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MARIO MERZ: 30 IGLOOS ALL’HANGAR BICOCCA

MARIO MERZ: 30 IGLOOS ALL’HANGAR BICOCCA

Questa che vi proponiamo oggi è una straordinaria esibizione che si espande negli spazi delle Navate e del Cubo di Pirelli HangarBicocca. Curata da Vicente Todoli e realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz, la mostra  propone un paesaggio inedito dal forte impatto visivo. Paesaggio lunare che pone il visitatore al centro di una costellazione di oltre trenta opere di grandi dimensioni a forma di igloo.

Mario Merz ha incessantemente indagato, per quasi quarant’anni,  la forma dell’igloo come metafora del luogo e dello spazio abitato dall’uomo. Forma che ha riconfigurato ogni volta con materiali ed elementi diversi in una profonda ricerca dei processi di trasformazione dell’uomo e della natura. L’igloo, nella maggior parte dei casi, è costituito da uno scheletro di metallo ricoperto dai materiali più disparati come vetro, juta, argilla, rami, pietra e metalli.

Mame arte MARIO MERZ: 30 IGLOOS ALL'HANGAR BICOCCA La pianta della vite
Mario Merz – La pianta della vite nella sfera occidentale

L’artista

Completamente autodidatta, Mario Merz (Milano 1925-2003) inizia la sua attività artistica a partire dagli anni ’40, alla fine della seconda guerra mondiale. Profondamente antifascista, a causa del suo impegno politico viene condannato ad un anno di carcere. Proprio in questa occasione incontra il critico Luciano Pistoi che sarà per Merz un’importante figura di riferimento.

Ricordate le sue celebri rappresentazioni grafiche di spirali eseguite senza mai sollevare la matita dalla carta?  Risalgono proprio a questo periodo in cui l’artista inizia a misurarsi con il disegno.

Dopo il disegno, uscito di prigione, si dedica alla pittura immergendosi nella natura, che diventa soggetto principale dei suoi lavori.

Agli inizi degli anni ’60 realizza in studio dei lavori  al confine tra pittura e scultura che definisce “strutture oggettanti”. Si tratta di opere volumetriche composte da una tela da cui fuoriescono elementi a forma di cubo o piramide spesso trapassate  da tubi al neon.

Durante questi anni il suo incontro con Germano Celant e la prima mostra – a  Torino –  in cui Merz espone opere che si inseriscono in questa sperimentazione, sganciandosi definitivamente dalla bidimensionalità della parete. Nello stesso periodo Celant conia il termine di “arte povera” ed include Mario  Merz nel gruppo di artisti che presenterà in numerose mostre sotto questa definizione.

Hangar Bicocca – Igloos

Gli igloos

L’esigenza di occupare uno spazio autonomo e indipendente, ponendosi in relazione con esso,  porta Mario  Merz a creare – nel 1968 – il primo igloo.  Alla galleria Arco d’Alibert di Roma. L’opera, che verrà solo successivamente chiamata “Igloo di Giap”, è formata da una struttura semicircolare in acciaio. Struttura ricoperta con una rete metallica alla quale sono agganciati vari pani d’argilla avvolti in sacchetti di plastica. Lungo tutta la  sua superficie corre una scritta al neon che obbliga lo spettatore a girare intorno all’opera per leggere tutta la frase. “Se il nemico si concentra perde terreno e se si disperse perde forza Giap”. 

Da questo momento in poi l’artista sviluppa la forma dell’igloo parallelamente alla sua produzione di pitture, sculture ed installazioni. Interseca così questa sua ricerca con tutti gli elementi che caratterizzano la sua poetica. Dalla serie di Fibonacci  ai tavoli, dalle spirali all’uso della parola scritta.

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Mario Merz – Senza titolo

La mostra

Il progetto espositivo dell’HangarBicocca si sviluppa a partire dalla personale dedicata a Merz nel 1985 dalla Kunsthaus di Zurigo, curata da Harald Szeemann. La mostra presentava quasi 20 Igloo, idealmente arrivati a formare quasi un villaggio.

A Milano, a cinquant’anni dalla creazione del primo igloo,  è  possibile rivivere, per la prima volta, quell’esperienza.  Infatti i quasi 6mila metri quadrati che compongono lo spazio dell’Hangar Bicocca sono  letteralmente invasi da trenta costruzioni provenienti da alcune delle istituzioni più importanti del mondo. Il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, la Tate Modern di Londra, l’Hamburger Bahnhof di Berlino e il Van Abbemuseum di Eindhoven.

II percorso espositivo si apre  con l’Igloo più maestoso mai realizzato dall’artista La Goccia d’Acqua (1987) che ha presentato per la prima volta al CAPC di Bordeaux. Poi si segue invece un  percorso cronologico che va dalle prime opere ideate negli anni ’60 come Igloo di Giap (1968) e Acqua scivola (1969).  Si arriva poi alle evoluzioni più complesse degli anni ’80 con Igloo del Palacio de las Alhajas (1982) e Chiaro Oscuro (1983). Infine uno degli ultimi esemplari, Senza titolo (1999), progettato negli anni ’90 in occasione di una mostra curata proprio dallo stesso Todolí.

L’esposizione Igloos è corredata da un catalogo con interventi di Germano Celant, Lisa Le Feuvre e Pietro Rigolo, e dettagliate schede di ogni lavoro presentato.

Pirelli Hangar Bicocca – Via Chiese 2 Milano – fino al 24 febbraio

 

 

 

 

 

 

 

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Bruna Meloni
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