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È record per Biden: 100 milioni di vaccini per il Covid in 58 giorni

Negli Stati Uniti Biden ha raggiunto il record di 100 milioni di vaccini contro il Covid in soli 58 giorni

L’obiettivo che Joe Biden si era prefissato all’inizio del suo insediamento, ovvero somministrare 100 milioni di vaccini  anti-Covid nei suoi primi 100 giorni alla presidenza, è stato raggiunto con ben 40 giorni di anticipo. In soli 58 giorni, infatti, nei paesi statunitensi quasi 41 milioni di persone hanno ricevuto entrambe le dosi necessarie per acquisire l’immunità dal Covid.

Inizialmente, l’obiettivo imposto da Biden sembrava essere molto ambizioso e molti l’avevano interpretato come un ottimo gioco di comunicazione politica durante il suo insediamento. Eppure, il neo Presidente degli Stati Uniti non ha deluso le aspettative, anzi le ha anche superate.

Ma come è possibile che in Europa siamo così indietro con le dosi somministrate rispetto agli Usa? Facciamo chiarezza.

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Vaccinazioni in America.

Record per Biden nei vaccini anti-Covid, ma l’Europa è ancora indietro – Ecco perché

Negli Stati Uniti la macchina vaccinale va molto velocemente. Nelle ultime settimane, il governo americano ha rinforzato l’accordo con le case farmaceutiche Johnson & Johnson e Merck. Ora si pensa, quindi, che già a fine maggio ci saranno abbastanza vaccini da immunizzare l’intera popolazione adulta.

Lo stesso Biden ha affermato che entro la festa del giorno d’Indipendenza del 4 luglio la popolazione americana sarà capace di ritrovare una forma di normalità. Il Presidente ha anche sottolineato che ormai i traguardi sono più vicini di quanto previsto, e che il 4 luglio forse potrà diventare anche la data per ricordare “l’indipendenza dal virus“.

Ci sono diversi aspetti che spiegano perché l’America è così avanti nella somministrazione rispetto a noi. Innanzitutto, gli Usa sono uno stato singolo e autonomo, che può prendere decisioni da sé senza problemi. L’Europa, invece, ovviamente non è autonoma, deve tenere conto di ben 27 Stati, che devono trovare degli accordi per prendere decisioni comuni.

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Inoltre, nel corso del 2020 gli Stati Uniti, ancora con l’amministrazione Trump, così come l’Israele o il Regno Unito, hanno sostenuto lo sviluppo dei vaccini anti-Covid fin dall’inizio. Hanno stretto solidi accordi con le case farmaceutiche, pagando somme elevatissime e correndo anche molti rischi. Ma il vantaggio l’hanno ottenuto sulla velocità di acquisizione delle dosi, che ha permesso loro di iniziare in grosso vantaggio con la campagna vaccinale.

In Europa, invece, i singoli Paesi non avrebbero potuto muoversi autonomamente. Era necessario coordinarsi, ma questo ha causato una certa lentezza, dovuta anche alla burocrazia. L’obiettivo degli Stati europei era quello di investire delle somme di denaro il più possibile basse per ottenere i vaccini e di stringere accordi con le case farmaceutiche senza correre rischi. Ma ciò ha provocato inevitabilmente una partenza rallentata nella somministrazione.

Negli Usa ci si proietta verso l’immunità di gregge

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Essere un governo singolo e autonomo ha sicuramente pagato molto gli Usa. La consapevolezza dei numeri ancora elevati di contagi e morti c’è, quindi non è ancora il tempo per abbassare la guardia. Il governo americano, nel frattempo, si sta organizzando per esportare 4 milioni di dosi a Messico e Canada, per aiutarli ad incrementare le dosi da somministrare.

In alcuni stati americani si sta già pensando alla fase di somministrazione dei vaccini alle fasce più giovani, per immunizzare tutti gli studenti delle scuole. L’immunologo Anthony Fauci ha spiegato che bisogna stare attenti nel parlare di “immunità di gregge“. Non sappiamo, infatti, quando potremo raggiungerla esattamente. Per ora si stima una percentuale necessaria di vaccinati tra il 70% e l’85%.

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