Arte

Natività nell’arte: dall’anno 0 a Giotto e Caravaggio

Natività nell’arte: Dall’Anno 0 a Giotto e Caravaggio

A partire dai primissimi secoli del mondo Cristiano, quello della Natività divenne uno dei temi più frequentemente rappresentati nell’arte religiosa. Tutto ruota attorno a quel Mistero: il Figlio di Dio è nato da una giovinetta. E lo troviamo al centro quel Bambino, semi-nudo, attorno al quale si costruisce e ruota l’intera composizione scenica.

Il Medioevo concepirà straordinarie composizioni, delicatamente devote, semplici ed economiche nel darsi allo spettatore. Il Rinascimento, con la riscoperta di un gusto filo-classicista, allestirà palcoscenici ricercati e pieni di citazioni, fino ad arrivare alla pittura barocca in cui il coreografo Merisi lascerà acceso il solo riflettore del Cielo su una Betlemme anacronistica.

Giotto, Natività ed Annuncio ai Pastori nella Cappella degli Scrovegni a Padova (1305)

L’affresco è compreso nella serie delle Storie di Gesù del registro centrale superiore, nella parete destra guardando verso l’altare.

Sullo sfondo un paesaggio roccioso inquadra la scena la cui tridimensionalità è accentuata dal taglio prospettivo dell’architettura. Maria, si trova distesa su un declivio roccioso coperto da una struttura lignea, colta nel momento in cui mette il bambino già fasciato nella mangiatoia con l’aiuto di un’inserviente; mentre Giuseppe è in basso accovacciato e dormiente.

Sulla destra si svolge l’annuncio ai due pastori vicini al gregge; un angelo in alto istruisce i pastori in merito all’avvenimento miracoloso; gli altri angeli, sopra l’architettura, sono invece colti in gesti di preghiera.

Le figure sono solide e massicce (possibile riferimento alle sculture contemporanee di Giovanni Pisano). Inoltre, Giotto si serve di delicate tonalità di colori in grado di rendere un’atmosfera umana e affettuosa accentuata dagli atteggiamenti spontanei e sciolti delle figure rappresentate.

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Giotto, Natività ed annuncio ai pastori, Cappella degli Scrovegni (Padova)

Duccio di Buoninsegna, La Natività nella pedrella della Maestà del Duomo di Siena (1308-11)

Dipinto a tempera e oro su tavola, conservato alla National Gallery of Art di Washington, faceva parte della pedrella anteriore della Maestà del Duomo di Siena rappresentante le Storie dell’Infanzia di Cristo, alternate a figure di Profeti; in particolare ai lati della Natività troviamo i profeti Isaia ed Ezechiele.

E’ una piccola tavola con al centro la grotta della Natività dove Maria statuaria è distesa dopo il parto su un velo rosso. In secondo piano il lettino con il Bambino in fasce riscaldato dal bue e dall’asinello; San Giuseppe si trova invece a sinistra fuori dalla grotta in una posizione defilata che sottolinea il suo ruolo di custode della sacra famiglia. Inoltre, la tavoletta contiene altri episodi dell’infanzia di Gesù: i due inservienti che lavano il bambino (in basso), l’annuncio ai pastori (sulla destra); in alto appare invece la stella cometa ed un coro di angeli disposti in maniera simmetrica attorno alla struttura architettonica.

La disposizione gerarchica dei personaggi e lo sviluppo bidimensionale dello spazio sono ancora fedeli ai modelli bizantini.

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Duccio di Buoninsegna, Predella Maestà del Duomo di Siena, Natività

Sandro Botticelli, La Natività Mistica (1501)

E’ una tempera su tavola conservata alla National Gallery di Londra. L’opera si contraddistingue per i colori accesi ripetuti ritmicamente e per la disposizione libera delle figure. Lo spazio è dilatato, un arco aperto sul retro della grotta fa intravedere il bosco e dà un senso di profondità all’intera composizione e i personaggi sono disposti su più piani. Tuttavia, sono ancora presenti elementi arcaicizzanti.  Da un’analisi stilistica si nota infatti una certa regressione: la prospettiva è sconvolta, le figure appaiono rigide ed innaturali seppur in movimento e sono definite secondo proporzioni gerarchiche, i colori sono violenti e la linea si fa spezzata e nervosa.

L’opera combina il tema della Nascita di Cristo con quello del Giudizio Universale, soggetto ispirato dalla situazione religiosa e politica fiorentina contemporanea all’autore.

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Botticelli, Natività Mistica

Lorenzo Lotto, Adorazione del bambino (1523)

E’ un olio su Tavola, conservato alla National Gallery of Art di Washington, commissionato dai membri della Confraternita di San Giuseppe, riporta firma dell’autore in basso a destra “L. Lotus / 1523“.

La scena è vista da dentro la capanna dove Maria e Giuseppe, quest’ultimo con un sorriso sul volto, stanno adorando il bambino posto su un lenzuolo in una cesta di vimini. Sullo sfondo un paesaggio campestre e tre angeli assistono all’adorazione; mentre a sinistra ed in ombra si trova un Crocifisso espressione della tragica fine che attende il bambino.

Inoltre l’opera si contraddistingue per le tonalità calde ed accese e i contrasti di luce ed ombra.

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Lorenzo Lotto, Adorazione del Bambino

Michelangelo Merisi detto “Caravaggio“, La Natività dell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo

L’opera, commissionata dalle compagnie dei Cordiglieri e dei Bardigli, è stata realizzata del celebre Caravaggio durante il suo breve soggiorno palermitano.

E’ un’autentica narrazione realistica della natività del Cristo. I personaggi sono colti in un atteggiamento spontaneo; San Giuseppe avvolto in un panneggio color verde e lo sguardo rivolto verso i pastori ci volge le spalle; San Lorenzo (a sinistra) in un manto color ocra; La Madonna, in un aspetto malinconico forse presagio della fine dolorosa del figlio, ha il viso rivolto verso il bambino posto in un giaciglio; sono presenti anche un bue e un asino che si intravede appena; infine, in alto, un angelo simbolo della gloria divina.

La drammaticità dell’opera è conferita dal gioco di colori e luci tipico di questa fase della pittura di Caravaggio.

Purtroppo l’opera è stata trafugata e non si conosce quindi la sua attuale collocazione.

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Caravaggio, Natività di Palermo (1609); olio su tela.

 

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