MARATONA TV ALLA FONDAZIONE PRADA

MARATONA TV ALLA FONDAZIONE PRADA

Alla Fondazione Prada si potrà assistere un ciclo di proiezioni dedicate alla TV degli anni ’70

I week end settembrini alle Fondazione Prada si arricchiscono. Nell’ambito della mostra TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai il cinema di Largo Isarco si veste di documentari, interviste e tanto altro. Dall’8 al 23 settembre, infatti, si potrà assistere alle proiezioni dedicate alla Tv anni ’70. 

Produzioni realizzate dalla Rai più di 40 anni fa. Testimonianze, inoltre, dell’allora sperimentale modo di “fare” televisione. Ancora molto attuali, gli estratti selezionati da Cristiana Perella, sono la affermazione di quella capacità di intrattenimento sviluppata  fonte ancora oggi di ispirazione.

Si va dalle interviste ai documentari dedicati ad artisti italiani. Quali Vincenzo Agnetti, Alberto Burri, Eugenio Carmi, Giorgio De Chirico, Renato Guttuso e Mario Merz. Protagonisti all’epoca di interviste in tv come in Artisti d’oggiCome nasce un’opera d’arte, VidikonBiennale Rosa. Una novità: sono i pittori e gli scultori a raccontare per la prima volta le loro opere al pubblico televisivo. Niente opening, il sapere passava anni fa (anche) dal piccolo schermo. Che oggi diventa grande con Maratone TV 70 fino a esaurimento posti. 

 

La mostra: TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai 

Protagonista lui, Francesco Vezzoli, stella del firmamento dell’arte contemporanea. Stretto amico di Miuccia Prada, alla Fondazione di Largo Isarco ci “costringe” a indossare i suoi occhi. Non per tutto, ovviamente. Ci invita a osservare la rivoluzione che si svolge dentro mamma Rai.  In particolare i riflettori sono puntati sulle trasmissioni televisive, quelle che cambiano. Rifletteno il mutamento sociale e politico del decennio.

Sono Bernardo Bertolucci, Federico Fellini, i fratelli Taviani i primi a partecipare. Sono loro che anticipano le modalità di racconto tipiche della TV commerciale del decennio seguente. C’è bisogno di informazione e di comunicazione.

Argomento denso, va smembrato per essere capito. È la storia di un popolo, della nazione. Ma l’artista, con il suo savoirfaire, riesce a renderlo surreale e divertente fra miti mai crollati e riti. Come quello di riunirsi davanti alla TV. Intere famiglie negli anni ’70 sceglievano il salotto di casa. Niente carte da gioco, lo scopo era di stare incollati (davanti) a mamma Rai.  Affrettatevi la mostra alla Fondazione Prada sarà visitabile fino al 24 di settembre.

 

 

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Alessandro Dalai
Articoli dell'Autore / Alessandro Dalai