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Chi è Kamala Harris, la nuova vicepresidente degli Stati Uniti

Kamala Harris, la nuova vicepresidente degli Stati Uniti d’America

Kamala Harris ha vinto. È la vittoria sui pregiudizi. Forte, guerriera, intraprendente, una vera donna.

Essere i primi non è sempre semplice. Non lo è in una parte del mondo dove se hai origini lontane e sei donna, quasi certamente sei costretto a respirare la terra sollevata da chi ti precede. È  l’alba di una nuova era, in America, che oggi si riscopre più democratica, voltando pagina dopo gli anni di Trump: uno dei presidenti più scomodi che abbiano mai potute eleggere.

Un magnate che ha fatto il buono e il cattivo tempo, intrattenuto i media con le sue  trovate, un giullare di corte alla Casa Bianca, che anche la moglie Melania stenta a sopportare.

Il nuovo capitolo della storia politica americana si scrive il 7 novembre 2020 quando Joe Biden viene eletto come 46° Presidente degli Stati Uniti, affiancato da una lady di ferro come Kamala Harris.

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Chi è Kamala Harris

Kamala Devi Harris, politica statunitense nonché senatrice della California nel 2017 e neo vicepresidente degli Stati Uniti d’America, è nata a Oakland il 20 ottobre del 1964. Sua madre (un oncologa specializzata nella cura del cancro al seno) è indo-americana; il padre (professore emerito di economia presso la Stanford University) ha origini giamaicane. Entrambi sono immigrati negli Usa.

Studia alla Howard University (consegue due specializzazioni in scienze politiche ed economia) e all’Hastings College of the Law di San Francisco. Dopo gli studi, lavora come vice procuratrice distrettuale della Contea di Alameda dal 1990 al 1998. Cinque anni dopo, nel 2003, viene eletta procuratrice distrettuale di San Francisco e ancora, nel 2010, procuratrice generale della California.

Kamala e Joe Biden

Nel distretto di San Francisco entra in contrasto con il braccio destro di Terenece Hallinan, colui che la volle fortemente come sua assistente per indagare su omicidi, violenze sessuali e rapine. Nel 2002 si candida contro Hallinan trovando appoggio di Nancy Pelosi. La campagna elettorale contro Kamala fu altamente sessista. La donna, infatti, fu accusata di trarre benefici dall’ex sindaco Willie Brown, che per lei raccoglieva fondi per la campagna elettorale.

Nell’ottobre 2003 la San Francisco Ethics Commission sanziona Harris per aver raccolto più denaro di quello consentito per una campagna elettorale. Per Hallinan è l’occasione giusta per affondare la rivale contestandone l’operato e portando avanti una campagna oltraggiosa contro Kamala. Ne venne fuori un ballottaggio. Harris ne esce vittoriosa con il 56% di voti.

Il 21 gennaio del 2019 annuncia di candidarsi alle presidenziali alle primarie presidenziali, raccogliendo, nelle successive 24 ore la somma di 1,5 milioni di dollari. Il 12 giugno The New York Times scrive sulle sue pagine che la Harris sarebbe stata sempre più vicina nell’affiancare Joe Biden nella corsa alle presidenziali. La conferma arriva l’11 agosto del 2020.

La Harris è la prima asioamericana ad essere scelta come compagna di corsa del candidato alla presidenza di un partito primario.

Vita privata e onorificenze.

Kamala è sposata dal 2004 con l’avvocato californiano Douglas Emhoff. Nel 2005 la National Black Prosecutors Association conferisce ad Harris il Thurgood Marshall Award. L’anno successivo, nel 2006 è stata eletta vicepresidente del National District Attorneys Association’s Board of Directors e designata a co-dirigere il connesso Corrections and Re-Entry Committe. Nel 2008 entrò nella lista dei  34 procuratori dell’anno dalla rivista California Lawyer e nel 2010 la più grande rivista legale della California, The Daily Journal, indicò Harris come una delle prime 75 procuratrici di quello Stato, e uno dei primi 100 avvocati di quello Stato. Infine, nel 2013, il Time la indica come tra le 100 donne più influenti della Terra.

 

Il discorso di Kamala

Grazie e buonasera

Il membro del Congresso John Lewis, prima della sua morte scrisse, la democrazia non è uno stato. È un atto. E quello che voleva dire era che la democrazia americana non è garantita. È forte solo quanto la nostra volontà di lottare per questo. Per custodirlo e non darlo mai per scontato. E proteggere la nostra democrazia richiede lotta. Ci vuole sacrificio, ma c’è gioia e c’è progresso, perché noi, le persone, abbiamo il potere di costruire un futuro migliore. E quando la nostra stessa democrazia era al ballottaggio in queste elezioni, con l’anima stessa dell’America in gioco e il mondo a guardare, avete inaugurato un nuovo giorno per l’America. 

Al personale della nostra campagna e ai volontari, a questo team straordinario, grazie per aver portato più persone che mai nel processo democratico. E per aver reso possibile questa vittoria. Agli operatori del sondaggio e ai funzionari elettorali in tutto il nostro paese che hanno lavorato instancabilmente per assicurarsi che ogni voto venga conteggiato, la nostra nazione ha un debito di gratitudine. Avete protetto l’integrità della nostra democrazia. Al popolo americano che compone il nostro bel paese, grazie per esserti presentato in numeri record per far sentire la vostra voce.

Il discorso sul profilo Instagram

 

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