere ancora più profonde. Infatti, sembra che l’approccio assunto dalla Commissione Europea sia molto più cauto rispetto a quello di altri Paesi.

Al momento, il Paese che in rapporto alla popolazione ha somministrato più vaccini è l’Israele: più del 50% dei suoi abitanti ha ricevuto almeno la prima dose. Gli USA, invece, hanno raggiunto il numero più elevato di dosi somministrate, seguiti dalla Cina che si trova al secondo posto.

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I motivi del ritardo nei vaccini in Europa

Tra i principali fattori che hanno portato l’UE ad essere così in ritardo sulle vaccinazioni, vi sarebbe una serie di lunghi processi decisionali che cercano di trovare un accordo tra i governi dei 27 Paesi membri. Sicuramente questo approccio ha permesso anche ai Paesi più piccoli di rimanere senza vaccini, ma allo stesso tempo ha portato ad un rallentamento nei ritmi.

Già a marzo 2020, gli USA si sono attivati per mettersi in contatto con le più grandi aziende farmaceutiche per collaborare nello sviluppo dei vaccini. Da subito il loro approccio è stato molto attivo nel finanziare le aziende e accelerare la produzione, correndo anche vari rischi sulle conseguenze di queste mosse.

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Stessa cosa per quanto riguarda il Regno Unito, che ha potuto muoversi per conto proprio, autorizzando velocemente Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca. Il Paese ha adottato una strategia basata sull’assicurarsi in modo rapido i vaccini. E così è stato. Infatti, ad oggi il Regno Unito è riuscito a superare ben 20 milioni di dosi somministrate.

L’Unione Europea, invece, è partita a rilento a causa di una serie di burocrazie e regolamenti previsti. I governi nazionali, intanto, hanno cautamente osservato il piano delle aziende farmaceutiche impegnate nella produzione dei vaccini, per capire su quali puntare per assicurarsi abbastanza dosi.

La situazione italiana

Ora in Italia il Presidente del Consiglio Mario Draghi deve affrontare un doppio problema, costituito dalla crescita economica debole e dalle vaccinazioni in ritardo. L’Italia, si stima, è già in ritardo di cinque settimane nell’andamento delle vaccinazioni, che è ancora troppo lento per consentire un allentamento delle restrizioni.

Per il momento, coloro che nel nostro Paese hanno ricevuto la prima dose di vaccino sono poco più di 4 milioni. Sono appena 1 milione e 400 mila le persone a cui invece sono state somministrate entrambe le dosi.

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