Pablo Jacqueline
Arte

PABLO E JACQUELINE

Pablo Jacqueline. In mostra a Martigny una raccolta eccezionale di opere che mettono in luce la produzione tarda di Pablo Picasso. Vent’anni segnati dalla presenza di madame Roque, l’ultima compagna

Jacqueline da amare e da detestare. E’ il suo tipo di donna, bruna, formosa, piccola come lui, intellettuale, colta, con il collo lungo e i fianchi larghi, la stessa camminata altera da gitana delle precedenti amanti. Per questa donna, 28 anni, divorziata, Pablo Picasso, quasi ottantenne, dimentica le lacrime di Dora Maar (che ne aveva 27 quando, cinquantacinquenne, il maestro spagnolo la incontrò a Parigi, nel berceau del Café Flore), gli occhi azzurri di Marie-Thérèse, l’amante bambina, l’abbandono di Françoise Gilot, l’unica che seppe tener testa al Minotauro vorace.

Jacqueline è di temperamento devoto

Jacqueline è di temperamento devoto, lo adorerà come una geisha, chiamandolo umilmente “monseigneur. Lui ricambierà sposandola e portandola a vivere in un favoloso castello a Vallauris, in Costa Azzurra. Solo lei riuscirà a riconciliarlo con l’oggetto di passione di cui si nutriva la sua arte: la donna. Sette furono le compagne ufficiali di Picasso, due le sposò; i figli, quattro, li riconobbe tutti. Con tutte fu un legame di odio-amore. Attrazione, passione, malessere, rifiuto. Jacqueline fu l’eccezione.

Quando Picasso aveva un nuovo amore, ne risentiva anche la sua arte, la presenza della Roque portò un radicale cambiamento nello stile del genio, esasperando il suo espressionismo estetico e la scomposizione dei piani prospettici. Lei è la modella preferita – solo nel 1963 figura 160 volte nella produzione dell’artista – ritratta in ogni forma espressiva, dai dipinti (Jacqueline assise au chapeau jaune et vert, 1962) alle incisioni, ceramiche (Portrait de Jacqueline au foulard, 1956), e sculture (Jacqueline, 1962).

In omaggio alla compagna

In omaggio alla compagna, scomparsa trent’anni fa, il 15 ottobre 1986, incapace di sopravvivere alla morte del suo amato, la Fondation Pierre Gianadda presenta un centinaio di pezzi della vivacissima produzione tarda di Picasso. Sono opere audaci, ispirate al tribale e all’antico, alle figure archetipe dell’uomo e della donna, connotate di un erotismo struggente suggerito dall’amore e da una passione bulimica per la vita.

Diceva il fotografo Brassaï

Diceva il fotografo Brassaï dell’amico Pablo: “Ogni volta che fa tabula rasa è qualcosa di definitivo, inesorabile. E’ la sua forza, la chiave della sua giovinezza (…), dopo una rottura non si volterà mai indietro”. La mostra, curata da Jean-Louis Prat, già direttore della Fondation Maeght di Saint-Paul de Vence inanella tra le opere autentici capolavori, prestito della collezione della famiglia Picasso, di fortunati privati e dei grandi musei dedicati all’artista a Parigi e a Barcellona.

Picasso. L’opera ultima. Omaggio a Jacqueline

Martigny (Svizzera), Fondation Pierre Gianadda. Fino al 20 novembre.

 

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