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Avvocato Amara, arrestato l’ex-consulente dell’Ilva di Taranto

Nuovo terremoto nel Csm: scatta l’arresto per l’avvocato Piero Amara per illeciti nel caso Ilva

È di questa mattina la notizia dell’arresto dell’avvocato Piero Amara, precedentemente consulente legale dell’Ilva di Taranto. L’inchiesta sullo stabilimento siderurgico aveva già portato, un anno fa, all’arresto di Carlo Maria Capristo, ex-procuratore ora colpito dall’obbligo di dimora. Il caso Amara, coinvolto anche a Milano per il “falso complotto Eni“, apre nuove crepe nel Csm, già precedentemente sotto la lente di ingrandimento.

L’arresto dell’avvocato Amara e Capristo: cosa è successo?

Le vicende dell’Ilva di Taranto tornano ad occupare i titoli dei giornali, a un anno dall’apertura delle indagini da parte della Procura di Potenza. Nel Maggio 2020, infatti, scattava l’arresto di Carlo Maria Capristo, ex-procuratore della città di Taranto. Le accuse sul tavolo erano di tentata concussione e truffa aggravata nel periodo in cui l’Ilva era in amministrazione straordinaria. Oggi, 8 Giugno 2021, l’inchiesta fa saltare altre teste. È stato arrestato dalla Guardia di Finanza Piero Amara, ex-consulente legale dell‘Ilva, per presunti favori nello stesso arco temporale. L’avvocato avrebbe avuto rapporti illeciti proprio con Capristo, scarcerato in Agosto e per cui è scattato oggi l’obbligo di dimora a Bari. In carcere anche il funzionario del Viminale Filippo Paradiso, coinvolto negli illeciti, così come l’avvocato Giacomo Ragno, agli arresti domiciliari.

Csm Amara
Carlo Maria Capristo

Caso Amara: benzina sul fuoco per il Csm

L’arresto di Amara rischia di gettare ulteriore caos sul Consiglio Superiore della Magistratura, di per sé in un momento delicato, in quanto al centro della riforma della giustizia allo studio del Governo Draghi. La figura dell’avvocato Amara, come emerso nel corso delle indagini, era centrale nei giochi di potere della giustizia italiana. La sua rete di conoscenze, intessuta a suon di corruzione e favori, era partita da Siracusa, sua terra natale, per poi estendersi fino a Roma. Quando i sospetti hanno iniziato a stringersi su di lui, Amara ha scelto la via del patteggiamento, rivelando l’esistenza di una presunta Loggia Ungheria e facendo nomi e cognomi di magistrati. Il caso, rinominato “falso complotto Eni“, era allo studio della Procura di Milano al fine di verificare la veridicità delle affermazioni dell’avvocato siciliano.

Csm
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